Città e Urbanistica

Toscana, stop assoluto a nuove costruzioni fuori dalle aree già urbanizzate

Silvia Pieraccini

Reintrodotto anche il potere di veto della Regione sui grandi progetti e i piani urbanistici - Le novità in un Ddl della giunta Rossi di modifica alla legge regionale 1/2005

La Toscana stringe le maglie della nuova edificazione e, nel tentativo di arginare il consumo di suolo, confeziona una legge che, prima in Italia, prevede il divieto assoluto di costruire insediamenti residenziali fuori dai territori già urbanizzati.
Approvata dieci giorni fa dalla Giunta regionale (clicca qui per il testo ) la normativa di riforma della legge urbanistica 1/2005 punta anche ad accorciare i tempi per la redazione degli strumenti generali di governo del territorio (oggi mediamente sei anni), introducendo sanzioni per i Comuni che non rispettano il tetto dei due anni; e riporta in capo alla Regione il potere di veto sui grandi progetti, attraverso l'attribuzione di nuove competenze alla conferenza paritetica interistituzionale.
Dopo la stagione della 'delega' di responsabilità pianificatorie agli enti locali, ora dunque si torna al centralismo regionale in nome della tutela del territorio.

Le nuove norme hanno già sollevato reazioni contrastanti: soddisfatti con riserva i Comuni rappresentati dall'Anci, che reclamano modifiche alla perequazione (nel testo regionale è sempre obbligatoria e la conferenza di copianificazione può solo definire le modalità operative); più che perplessi i costruttori, soprattutto riguardo al divieto assoluto di edificazione fuori dai territori urbanizzati; fortemente perplessi gli architetti, che attraverso la rete degli Ordini toscani denunciano una «maggiore complessità del nuovo sistema di governo del territorio», in virtù di un «maggiore centralismo dei controlli e degli strumenti di pianificazione».
Le valutazioni positive arrivano dalla rete dei Comitati per la difesa del territorio, guidata da Alberto Asor Rosa, che plaude alla nuova normativa frutto del «proficuo confronto con la Giunta regionale» instaurato in questi mesi.

No a nuove abitazioni nelle aree rurali. In aree esterne al territorio urbanizzato – così come individuato dagli strumenti della pianificazione locale - non sono consentite trasformazioni a fini insediativi o infrastrutturali.

Così la norma e la definizione di territorio urbanizzato (articolo 4):
«2. Le trasformazioni che comportano impegno di suolo non edificato a fini insediativi
o infrastrutturali sono consentite esclusivamente nell'ambito del territorio urbanizzato
individuato dagli strumenti della pianificazione locale ai sensi del comma 3 e delle
relative indicazioni del piano di indirizzo territoriale (PIT), salvo quanto previsto dal
comma 6. Non sono comunque consentite nuove edificazioni residenziali fuori del
territorio urbanizzato.
3. Il territorio urbanizzato è costituito dai centri storici, dalle aree edificate con
continuità dei lotti, a destinazione residenziale, industriale e artigianale, commerciale,
direzionale, di servizio, turistico-ricettiva, dalle attrezzature e dai servizi, dai parchi
urbani, dagli impianti tecnologici, dai lotti e dagli spazi inedificati interclusi dotati di
opere di urbanizzazione primaria.
4. Non costituiscono territorio urbanizzato :
a) le aree rurali intercluse, che qualificano il contesto paesaggistico degli insediamenti
di valore storico e artistico, o che presentano potenziale continuità ambientale e
paesaggistica con le aree rurali periurbane, così come individuate dagli strumenti
della pianificazione territoriale e urbanistica dei comuni, nel rispetto delle
disposizioni del PIT;
b) le aree di pertinenza dell'edificato sparso o discontinuo.


Limitati impegni di suolo per destinazioni diverse da quella residenziale sono soggetti al parere obbligatorio della conferenza di copianificazione d'area vasta, chiamata a verificare, oltre alla conformità al Pit, che non esistano alternative di riutilizzazione o riorganizzazione di insediamenti esistenti.
L'attività edilizia potrà dunque concentrarsi solo nelle aree urbanizzate, e dovrà promuovere la riqualificazione e il riuso. «La novità rispetto alla legge attuale – spiega l'assessore toscana all'Urbanistica, Anna Marson, che da più di due anni lavora alla riforma – è che abbiamo tradotto principi molto importanti, ma oggi troppo spesso disattesi, in dispositivi operativi, con la netta diversificazione delle procedure per intervenire nel territorio urbanizzato e nel territorio rurale».
L'intento è bloccare gli 'ecomostri' che in passato hanno sfregiato la bellezza del paesaggio toscano, come le villette a schiera di Monticchiello, nel Senese. Per il presidente toscano, Enrico Rossi, si tratta di una «riconversione ecologica» dello sviluppo che introduce «una svolta nel governo del territorio». Di certo è una prima assoluta nel dibattito nazionale sui possibili modi per contrastare il consumo di suolo: «Siamo riusciti, primi in Italia, a prevedere innovazioni significative», chiosa Marson.

Torna la gerarchia nella pianificazione. «La conferenza paritetica interistituzionale - spiega l'assessore Marson - sarà in grado di valutare gli adeguamenti realizzati in attuazione delle proprie richieste, e in caso di valutazione negativa l'atto non potrà divenire efficace. Inoltre la conferenza potrà pronunciarsi anche su presunti contasti con norme di legge, e non solo tra piani».
Il ritorno del potere di veto della Regione (cancellato ormai da anni e anni con l'abolizione della Crta, la conferenza regionale tecnico amministrativa) non piace agli architetti toscani: «Buona parte delle decisioni verranno prese dalla Regione che, al contrario dei Comuni, non ha un rapporto diretto con la cittadinanza», dicono. A stretto giro è arrivata la replica dell'assessore Marson: «Quanto proposto dalla legge è esattamente in contrario – dice – perché il ruolo di co-pianificazione in alcuni casi previsto per la Regione non interviene a modificare le procedure attribuite al Comune per quanto riguarda la partecipazione dei cittadini».

Tempi più corti per la pianificazione (forse). La legge introduce "forti sanzioni" alla possibilità di attuare trasformazioni urbanistiche e edilizie per quei Comuni che avviano un procedimento di formazione di un atto di pianificazione senza concluderlo entro due anni. Il risultato dovrebbe essere un'accelerazione del procedimento, anche se gli architetto sono scettici: «I molteplici livelli di pianificazione previsti – sottolineano - implicheranno tempi di elaborazione dei piani urbanistici, e in generale delle decisioni in merito al governo del territorio, ancor più lunghi rispetto agli attuali».

La regione che è stata apripista nel superamento del Prg (con la legge regionale 5/1995, poi riformata dalla legge 1/2005) e nell'affermazione di un modello di pianificazione comunale articolato su due livelli (il piano strutturale, che delinea la strategia dello sviluppo territoriale ma non è immediatamente esecutivo, e il regolamento urbanistico, strumento operativo di durata quinquennale), si incammina dunque su una strada accidentata. E infatti c'è chi sussurra che il provvedimento non avrà vita facile né approdo rapido in Consiglio regionale.


© RIPRODUZIONE RISERVATA