Città e Urbanistica

Piano città, Genova vuole sbloccare il primo lotto dello scolmatore del Bisagno. I 28 progetti vincitori

Jada C. Ferrero

L'opera vale 59 milioni, il Comune vuole concentrare qui i 25 milioni ricevuti dalla Cabina di regia, più mutui e altre risorse proprie

Genova, incassato il finanziamento da 25 milioni assegnato dal Piano città, seconda in Italia per mole del contributo dopo la sola Lamezia Terme (30 milioni), rientrante però fra le Zone franche urbane (e relative provviste), lavora per affinare la futura spesa. Soprattutto, per mettere a fuoco come concentrare le risorse, giacché il valore dell'intero dossier di candidatura presentato per concorrere, ad ottobre - un pacchetto imperniato sulla riqualificazione della intera Val Bisagno - superava i 220 milioni, di cui circa 114 richiesti in cofinanziamento, anche se non tutti a valere sulle risorse del Piano città. In totale, oltre 40 milioni erano dedicati a operazioni di social housing.
Ben 11 assi di intervento in origine previsti, uno dei quali, alla voce riassetto idrogeologico e trasporto pubblico, conteneva il primo lotto dello scolmatore del torrente Bisagno, ovvero una richiesta di finanziamento di 49 milioni, su un totale di spesa di 59 per il primo lotto. Si tratta di una "grande opera" di cui si parla da decenni, la cui spesa globale supera i 250 milioni, budget mai esistito.
Genova vorrebbe puntare l'intero contributo incassato sul varo del primo lotto. Già 10 i milioni disponibili, stanziati a metà di Comune e Regione. Si attendono ora segnali dal ministero dell'Ambiente, con l'auspicio di ulteriori aiuti. «Non vorremmo apparire ingordi – dice Giovanni Crivello, assessore genovese ai Lavori pubblici – ma ci speriamo. Siamo intanto in attesa di sapere dalla cabina di regia se potremo indirizzare i 25 milioni su quell'unico investimento. E siamo disponibili a coprire quanto manca con indebitamento».
I fondi innescati dal cosiddetto decreto Ciaccia a Genova convergono quindi sulla mitigazione del rischio idrogeologico che deriva dal torrente Bisagno – una delle maggiori emergenze europee, come rischio alluvionale – che scorre nella vallata omonima. Un tempo polmone verde, zona di orti e frutteti annessa al Comune di Genova nel 1876, oggetto di caotica urbanizzazione dagli anni Cinquanta, è oggi strategica area commercial-artigianal-industriale nonché bacino residenziale per circa 140mila abitanti. Che periodicamente finisce sott'acqua; l'ultima volta, con 6 vittime, a fine 2011.
Lo scolmatore è considerato dalla Giunta cittadina guidata dal sindaco Marco Doria il presupposto per la riqualificazione, «sulla base del principio – riassume Crivello - che nessuna porzione urbana può essere vivibile, né attrattiva per gli investitori, se a rischio».
Il Comune punta così a un progetto "light" in due lotti, un bypass (1,8 km innestati su 900 metri già presenti) con opere annesse, per intercettare le acque di 3 rii (Rovare, Noce e soprattutto il Fereggiano, teatro dei luttuosi fatti 2011), sgravando il reticolo. Il progetto è in riformulazione in tal senso.
In Val Bisagno sono pianificati tre interventi di rigenerazione urbana, a livelli diversi di incubazione, su aree di impianti dismessi, e precisamente: la più matura riconversione dell'ex colorificio Boero nell'area di Molassana (approvata nel 2010), la bonifica dell'ex Italcementi a Mermi e dell'ex Piombifera alle Gavette, aree entrambe in trasformazione verso nuove funzioni miste. Un centinaio di milioni investiti da privati.
Per l'area Boero (10mila mq), destinata a diventare il nuovo centro di Molassana, tre gli interventi residenziali in itinere: una porzione attuata da capitali privati; un consistente intervento di edilizia sociale, 187 alloggi più nido da 60 posti, che si confida di attuare tramite il Fondo investimenti per l'abitare (Cdpi sgr), una partita adesso tutta da giocare (operazione con richiesta da 34,3 milioni); un nuovo fabbricato Erp (24 alloggi), che si puntava ad attuare con i fondi del Piano città (chiesti 4,38 su 5 milioni circa di spesa stimata). E che rimane anche lui in scaletta. Secondo i tecnici del settore comunale Programmi e progetti di riqualificazione urbana, infatti, «il contratto di valorizzazione urbana dovrà necessariamente articolarsi su un arco lungo. In sede di messa a punto, sarà scandita la sequenza temporale delle priorità, che partono dallo scolmatore».


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