Città e Urbanistica

Napoli, braccio di ferro Comune-società: si tratta sulla trasformazione del San Paolo

Francesco Nariello

Per ora nessun progetto concreto sul tappeto: De Laurentis vuole intervenire sullo stadio esistente, ma vuole anche la possibilità di realizzare strutture e servizi che gli diano ritorno economico

La vicenda dello stadio di Napoli è ancora lontana dallo sblocco. Le nuove norme sugli stadi danno vigore, almeno sulla carta, al pressing di Aurelio De Laurentiis - patron della società sportiva Calcio Napoli - per il restyling della struttura esistente, lo Stadio San Paolo, per trasformarla in un impianto moderno sul modello "inglese", riducendone la capienza e inserendo nuove strutture e servizi commerciali. Sono ancora tante, tuttavia, le questioni da comporre con il Comune, proprietario della struttura, dalla proroga della concessione, in scadenza il prossimo giugno, alla risoluzione di un contenzioso economico pregresso tra le parti.

Attualmente non ci sono progetti pronti sul tavolo del Comune, che nel 2012 aveva approvato un avviso di manifestazione d'interesse per la realizzazione in project financing di un nuovo stadio e per il recupero del San Paolo: un'iniziativa partita dall'idea di costruire un nuovo impianto a Ponticelli, nella periferia Est, che però non ha avuto seguito. La prospettiva ad oggi più concreta - trapela dagli uffici comunali - è invece quella di puntare sulla riqualificazione della struttura esistente, incastrata in un contesto fortemente urbanizzato, siglando una nuova concessione con il soggetto che gestirà l'impianto (la società di calcio).
Al momento, tuttavia, sia da Palazzo San Giacomo che dalla Ssc Napoli, nessuno si sbilancia. Quello che appare certo è che la soluzione per il San Paolo (bene pubblico) dovrà passare da una gara pubblica: sia che si scelga una lunga concessione, sia che si opti per la vendita della struttura, sia - infine - che si prenda in considerazione la cessione del diritto di superficie. Da non sottovalutare - come reso evidente anche dalle vicende di questi giorni - la necessità del Comune di fare cassa, anche con lo stadio, liberandosi peraltro dalle spese ad esso collegate.

Al momento, «l'impatto delle norme sugli stadi non è stato preso in considerazione - fa sapere la Ssc Napoli - visto che la situazione è in stallo totale. Basti pensare che il contratto di convenzione scadrà il prossimo 30 giugno e rischiamo di non avere uno stadio per l'iscrizione alle prossime competizioni». E anche il tentativo di transazione sul contenzioso tra società e Comune, che quest'ultimo (che, ad oggi, vanterebbe un credito di circa 1,5 milioni) «pone alla base di ogni rinegoziazione, è ancora da definire».

«Un investimento di ristrutturazione dello stadio - precisa la società che, al di là delle 'provocazioni' del presidente De Laurentiis di 'spostare' lo stadio fuori città (ad esempio, a Caserta) o di costruire un impianto temporaneo, ha più volte ribadito l'intenzione di restare al San Paolo - dovrà basarsi comunque su un equilibrio economico, ripagandosi attraverso attività commerciali o di altro genere. Qualsiasi progetto, però, dovrà essere calibrato in base agli sviluppi della situazione».


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