Città e Urbanistica

L'Emilia sceglie la «precarietà» per non stravolgere il territorio, all'Aquila è nata una new town di quasi 4.500 nuovi edifici

Massimo Frontera e Paola Pierotti

Che tipo di alloggio realizzare alle famiglie con la casa distrutta da una catastrofe? Di che livello qualitativo? Con quale tipo di inserimento nel territorio? In che misura si deve tener conto della qualità architettonica, delle richieste della popolazione e delle regole sugli appalti?

Mentre in questi giorni si stanno consegnando gli ultimi moduli abitativi prefabbricati alle famiglie dell'Emilia Romagna rimaste senza più casa dallo scorso 20 maggio, la Corte dei conti europea ha aperto uno squarcio sulle scelte fatte in Abruzzo dopo il sisma del 2009, gestito dalla Protezione civile. I magistrati europei hanno criticato in particolare l'utilizzo dei fondi, fatto guardando più alla qualità degli edifici che al maggior numero di persone cui dare alloggio.

Le due tragedie sono incomparabili per dimensioni ma – anche alla luce delle critiche mosse dai magistrati contabili di Bruxelles – appaiono evidenti le diverse scelte fatte nell'emergenza relativamente alla fornitura delle abitazioni delle famiglie rimaste senza tetto.

All'Aquila è nata una new town

Va premesso che la corte di conti europea ha effettuato il suo audit perché nel progetto Case sono stati utilizzati anche 350 milioni dei Fondo sociale europeo. L'erogazione delle risorse comunitarie a fondo perduto, avvenuta nel novembre 2009, era subordinata in particolare a due condizioni: realizzare esclusivamente alloggi di tipo temporaneo; realizzare immobili che non generassero reddito.

In tutti e due i casi – dice la corte – queste condizioni non sono state rispettate. Nel primo caso perché gli alloggi non hanno nulla di temporaneo ma sono a tutti gli effetti permanenti, con finiture di qualità, impianti tecnici di elevato standard.

Inoltre, sottolinea la Corte, le case – attualmente del Comune dell'Aquila – potrebbero generare reddito se, come annunciato, il Comune dovesse metterle in vendita sul libero mercato. Da qui la dura reprimenda della corte.

In tema di costi, al corte prende a riferimento i valori standard indicati nel volume a cura del Collegio degli ingegneri e architetti di Milano, «Prezzi tipologie edilizie 2010» (Dei 2010). Rispetto a un alloggio standard di social housing (incluso posto auto), il costo pagato all'Aquila è stato superiore del 43%, pari a 1.510 euro a mq.

L'aumento dei costi, dice la corte, è stato poi dovuto sia alla scelta di concentrare i lotti mandati in gara (restringendo il numero dei potenziali concorrenti), sia al fatto di avere dato all'elemento prezzo un punteggio limitato (si vedano scheda a questo link ).

In sintesi la scelta ha privilegiato un massiccio insediamento permanente composto da 185 edifici a più piani per 4.415 alloggi (e 14.649 persone) che ha modificato per sempre il territorio e praticamente soppiantato il centro storico del capoluogo. L'Aquila ha, di fatto, visto sorgere una vera e propria "new town" permanente. Diversa scelta è stata invece nelle frazioni, che hanno visto la realizzazione di oltre 3.500 "Map" (moduli abitativi provvisori) di uno o al massimo due piani, realizzati in legno.

A seguito della relazione della corte dei conti Ue, l'europarlamentare Enzo Rivellini (politico di provenienza Pdl, iscritto nel gruppo Ppe/Mezzogiorno di Fuoco del parlamento Ue) è stato nominato rapporter (relatore) per il dossier che la Corte ha assegnato al Parlamento. «Andrò a fondo nella mia missione istituzionale con due obiettivi principali - ha detto Rivellini, spiegando di voler «capire se ci sono stati sprechi ed abusi e denunciare il tutto affinché vengano puniti i responsabili di eventuali nefandezze ai danni delle popolazioni colpite da tragici eventi naturali; capire quali possano essere le modifiche da apportare alle regole del fondo europeo di solidarietà ed in particolare alle misure provvisorie di alloggio che l'Ue mette a disposizione delle popolazioni che hanno subito catastrofi naturali».

In Emilia Romagna moduli temporanei

Nelle zone colpite dal terremoto del 20 e 29 maggio 2012 in Emilia – inferiore a quello dell'Aquila per intensità e danni strutturali – è stata fatta fin dall'inizio una scelta diversa: quella di realizzare solo gli alloggi strettamente necessari, e solo per il tempo strettamente necessario a riparare le abitazioni danneggiate.

Le aree sono state espropriate dal commissario straordinario all'emergenza post terremoto (ruolo affidato al presidente della Regione, Vasco Errani). Sono state pubblicate gare in 13 lotti per acquisire quasi 1.200 Pmar (prefabbricati modulari abitativi rimuovibili). Il fabbisogno è stato poi ridotto, modificando in corsa il bando di gara, a 760 moduli. «Il costo dei moduli, dice Alfiero Moretti, direttore della struttura commissariale – è stato di 320 euro a metro quadrato, se poi si aggiungono i costi delle urbanizzazioni e degli arredi si arriva a circa 700 euro a mq. Valori che sono ampiamente entro quelli presi a riferimento dalla Corte dei conti europea.

Anche i conti post sisma in Emilia Romagna saranno spulciati dai magistrati contabili perché la Regione ha utilizzato anche fondi Ue. «Ho letto la relazione della Corte dei conti sull'Aquila – riferisce Moretti – che, in soldoni, dice che sono state fatte case che con l'emergenza c'entrano poco». «Da noi la scelta è stata diversa – aggiunge Moretti –. La Regione sta acquistando alloggi invenduti e ha definito le procedure per riparare le case danneggiate dei privati. Entro sei anni dal sisma i prefabbricati saranno smantellati: i nostri bandi hanno previsto che i fornitori riacquistassero gli alloggi al termine dell'utilizzo. Il paesaggio non subirà modifiche: tutto tornerà come prima».


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