Città e Urbanistica

A Roma e Milano più case nonostante la crisi, ma le nostre città restano poco attrattive

Massimiliano Carbonaro

Scenari Immobiliari presenta il Global city report sulla competitività dei centri urbani: senza Lisbona o Atene le nostre metropoli sarebbero al fondo della classifica europea

Milano e Roma non sono città statiche immobilizzate dalla crisi: è questa la sorpresa del Global City Report illustrato a Milano. Il rapporto annuale realizzato da Scenari Immobiliari e Generali immobiliare che mette a confronto venti metropoli europee, giunto alla sesta edizione, mostra come il capoluogo meneghino ha fatto i maggiori progressi sull'offerta culturale e la Capitale migliora grazie a leggeri incrementi sul fronte del turismo e della sostenibilità. Ma se osserviamo lo stock di residenziale delle due principali città italiane c'è stata una variazione positiva - del 3,4% e 4,3% rispettivamente – anche se inferiore al resto dei grandi centri. Insomma un report, se vogliamo, positivo ma con luci e ombre.

Nello studio di quest'anno si è pensato di riprendere le analisi del 2008 e realizzare un confronto in relazione agli indicatori assunti per verificare qual è l'andamento delle grandi città europee e, ovviamente, di Roma e Milano. I parametri guida vanno dall'economia, alle migrazioni, alla qualità della vita al mercato immobiliare. «Pensavamo – ha spiegato Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari – che a causa della crisi ci saremo trovati in una situazione statica, invece abbiamo rilevato trasformazioni importanti e originali, le infrastrutture sono in generale cresciute, sono stati introdotti nuovi modi di vivere la città come il bikesharing, e Milano è sul fronte culturale quella che è cresciuta più di tutte».

Il nodo fondamentale su cui ruota il rapporto è il concetto di attrattività con cui si è superato il tema della competitività tra città: «È questo l'elemento vincente – ha aggiunto Breglia – perché indica che una città è in grado di catalizzare talenti e per farlo ci vogliono le condizioni migliori". Con questa ottica allora, il lavoro da fare è ancora tanto e su molti fronti. "Il rapporto ha elementi che sono altrettanti stimoli – ha commentato il vicesindaco di Milano Ada Lucia De Cesaris, assessore all'urbanistica – quando ribadisce che non siamo all'altezza della domanda ricettiva, che l'offerta di terziario è inadeguata, quando si dice che il sistema aeroportuale deve essere ripensato».

E le scelte di pianificazione dovranno tenere conto di questi elementi, si dovrà affrontare il tema dell'housing sociale perché come ha sottolineato la stessa De Cesaris, «manca una risposta alla classe media». In vista anche dell'Expo del 2015 è interessante e preoccupante che non sia considerata all'altezza l'offerta turistica con una richiesta che non è più solo legata agli affari ma anche culturale e giovanile in continua crescita. Ed è ancora più rilevante il fatto che nonostante Milano sia cresciuta come città della cultura se si guarda ad un suo elemento quello legato all'università il rapporto lamenta la necessità di affrontare il problema delle residenze temporanee considerata assai insufficiente. D'altronde le uniche città veramente globali d'Europa sono Londra e Parigi, ma il divario si sta riducendo e c'è stato un lavoro complessivo sull'immagine delle città italiane.
«L'immagine che il rapporto tratteggia – commenta Paola Gianasso che per Scenari lo ha curato – è che Roma è una città più statica e meno giovane e Milano più dinamica. E che c'è un divario da colmare visto che soprattutto l'offerta di housing milanese è molto bassa, c'è da sostenere una richiesta turistica più varia e il sistema universitario va potenziato».

In conclusione per Mario Deaglio – centro di ricerca e documentazione Luigi Einaudi – è difficile dare un giudizio univoco sulle nostre metropoli. «Sono combattuto – ha spiegato – perché Roma e Milano hanno dato segnali di vitalità nonostante la crisi, ma a ben guardare senza città come Lisbona o Atene le nostre metropoli sarebbero al fondo della classifica rispetto agli altri centri europei».


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