Città e Urbanistica

Dai fondi strutturali al Pf, dalle Esco al crowfunding: ecco la ricetta Cdp che fa decollare le smart city

Alessia Tripodi

In uno studio realizzato con il Politecnico di Torino la Cassa Depositi e Prestiti individua i modelli più efficaci per finanziare riqualificazione «green», smart grid, efficienza energetica

Non c'è futuro per le smart city senza strumenti di finanziamento innovativi, flessibili e integrati. E per far fronte alla carenza di fondi pubblici bisognerà attirare capitali privati attraverso forme di partenariato sempre più evolute, scegliendo la soluzione più giusta: Esco, mini Bond e project financing con fondi Ue per un patrimonio immobiliare «green», Società di Trasformazione urbana per la riqualificazione dei centri abitati, project bond per infrastrutture Itc e reti Tlc, fondi Fesr per le smart grid.
È questa la ricetta «sostenibile» per le smart city secondo Cassa depositi e prestiti, che in uno studio appena pubblicato, realizzato insieme con il Politecnico di Torino (scarica il testo ) , punta a individuare una strategia efficace per lo sviluppo su scala nazionale del modello di «comunità intelligente» definito per la prima volta dal decreto legge n. 179/2012, il cosiddetto Decreto Crescita 2.0.

«È ormai impensabile che il progetto tecnologico e finanziario siano distinti» sottolinea Cdp nel rapporto, spiegando che in tal senso «è necessario costruire un sistema di competenze ibride», definendo un link tra «natura tecnologica degli investimenti e strumentazione finanziaria associata». Ma bisognerà anche ampliare la gamma delle soluzioni finanziarie da mettere a disposizione dei progetti, comprendendo anche quelli di finanza a impatto sociale (Social Impact Investment), perchè «per sostenere modelli di sviluppo - dice ancora Cdp - serve rivolgersi a capitali che al rendimento finanziario sappiano affiancare un rendimento sociale misurabile e verificabile». Strumenti che diventano sempre più centrali, visto che, secondo lo studio, è pari a 20 miliardi di euro la spesa per welfare che l'Italia non sarà in grado di erogare da qui al 2020 ed entro lo stesso anno la finanza sociale nei paesi industrializzati avrà un mercato stimabile tra i 500 e 1.000 miliardi di dollari.

Il rapporto passa in rassegna tutti gli strumenti di finanziamento disponibili - sia comunitari che nazionali - e ne esamina tutte le caratteristiche, associando poi ad ogni ambito di intervento per la promozione delle smart city (dall'efficienza energetica nel residenziale allo sviluppo delle energie rinnovabili, dalle strategie per la vivibilità urbana, alla gestione intelligente dei trasporti e dell'illuminazione pubblica) la soluzione più adatta.

Nell'ambito degli strumenti Ue vengono indicati i programmi a gestione diretta (come Horizon 2020, Cosme, Life+), i Fondi strutturali e gli strumenti della Bei, la Banca europea degli investimenti.
Horizon 2020 - il nuovo Programma quadro di ricerca e sviluppo tecnologico per gli anni 2014-2020 che dovrebbe prevedere un budget tra i 70 e gli 80 miliardi di euro - è, secondo Cdp, «particolarmente in linea» con il tema delle smart city: offre soluzioni per favorire accesso al credito e stimolare l'innovazione e ha un focus sulle Pmi. Mentre Life+, l'altro programma che stanzia 3,2 miliardi per il 2014-2020, è lo strumento specifico per le azioni sul tema ambientale e prevede possibilità di cofinanziamento fino al 50% dei costi ammissibili.
Sul fronte Bei, tra le opzioni dedicate alle «città intelligenti» ci sono Elena (European Local Energy Assistance) - joint varata nel 2009 che con quasi 50 milioni di euro sostiene progetti locali per efficienza energetica e rinnovabili, J essica (Joint European Support per Sustainable Investment in City Areas), strumento nato nel 2006 per finanziare riqualificazione e rigenerazione urbana e risparmio energetico, e Jeremie (Joint European Resources for Micro to Medium Enterprise), che offre sostegno a operazioni di ingegneria finanziaria per migliorare l'accesso delle Pmi ai fondi strutturali.

Tra le soluzioni di partenariato pubblico-privato più idonee spicca il project financing che, secondo Cdp, anche se generalmente utilizzato per «infrastrutture tangibili caratterizzate da asset fisici, basso rischio e flussi di cassa consolidati», può diventare strumento idoneo anche per le smart city, perchè nonostante la «maggior intangibilità e il salto innovativo, esistono ambiti dove la maturità tecnologica permette una maggiore certezza sui flussi di cassa futuri».
Altre forme di partenariato per progetti «smart», infine, sono le Esco (società di servizi energetici), le Stu (Società di Trasformazione Urbana), il Leasing in costruendo, il contratto di sponsorizzazione, i Sib, i Social Impact Bond, mentre tra gli altri strumenti di finanza privati Cdp suggerisce i Mini Bond e il crowfunding.


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