Città e Urbanistica

Roma, la crisi paralizza i costruttori: in un anno quasi 700 i permessi di costruire presentati e mai ritirati

Giulia Del Re

L'Acer: maglie del credito sempre più strette e incertezza del mercato frenano l'iniziativa privata - Tra i documenti rimasti negli uffici anche il via libera per il recupero delle torri dell'Eur firmato Renzo Piano

Continua a farsi sentire la crisi nel mercato dell'edilizia romana. La stretta al credito e il timore di non vendere le nuove costruzioni pesano sull'iniziativa privata. Basti pensare che nel giro di un anno, a Roma, i permessi di costruire pronti e non ritirati sono passati da 400 a 700. A frenare i nuovi progetti, come spiegano dall'Acer, è innanzitutto la difficoltà ad ottenere un finanziamento da parte degli istituti di credito. Le maglie del prestito sono sempre più strette e, con la crisi che non molla la presa, è difficile fornire garanzie sufficienti. A Roma, in particolare, dove nei tempi d'oro dell'edilizia si viaggiava sui 3000 permessi di costruire rilasciati ogni anno, oggi i costruttori fanno fatica a lanciarsi in nuove imprese. Sono più timorosi, più cauti.

L'invenduto resta ancora un problema e i crediti con gli enti locali trattengono quella liquidità necessaria a ripartire in quarta. Il Campidoglio – che un tempo era la principale stazione appaltante del territorio e non solo – dal 2008 in poi ha contratto i finanziamenti da destinare alle opere pubbliche concentrando le risorse sul pesante debito di bilancio: oltre 12 miliardi quello denunciato dalla Giunta Alemanno nel 2008, certificato dalla Corte dei conti e confluito in una gestione commissariale parallela a quella ordinaria. Alla cifra già di per sé clamorosa, quest'anno si sono aggiunti altri 800 milioni di nuovo debito che secondo il neo sindaco Ignazio Marino sono stati accumulati dalla precedente Giunta di centro destra. È evidente che questi numeri non fanno gioire i costruttori romani, che da tempo chiedono un rilancio del settore edilizio a Roma e tempi di pagamento più ragionevoli. Lo scenario di crisi lascia nei cassetti del Campidoglio ben 700 permessi di costruire che giacciono in attesa di essere firmati e ritirati. Tra le carte c'è un po' di tutto, come ha spiegato il neo assessore capitolino all'Urbanistica, Giovanni Caudo «dalle piccole o medie nuove lottizzazioni della periferia fino alle Torri dell'ex ministero delle Finanze dell'Eur». Progetto forse tra i più emblematici della crisi romana, di cui si è parlato per almeno un decennio. Le torri – attualmente uno scheletro in attesa di demolizione che rovina il panorama all'adiacente Nuvola di Fuksas (anche lei a rischio stop lavori per mancanza di fondi) – dovevano essere riqualificate secondo un progetto di Renzo Piano. Ma la società promotrice per ragioni finanziarie non ha mai ritirato il permesso di costruire pronto da qualche anno (la delibera che dava l'ok alla realizzazione del progetto, la n° 133/2009, è stata approvata dall'Assemblea capitolina a maggio del 2010).

Intanto, per cercare di agevolare il mercato favorendo la ripresa, prima di Natale il Campidoglio ha prorogato la cosiddetta «delibera 70». Un provvedimento promosso dalla precedente Giunta comunale con il quale si consentiva una deroga allo schema di convenzione approvato nel 2009 su proposta dell'ex assessore all'Urbanistica Marco Corsini. Con lo schema, Corsini aveva previsto che prima di realizzare e vendere le case, i costruttori garantissero il completamento delle opere di urbanizzazione. Lo schema, che nasceva con l'obiettivo di evitare a Roma la nascita di quartieri privi di servizi, si è rivelato nel tempo poco funzionale ai costruttori che, in tempi di crisi del credito, non riescono ad accedere ai finanziamenti bancari se non hanno in tasca il permesso di costruire. Per questo motivo, nel 2011 il Campidoglio è tornato indietro con un provvedimento che congelava lo schema di convenzione «Corsini» e tornava in sostanza al vecchio sistema del rilascio titoli per l'edilizia abitativa progressivamente all'ultimazione delle urbanizzazioni. Il provvedimento aveva efficacia biennale. Alla sua scadenza, la scorsa settimana, il Campidoglio ha deciso di prorogarlo, non senza polemiche sia da parte dell'opposizione, sia da parte della maggioranza, sia all'interno della Giunta stessa. Per il nuovo anno, Caudo ha annunciato l'approvazione di un nuovo schema di convenzione con l'obiettivo di trovare una soluzione intermedia: garantire i servizi nei quartieri senza strozzare l'iniziativa privata e cercando di smaltire la mole di permessi di costruire che giace nei cassetti del Comune di Roma.


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