Città e Urbanistica

Torino stringe sulle trasformazioni: 16 progetti per 2,5 milioni di mq da riqualificare

Maria Chiara Voci

Il documento è stato approvato dalla giunta e ora passa al consiglio comunale per il varo definitivo

Sedici progetti, riuniti in un unico documento che rappresenta le "potenzialità" di riconversione, sul medio e breve periodo, del territorio di Torino. In tutto, oltre due milioni e mezzo di metri quadrati di aree disponibili, dove potrebbero atterrare soprattutto nuove abitazioni private, ma anche centri commerciali, collegi e residenze universitarie, centri congressi, sedi accademiche, di aziende e società calcistiche. Non uso di suoli nuovi: ma recupero e rilancio funzionale di un tessuto già esistente.

Torino fa l'inventario degli spazi che possono concorrere per costruire la città del futuro. Con una deliberazione, che è stata approvata ieri dalla Giunta comunale e che ora deve passare all'esame del Consiglio.

Il messaggio, che è stato lanciato ieri dal sindaco, Piero Fassino, e dall'assessore all'Urbanistica, Stefano Lo Russo, è chiaro: la Città si impegna, su queste porzioni di territorio, a portare a compimento entro giugno 2014 tutte le procedure autorizzative e gli adempimenti della burocrazia. Da settembre toccherà agli investitori privati fare la propria parte e dar corso alle operazioni immobiliari.

Sfogliando le pagine del documento "Trasformazioni urbane", che ha il sapore di un piccolo piano regolatore operativo (tenendo anche conto che il capoluogo piemontese non ha intenzione di mettere mano, almeno per ora, al Prg di Gregotti del 1995, ma preferisce procedere con la messa a punto di successivi piani di programmazione), non emergono grandi sorprese. Nell'elenco spiccano, ad esempio, la mega operazione della variante 200 e dei terreni di via Regaldi in Barriera di Milano oppure la riconversione del Palazzo del Lavoro, dove una serie di contese legali e una bocciatura del Consiglio di Stato hanno rallentato l'atterraggio di una grande area per il tempo libero e il commercio.

C'è poi il corposo investimento sull'area ex Westinghouse di corso Vittorio Emanuele, un tempo destinata alla biblioteca Bellini (che mai ha visto la luce): qui è pianificata la costruzione di un nuovo centro congressi, insieme all'Energy center del Politecnico e una vasta area commerciale, su cui già sarebbero pervenute le offerte di Esselunga e Coop. Un nuovo quartiere residenziale, terziario e commerciale potrebbe invece sbarcare sull'ex area Thyssen di 140mila mq in corso Regina Margherita.

E ancora: nell'elenco figurano le aree di Torino Nuova Economia, comprate dagli enti locali alla Fiat per far atterrare imprese innovative e non ancora sfruttare e l'appezzamento della Continassa dove è prevista la sede della Juventus (terreno la cui cessione per 11,7 milioni è al centro di un'inchiesta della magistratura).

Nel piano sono infine inserite operazioni come la realizzazione di 7mila mq di housing sociale alla Falchera, dove Torino intercetta anche i fondi del Piano Città, e la trasformazione di quattro caserme (De Sonnaz, Cesare di Saluzzo, La Marmora e Mar.Di.Chi), che saranno riconvertite per nuova residenza. «Entro il 30 novembre – conclude Fassino - la città potrà chiedere al Demanio anche altri spazi che non vengono utilizzati, sui quali la Città potrebbe costruire nuove ipotesi di trasformazione. Tutte queste operazioni, è però importante sottolinearlo, non consumano territorio, ma vanno tutte nella direzione della riqualificazione di aree dismesse e consolidano la pluralità di vocazioni del capoluogo piemontese».


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