Città e Urbanistica

Delrio (presidente Anci): «Convogliare i fondi europei e Fas sul Piano città»

Giorgio Santilli

Positiva la fase uno del programma, ma ora bisogna trovare le risorse per far decollare i progetti, perché i 224 milioni del Dl 83/ 2012 sono solo briciole

«I comuni hanno dimostrato una elevata capacità progettuale e hanno messo a punto un parco progetti per un totale di investimenti per 18miliardi, di cui 8-9 sono già coperti. Ora ci vuole una cabina di regìa a livello di governo, che sappia mettere insieme le scarse risorse previste per il piano città con altre risorse esistenti e non utilizzate o mal utilizzate, come quelle dei fondi europei».
Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e presidente dell'Anci (Associazione nazionale dei comunità italiani), valuta positivamente la prima fase, appena conclusa, del "piano città" ma invita il governo ad affrontare subito il tema del quadro delle risorse perché si sono stimolati i comuni a presentare progetti ma ora mancano finanziamenti adeguati. «Non possono certo bastare i poco più di 200 milioni stanziati per cinque anni».

Presidente Delrio, ma esiste una soluzione al problema delle risorse e chi dovrebbe farsene carico?
Credo che un intervento dovrebbe venire al più presto dal ministro Barca e dal viceministro Ciaccia, anzitutto per aumentare le risorse scarse del piano città e poi per destinare a questi interventi di infrastrutture e di miglioramento della qualità urbana le risorse non sfruttate dei fondi europei. A facilitare questa soluzione c'è anche il fatto che il 50% del valore dei progetti presentati è relativo a investimenti localizzati nel Mezzogiorno.Voglio ricordare che secondo numerosi studi mondiali il 60% dell'innovazione si fa nelle città, nelle città si crea ricchezza, per le città passano investimenti come la banda larga, senza parlare delle infrastrutture fisiche, della qualità urbana e della questione abitativa per cui nel piano città sono stati presentati i progetti più numerosi. Dalle città, quindi, può ripartire lo sviluppo, a condizione che l Governo Monti interpreti il patto di stabilità in senso meno sciocco.

Già, il patto sciocco contro cui state facendo una battaglia anche con riferimento alla legge di stabilità. Rischia di bloccare, ovviamente, anche il piano città.
È evidente. Su questo punto però siamo a un punto decisivo.

Cosa chiedete a Monti?
Di anticipare la deroga al patto di stabilità per gli investimenti già chiesta in Europa. anziché andare a Bruxelles a chiedere un'interpretazione unica del patto di stabilità per tutti i Paesi, agisca subito all'interno. L'Italia ha deciso in totale autonomia che gli investimenti debbano sottostare ai vincoli del patto di stabilità, quando altri Paesi, la Germania in prima fila, hanno escluso questo regime per la spesa di investimenti. Non c'è nessuna regola Ue che lo imponga, piuttosto vincoliamo maggiormente la spesa corrente.

Ha qualche speranza di spuntarla?
Se ne sta discutendo in queste ore.

Torniamo ai progetti. Come mai sono stati pochi i progetti di social housing e, più in generale, di riduzione della tensione abitativa?
Su questo la cultura del Paese non è ancora adeguata, come dimostra l'uso molto contenuto del fondo apposito della Cassa depositi e prestiti. Ci sono ancora difficoltà, anche nel rapporto fra pubblico e privato.


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