Città e Urbanistica

Allarme dei sindaci abruzzesi: mancano ancora 9,4 miliardi per la ricostruzione

«Se l'emergenza è stata considerata chiusa per legge, i territori, vivono ancora una situazione gravissima, che rende impossibile anche solo ipotizzare un ritorno all'ordinarietà». Lo scrive in un
documento il coordinamento dei sindaci rappresentanti delle 9 aree omogenee del cratere per fare il punto sulla situazione post-sisma dell'Aquila e degli altri centri a seguito del terremoto che distrusse il territorio la notte del 6 aprile del 2009.

I primi cittadini hanno messo oggi nero su bianco le richieste al Governo in vista del Tavolo tecnico interministeriale, coordinato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per l'attuazione del Programma di Governo, Giovanni Legnini, ricordando che i fondi per la
ricostruzione per il comune dell'Aquila sono pari a 5,5 miliardi di euro, mentre per i restanti comuni del cratere la spesa prevista è pari a 4,2 miliardi di euro. «Ma in questo momento
- scrivono - non vi è alcuna previsione normativa di stanziamento di queste cifre. Il finanziamento derivante dalla delibera Cipe del dicembre scorso è appena sufficiente per completare la ricostruzione delle periferie dei Comuni, peraltro spalmato in tre annualità».

Per avviare la ricostruzione dei centri storici da quest'anno, il coordinamento i sindaci, chiede, «col meccanismo del finanziamento tramite Cassa Depositi e Prestiti, rivelatosi efficace al punto che è stato riconfermato per il finanziamento totale del sisma dell'Emilia, la cifra di 1,4 mld entro il prossimo mese. Per quanto riguarda gli anni successivi, 2014-2018, sarà necessario assicurare i restanti otto miliardi, suddivisi in tranche con trasferimenti progressivi e costanti».

Insufficienti inoltre le cifre per i comuni fuori dal cratere che hanno subito danni legati al sisma.
«L'intera popolazione del cratere - ha affermato il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente - si riconosce in una vertenza che, al di là di problematiche specifiche rappresenta il dramma
collettivo di tutta la comunità».


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