Città e Urbanistica

Torino presenta il masterplan della Variante 200: 900mila mq di città da trasformare

Maria Chiara Voci

Nell'area nord della città un insieme di aree in prevalenza pubbliche: in primavera l'ok alle previsioni urbanistiche, poi "road show", fondi immobiliari e bandi per trovare gli investitori

Per vedere, nel concreto, ciò che oggi è solo tracciato all'interno di un ampio dossier, con disegni, mappe e tabelle, saranno necessari almeno trent'anni. A Torino, in questo inizio di dicembre, sono state gettate però le fondamenta della maxi-trasformazione, che terrà impegnata l'amministrazione nei prossimi anni e che prende il nome di «Variante 200»: una delle riconversioni più grandi in Italia, con oltre 900mila mq di aree in gioco, in gran parte pubbliche, concentrate nel quadrante nord-est della città.

Il masterplan definitivo, corredato dal business plan, è stato depositato in Comune e presentato alla Città: ora passerà al vaglio del Consiglio ed entro la primavera dovrà essere approvato insieme alla variante strutturale al Piano regolatore generale. Il corposo lavoro è stato realizzato dal raggruppamento ToMake!, guidato dalla società torinese RecchiEngineering e vincitore di una gara internazionale lanciata da Palazzo Civico nel 2012. Il team, di cui fanno parte fra gli altri gli architetti olandesi Architekten Cie, lo studio torinese Tra di Matteo Robiglio e Mesa, la società di Fabio Micelli, riunisce competenze molto diverse fra loro: per questo, spiega Emanuela Recchi: «l'approccio con cui sarà sviluppata la variante è multidisciplinare e innovativo e s'ispira a concetti quali innovazione, flessibilità, sostenibilità e sviluppo incrementale».

Gli ambiti coinvolti. Gli ambiti coinvolti nella trasformazione sono tre: la Spina 4 (l'ultima grande area ancora da trasformare della Spina Centrale di Torino, che molto è avanzata con i lavori delle Olimpidi e che è stata prefigurata dal piano regolatore di Gregotti e Cagnardi del 1995); l'ex scalo Vanchiglia e il trincerone ferroviario di corso Sempione, che sarà occupato dalla linea due del metrò.
«Le tre aree – spiega Matteo Robiglio – avranno vocazioni diverse. Il Vertice Nord, cioè Spina 4, si incrocia con il passante ferroviario e sarà valorizzato nella sua accezione di porta nord della Città. L'elevato grado di accessibilità e la posizione nodale del quartiere, all'interno delle reti locali e sovralocali, segnano il suo destino di nuova "Down-town". Un luogo aperto ad ospitare servizi di rango superiore: distretto leisure, retail e business». L'Alberata, cioè lo spazio del trincerone, vedrà invece in superficie, sopra il metrò, la realizzazione di un boulevard verde, che ricucirà due quartieri oggi separati dalla ferrovia e avrà una vocazione che guarda al benessere e alla sanità, pubblica e privata, considerato anche che in questa zona è già presente l'ospedale San Giovanni Bosco. Regio Parco (l'ex Scalo Vanchiglia) sarà, infine, l'ultimo ambito a svilupparsi, non prima dell'orizzonte dei prossimi dieci anni, per via delle attuali condizioni del mercato immobiliare ed è pensato nella sua dimensione "local", di "Village" torinese, dove sono già presenti gli enzimi di una trasformazione in chiave "smart". Nuovi modi di abitare, economie creative, vitalità culturale sono gli ingredienti alla base di un'operazione di rigenerazione urbana.

La trasformazione. La strada indicata dai progettisti è quella del bottom-up, la città che si costruisce dal basso (contrario del top-down, il modello fino a ieri utilizzato, che parte da un disegno predefinito per calarlo dall'alto), che è capace di accogliere il futuro e dove una serie di aree d'innesco della trasformazione, con usi anche temporanei, siano capaci di attrarre investitori, per lasciare poi spazio allo sviluppo secondo ciò che richiederà il mercato. «Si tratta – spiega Miceli – di pianificare in maniera negativa, cioè lasciare ampia liberta di scelta a chi verrà a insediarsi, semplicemente definendo ciò che non sarà possibile collocare, per espressa previsione del Comune. Una soluzione che consente grande flessibilità di risposta nei confronti delle esigenze del mercato».

Gli strumenti. Lo strumento indicato per l'alienazione delle aree pubbliche, non solo di proprietà della Città, ma anche ad esempio di Ferrovie e di altri soggetti, è quella del fondo immobiliare. Il Comune potrà scegliere diverse strade per cedere i propri diritti edificatori: vendere immediatamente i volumi, non ancora valorizzati. Oppure attendere la valorizzazione che sarà data dalla rivalutazione urbanistica. Infine, conferire al fondo i diritti poco alla volta, mantenendo fino alla fine in mano il timone della grande regia pubblica. Spetterà comunque agli amministratori valutare come utilizzare il corposo Masterplan. Che guiderà la città anche nelle presentazioni verso possibili investitori, in arrivo dall'Italia e dall'estero. «La consegna dell'elaborato rappresenta una tappa fondamentale nel ragionamento urbanistico per la zona nord della città e sarà la base di discussione che si avvia oggi per la concreta attuazione della trasformazione – conclude l'assessore all'Urbanistica Stefano Lo Russo -. Si tratta un documento di assoluto valore, uno strumento essenziale nella strategia di promozione del territorio nel confronto con gli investitori internazionali».


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