Città e Urbanistica

Pgt Milano/2, cambi d'uso: per l'assessore De Cesari «limiti legittimi»

Massimiliano Carbonaro

«Le trasformazioni devono essere coerenti con le scelte pianificatorie generali, ma il limite dello 0,65 mq/mq non sta creando problemi» - Ma gli architetti ammettono che qualche intoppo c'è

Recuperare le sue aree ex industriali è una delle partite più complesse a cui la città di Milano è chiamata: su questo tema si è aperto un dibattito grazie al commento dell'avvocato Francesco Basile che ha provato ad un anno dalla piena operatività del Piano del governo del territorio, il nuovo strumento urbanistico meneghino, di capire quali sono le difficoltà che gli operatori devono affrontare. Perché difficoltà sembrano essercene nel rapporto tra il pieno utilizzo della slp a disposizione e l'indice di 0,65 mq/mq fissato dal Comune e nel mutamento di destinazione d'uso.

I costruttori in questa fase preferiscono ancora aspettare per capire quali saranno gli effetti del nuovo Regolamento edilizio che dovrebbe ben introdurre diverse agevolazioni nei recuperi, anche se qualche mugugno lo proferiscono perché comunque la riqualificazione delle aree ex industriali si trascina dietro normalmente anche i costi di bonifica per cui ci vorrebbe maggiore libertà operativa.

Nel dettaglio il Pgt nel caso di un mutamento d'uso di immobili con funzioni produttive prevede il recupero della slp esistente rispettando però l'indice fissato per tutto il territorio cittadino di 0,65 mq/mq (che può essere incrementato fino ad un massimo di 1 mq/mq appunto sfruttando bonus volumetrici). L'unica eccezione riguarda gli immobili compresi in aree con superfici inferiori ai 5mila mq in cui è consentito il recupero della totalità della slp esistente. Inoltre nel caso non si cambi la destinazione d'uso da produttivo verso altro, l'indice non è applicabile.
«La previsione di un indice - spiega l'assessore all'urbanistica di Milano, il vicesindaco Ada Lucia De Cesaris - rientra pienamente nella potestà pianificatoria dell'ente che determina, per legge, previsioni sulla quantità di popolazione da insediare oltre che, ad esempio, le modalità di intervento sul tessuto esistente. Quindi, se si trasforma il produttivo verso la residenza, ad esempio, non è solo questione di cambio d'uso, ma di coerenza con le scelte pianificatorie generali».
Per l'amministrazione inoltre non si rischia in questa situazione un effetto distorto nel caso in cui si verifichino cambi d'uso parziali che prevedano il mantenimento di alcuni ambiti di produttivo perché «si ritiene che i tempi della trasformazioni urbanistiche consentiranno interventi equilibrati».
Insomma per l'assessore non siamo davanti a difficoltà interpretative: «Molti sono gli interventi che stanno approcciando questa disciplina - ha concluso la De Cesaris - e il risultato ci pare positivo».

Qualche problema però rimane per l'architetto Marco Francesco Bianchi, membro dell'Osservatorio edilizio del Comune di Milano, che sottolinea che il Pgt «sembra considerare solo aree produttive appartenenti ad un unico proprietario, il quale può liberamente decidere. Diversamente non vengono considerate le molte e diffuse situazioni in cui l'area è del tutto frazionata per cui si rischia di creare una disparità sperequativa fra i singoli proprietari fino a rendere inapplicabile la norma». Ma il rischio è anche che davanti ad una pletora di proprietari ci sia un singolo che voglia modificare la destinazione del proprio laboratorio e quindi sia costretto a coinvolgere l'intero complesso.

Per questo motivo, Valeria Bottelli consigliere dell'Ordine degli Architetti sottolinea come ci vorrebbe «una maggiore e più sistematica collaborazione tra il mondo delle professioni e la Pubblica Amministrazione, come si è iniziato a fare a Milano con il Regolamento Edilizio, nel concepire norme più semplici ed efficaci».


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