Città e Urbanistica

Piano città, servono 10,4 miliardi - Intervista a Delrio - L'analisi - Le elaborazioni Anci - Le principali proposte e i documenti

Alessandro Arona e Giorgio Santilli

Bisogna trovare 10,4 miliardi di euro, tra risorse pubbliche e private, per realizzare interamente i programmi di riqualificazione urbana di aree degradate (sono previsti investimenti complessivi per 18,5 miliardi) presentati dai 430 Comuni il 5 ottobre scorso in risposta al bando nazionale sul Piano città (decreto legge 83/2012, Dm Ciaccia 9 agosto).
Il 55% delle proposte arrivano da Sud e Isole, il 75% da Comuni con meno di 50mila abitanti, anche se in termini di investimento si concentrano per due terzi nei Comuni oltre 50mila abitanti.
Tuttavia l'Anci, nella elaborazioni presentate nei giorni scorsi al Ministero delle Infrastrutture, e che «Edilizia e territorio» è in grado di anticipare, non indica uno dei dati fondamentali, cioè quanti finanziamenti i 430 Comuni chiedono allo Stato nell'ambito del Piano città (che mette direttamente a disposizione solo 224 milioni di euro). All'interno delle risorse da reperire, i 10,4 miliardi, ci sono infatti tre categorie, che l'Anci non quantifica: richieste dirette al Piano città, altri fondi pubblici, investimenti privati previsti (opere urbane in project financing, edilizia privata e quota privata nel social housing).
«Edilizia e Territorio» ha monitorato i 15 principali progetti delle grandi città, e qui emergeva una richiesta di circa un miliardo di euro. Difficile però fare una proiezione sui 430 Comuni, che hanno una taglia media di 43 milioni di euro di investimenti presentati contro i 241 milioni delle 15 città metropolitane (dati Anci).

LA RELAZIONE ANCI
Le elaborazioni sui progetti (che siamo in grado di anticipare) vengono dall'Anci, a cui spettava questo ruolo di "classificazione", e le ha girate al Ministero nei giorni scorsi. Nel bando non era indicata nessuna soglia dimensionale minima dei Comuni, e in fondo i 430 Comuni che si sono fatti avanti sono solo il 5% del totale dei Comuni, anche se rappresentano 22 milioni di cittadini, più di un terzo della popolazione italiana.
Ci sono tutte le 15 città metropolitane (Torino, Milano, Venezia, Trieste, Genova, Bologna, Frenze, Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Messina, Catania, Cagliari), su cui si concentra il 20% dell'investimento complessivo previsto, 3,6 miliardi di euro su 18,5. Progetti vengono inoltre da 92 Comuni con oltre 50mila abitanti, per 8,3 miliardi di euro di investimento, per cui le due categorie insieme, i Comuni medi e grandi, totalizzano il 64,4% degli investimenti previsti.
Circa la ripartizione territoriale, il 55% dei progetti viene dal Sud (isole comprese), anche se in termini di investimenti la quota del Sud e Isole si ferma al 46%.
L'Anci ha elaborato anche dati sulla tipologia di opere proposte, e come appariva anche ad un primo esame sui grandi progetti, la maggioor parte degli investimenti, il 55% del totale, si riferisce a opere publiche: 2,9 miliardi (26,7%) per viabilità e infrastrutture di trasporto, 2,3 mld (21,1%) per edifici a uso pubblico (scuole, uffici publici, biblioteche, musei, etc....), e 765 milioni (7%) per piazze e atterzature pubbliche scoperte. Poi ci sono gli interventi privati (di cui, da questi semplici dati aggregati, è impossibile capire la presenza o meno dell'efftto-leva delle risorse pubbliche richieste: se cioè effettivamente l'integrazione degli interventi pubblici e privati fa sì che solo grazie al contributo pubblico si possano innescare gli investimenti privati. Dunque: per la residenza libera è previsto un investimento di 1,048 miliardi di euro (9,5%), per il turistico-ricettivo 441 mln (4%), per il commerciale 650 mln (6%). Poi c'è il social housing (edilizia a canone calmieratio, in prevalenza, con investimento privato con consistente contributo pubblico), 1,344 miliarfdi (12,2%) e l''edilizia Erp sovvenzionata (365 mln, il 3,3%).<

All'interno delle risorse da reperire, i 10,4 miliardi, ci sono tre categorie, che l'Anci purtroppo non quantifica: richieste dirette al Piano città, altri fondi pubblici, investimenti privati previsti (opere urbane in project financing, edilizia privata e quota privata nel social housing).
L'Anci non fa un'altra importante distinzione, nei suoi dati aggregati: quanta parte cioè delle risorse disponibili e di quelle da reperire si riferisca a investimenti privati. Un dato signficativo, perché l'articolo 12 del Dl 83/2012 dava tra i criteri prioritari di esame la capacità dei progetti di saper attirare investiementi privati e questo criterio (ci ha spiegato Domenico Crocco) è stato scelto dalla Cabina di regia come super-priorità, insieme alla cantierabilità più ravvicinata).

Uno dei requisiti del Piano doveva essere l'immediata cantierabilità, ma solo il 58% degli investimenti proposti (10,9 miliardi su 18,5) prevede l'avvio dei cantieri entro il 2013 (si veda a pagina 15 della relazione Anci). Se la Cabina di regia dovesse concentrarsi solo su questi, le risorse da reperire scenderebbero a 5,8 miliardi, sempre tra pubblico e privato.

LA RICERCA DEI FONDI
Sia l'Anci (associazione Comuni) che il Ministero delle Infrastrutture (Mit), co-promotori dell'iniziativa, sono convinti di poter trovare le risorse mancanti (la quota pubblica dei 10,3 miliardi) non solo nei pochi denari messi direttamente a disposizione dal Dl Sviluppo (224 milioni), ma soprattutto da altri programmi nazionali quali i fondi ex Fas (potrebbero venire 900 milioni, stima l'Anci), i programmi europei Fesr (2,6 miliardi, stima Anci, anche se la quota utilizabile senza modifica dei piani e approvazione di Bruxelles si ferma a un miliardo circa), le risorse del Ministero dell'Ambiente per efficienza energetica e rinnovabili (300 milioni), il fondo Fia (Cassa Depositi e prestiti) per il social housing (1,2 miliardi) il fondo Kyoto (riduzione gas serra), 400 milioni, altri piani europei come Jessica (310 mln) e il Poin Attrattori (500 mln).
Un obiettivo non semplice, sia dal punto di vista politico che tecnico, ma per il quale il veicolo apposito già esiste, la Cabina di regia, creato dallo stesso Dl 83/2012. È un tavolo istituzionale fra 11 ministeri interessati, i Comuni, le Regioni, Agenzia del Demanio e Cassa Depositi e prestiti, a cui spetta in base all'articolo 12 del Dl 83 assegnare i 224 milioni "diretti" ai progetti del Piano città ma anche verificare la possibilità di far convergere sugli stessi altre risorse gestite da ciascuno dei componenti della Cabina.
Non ci vorrà molto per capire se l'operazione andrà in porto: il presidente della Cabina Domenico Crocco (Ministero Infrastrutture) ha annunciato nei giorni scorsi ( clicca qui per leggere il servizio ) che l'istruttoria del Mit sarà completata a inizio dicembre, e l'obiettivo è riunire la Cabina di regia e assegnare i fondi entro l'anno.


© RIPRODUZIONE RISERVATA