Città e Urbanistica

Riqualificazione urbana prioritaria nei fondi Ue: la sfida del bilancio 2014-2020 - Piano città: i progetti vincitori e il rating di «Edilizia 24» - Novità: scarica tutti i documenti delle 28 città

Pierluigi Boda, Alessandro Arona e Massimo Frontera

Al Consiglio europeo del 7-8 febbraio le decisioni sul budget: all'Italia almeno un miliardo di euro per le città, che diventeranno oltre due miliardi con il co-finanziamento nazionale

Adottando a larga maggioranza (nei giorni scorsi) la relazione elaborata da Andrea Cozzolino (deputato italiano del Pd), il Parlamento europeo si è formalmente dichiarato a favore della concentrazione di risorse e strumenti sullo sviluppo urbano sostenibile, insistendo affinché la rigenerazione di aree degradate o dismesse e la riqualificazione edilizia siano confermate tra le priorità di spesa dei fondi strutturali per il periodo 2014-2020.

Gli eurodeputati hanno dunque fatto propria la proposta della Commissione di concentrare su progetti di sviluppo urbano integrato gestiti dalle città almeno il 5% delle risorse del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) attribuite a ciascun Paese membro.

Nel negoziato in corso sul bilancio dell'Unione, l'Italia farà di tutto per ridurre l'attuale saldo negativo – che ci vede versare a Bruxelles più di quanto riceviamo – evitando tagli alla dotazione Fesr, che per il settennio in corso (2007-2013) ha superato i 21 miliardi di euro. Tra il 2014 e il 2020 le città italiane – soprattutto quelle del Mezzogiorno – dovrebbero quindi accedere a fondi europei per la rigenerazione urbana per almeno 1,05 miliardi (pari al 5% del totale atteso), a cui si andrà ad aggiungere una quota di cofinanziamento nazionale ancora da definire.

Le risorse andranno concentrate su quattro obiettivi qualificanti: abbattere le emissioni di Co2 nelle aree urbane, migliorare l'ambiente urbano rigenerando aree dismesse, promuovere la mobilità sostenibile, sostenere la rigenerazione strutturale ed economica dei quartieri più disagiati.

Numeri più precisi si potranno avere solo dopo che Parlamento e Consiglio si saranno accordati sul bilancio (probabilmente al Consiglio europeo del 7-8 febbraio) e sui nuovi regolamenti (entro l'estate). Ma se da un lato nessuno può farsi illusioni sul nuovo budget – le ultime bozze prevedono circa 30 miliardi di tagli sul capitolo coesione – è comunque lecito attendersi, quanto meno in Italia, che la quota minima del 5% possa essere significativamente superata, almeno tenendo conto dei documenti preliminari per la programmazione 2014-2020 elaborati dal Ministro Fabrizio Barca, che ha incluso le aree urbane tra gli ambiti d'intervento prioritari.

Per quanto riguarda la gestione dei fondi, per lo sviluppo urbano la Commissione ha introdotto uno strumento ad hoc, l'Investimento territoriale integrato (Iti), che consente di integrare assi prioritari e programmi operativi diversi (affiancando, ad esempio, risorse del Fondo sociale europeo a quelle del Fesr) o di creare una sorta di mini-programma dedicato. Rispetto alle iniziative Urban, gli investimenti integrati territoriali si rivolgono a uno spettro più ampio di obiettivi e consentono di investire risorse su aspetti specifici come l'efficienza energetica degli edifici, il recupero di distretti industriali in declino o di aree degradate extraurbane.

La strategia seguita è orientata a promuovere interventi integrati coinvolgendo il più possibile le città nella programmazione e nella realizzazione degli investimenti. Nei prossimi mesi, tra le prime scelte che ciascun governo sarà chiamato a compiere sui programmi per i fondi strutturali 2014-2020, c'è quella relativa al peso finanziario degli Iti, alla selezione delle città e delle aree d'intervento e al ruolo da attribuire alle amministrazioni coinvolte.

Tutto dovrà essere chiarito nell'ambito di un accordo di partenariato, una sorta di contratto tra gli attori istituzionali coinvolti nella gestione dei fondi strutturali che andrà elaborato, condiviso e fatto approvare da Bruxelles prima di definire i programmi operativi. L'enfasi posta nei nuovi regolamenti sull'accordo di partenariato evidenzia che il successo degli interventi per lo sviluppo urbano dipenderà in larga misura dalla capacità amministrativa delle città e dalla qualità della collaborazione col governo nazionale e con le Regioni.

Sarà invece diretto il rapporto tra Commissione europea e città nel caso delle «azioni innovative urbane», uno strumento volto a promuovere progetti pilota per testare nuove soluzioni per la sostenibilità urbana. Il volume d'investimento in questo caso è ben più limitato (al massimo lo 0,2% della dotazione Fesr complessiva) e le modalità di accesso saranno quelle dei bandi europei, aperti alla competizione di soggetti provenienti dai tutti Paesi membri.


© RIPRODUZIONE RISERVATA