Città e Urbanistica

Contratti di quartiere II, la Corte dei Conti boccia Mit e Regioni: «Risultato insoddisfacente»

M.Fr.

Giudizio severo sul bilancio della gestione dei contratti di quartiere da parte della Corte dei Conti. Al centro delle critiche i ritardi nell'attuazione e l'assenza di informazioni sui programmi

Nelle intenzioni originarie i contratti di quartiere dovevano essere lo strumento per coinvolgere gli operatori privati nella realizzazione di alloggi e più in generale nella riqualificazione e rinnovamento di parti di città nelle aree urbane a maggiore disagio abitativo. A distanza di circa 14 anni il risultato è decisamente deludente.

A dirlo è la Corte dei Conti nella delibera 15/2013/G del 19 dicembre 2013 e comunicata l'8 gennaio su «Contributi in conto capitale destinati al programma denominato "Contratti di quartiere II" ai sensi dell'art. 4, comma 1, della legge 8/2/2001 n. 21 (capitoli 7437 e 7438 del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti)».

A conclusione della sua analisi la Corte dei Conti propone una riflessione più generale sulla necessità di intervenire su vari aspetti, come l'efficienza del monitoraggio, per esempio, ma anche con interventi di snellimento di programmi edilizi. «Il contesto istituzionale - si legge tra l'altro - e gli spazi di autonomia degli enti attuatori, la visione strategica in cui devono collocarsi i programmi, evitando sovrapposizioni, implicano la necessità di decisioni politiche, così pure la semplificazione procedurale anche in materia ambientale (vanno contemperate prescrizioni severe in materia ambientale con la necessaria salvaguardia della speditezza dell'esecuzione delle opere), il ripensamento del sistema di finanziamento, la perenzione con termini più congrui rispetto all'esecuzione di opere pubbliche».

I «vari profili di criticità» riscontrati nell'esame dell'istruttoria sono largamente da imputare alle Regioni, che sono stati i soggetti attuatori, attraverso accordi di programma e convenzioni con i Comuni dove sono ubicati i progetti.

Prima di tutto «si è rilevata una pesante dilatazione dei tempi di attuazione del programma, tuttora in fase di realizzazione per una parte significativa». Il programma è stato avviato nel 2001, ma i primi fondi sono stati erogati solo nel 2007. Non solo. «Al 31 dicembre 2012 - rilevano i magistrati contabili - la percentuale di erogazione delle risorse complessive Stato-Regioni, sulla base degli stati di avanzamento dei lavori, è risultata, in media, pari al 43%. Al 19.11.2013, secondo i dati ultimi forniti dall'UCB in adunanza, l'erogazione del finanziamento Stato ha raggiunto il 61% (rispetto al 51% circa registrato al 31.12.2012)».

In valori assoluti, Comuni e Regioni risultano avere erogato oltre 564 milioni di euro al 31 dicembre 2012 su 1,32 miliardi di euro di finanziamento attribuito ai comuni (si veda la tabella di sintesi ).

Oltre ai tempi lunghi si lamenta la scarsità di informazioni da parte degli enti responsabili, che si sono "svegliati" solo dietro le richieste da parte della Corte dei Conti: «Il monitoraggio degli interventi - si legge infatti - fatto salvo quello con caratteristiche meramente finanziarie, per quanto previsto dagli accordi di programma sostanzialmente ha avuto impulso in concomitanza con l'istruttoria, per corrispondere alle richieste della Corte».

«L'esito - si sottolinea nella delibera - è da ritenersi comunque insoddisfacente, non solo perché esso è stato tardivo, ma anche perché parziale, in conseguenza di una carente trasmissione di dati al Ministero delle Infrastrutture (MIT), in particolare da parte di alcune Regioni. L'assenza di un monitoraggio concomitante con la gestione ha precluso possibili interventi correttivi, sostitutivi, di revoca o semplicemente di sollecito dell'esecuzione delle opere. In secondo luogo, la conoscenza parziale dei risultati conseguiti, solo in parte motivata dal mancato completamento degli interventi, è risultata non adeguata a consentire una valutazione dell'efficacia ed efficienza della gestione».

I dati, lacunosi, riguardano i «più complessi e qualificanti obiettivi del programma diversi dall'adeguamento dell'offerta abitativa, finalità quest'ultima comune, invece, anche ad altri programmi contestuali». «Così pure per gli investimenti privati, che dovevano qualificare il programma, si conoscono soltanto gli importi complessivi ma non si ha alcuna informativa in ordine agli interventi a cui sono stati destinati né alle realizzazioni».

Scarica il testo della delibera n. 15/2013/G (link )
Scarica la tabella di sintesi (link )


© RIPRODUZIONE RISERVATA