Città e Urbanistica

Napoli sviluppa l'area est, Bagnoli invece è in affanno

Francesco Nariello

Funziona la formula del consorzio di privati con un piano unitario: su 21 interventi 11 sono a un passo dal cantiere – Girardi (Acen): «Ora bisogna avviare le opere finanziate con i fondi Ue»

Napoli a doppia faccia sulle grandi riqualificazioni. Napoli Est avanza, Bagnoli arranca. Da una parte c'è il programma di trasformazione destinato a cambiare volto al quadrante orientale della città, con metà dei progetti avviati e che sembra riuscire a coniugare investimenti privati e opere pubbliche. Dall'altra, invece, lo stallo nell'area ex Italsider, con Bagnolifutura, società di trasformazione urbana chiamata al rilancio dei progetti, salvata per il rotto della cuffia dal fallimento. Alla vivacità che si riscontra nella periferia est, così, si contrappone l'atmosfera da "sala di rianimazione" di via Coroglio.

Napoli Est
Dei 21 progetti di trasformazione nella parte orientale di Napoli, fortemente degradata, sono 11 – in base al monitoraggio del comitato promotore per «Edilizia e Territorio» – le iniziative giunte almeno alla soglia del cantiere. In particolare, due sono gli interventi completati, uno in fase avanzata e otto in corso di realizzazione o di prossima cantierizzazione. Per il resto, invece, tre sono le opere approvate (già nel Pua), tre in corso di approvazione, quattro in corso di definizione. La trasformazione investe un'area di oltre 265 ettari (90 a parco), con i progetti localizzati nei quartieri di Poggioreale, Barra, San Giovanni a Teduccio, Ponticelli con diverse destinazioni (23% residenziale). Si veda la mappa degli interventi a questo link

Il pacchetto di interventi prevede investimenti privati per circa 2,3 miliardi, ai quali si aggiungono 302 milioni di opere finanziate con fondi comunitari (Fesr). A promuovere e coordinare le iniziative private è il comitato NaplEst – partito nel 2010 e guidato da Marilù Faraone Mennella – a cui aderiscono più di una ventina di società, da imprese campane a realtà come Fintecna, fino a colossi industriali quali Eni e Kuwait Petroleum.

Oltre ai due progetti conclusi, tra quelli più avanti c'è Brin 69, recupero di un ex complesso industriale a Poggioreale: l'avanzamento è al 60%, con il terzo lotto appena ultimato, mentre l'intera opera si chiuderà entro un anno. Alcuni grandi interventi, come il Terminal di Levante o i progetti in capo a Fintecna Immobiliare (recupero ex Manifattura Tabacchi e reindustrializzazione area ex Icmi) si completeranno tra 2015 e 2016. Per altri, come la riqualificazione ex deposito costiero Agip, previa bonifica, si dovrà aspettare il 2021.

«Il progetto Napoli Est è un modello – afferma Ambrogio Prezioso, uno dei promotori, alla guida di Afm Edilzia e vicepresidente In Arch - che ha saputo mettere insieme tante iniziative, non autoreferenziali, con l'ambizione di cambiare flussi e dinamiche in città. E con un'imprenditoria che chiede solo le infrastrutture necessarie al rilancio del territorio». Un progetto solido, quindi, che può essere messo in crisi «solo dalla lentezza della burocrazia».

Sulla stessa linea Rudy Girardi, presidente Acen: «NaplEst è un vigoroso e armonico piano di sviluppo – afferma -, che vede intrecciati crescita economica, e occupazionale, a riqualificazione dell'assetto urbano dell'area orientale, da troppo oggetto di disattenzione e degrado». Ora, ribadisce il numero uno dei costruttori partenopei, «è fondamentale l'avvio delle opere pubbliche correlate per rendere possibile l'investimento di capitali privati».

Tra le opere previste ci sono interventi su rete viaria e infrastrutturale per 207 milioni, ai quali si sommano 95 milioni per interramento e potenziamento di una traccia ferroviaria. Si innestano come tasselli nel puzzle di Napoli Est, poi, le tre opere (per 52 milioni) proposte al Governo per il Piano città. Altre partite, ma sullo stesso campo, si giocano su area portuale, depuratore, sistemazione fognature.

A spiegare a che punto è l'iter degli interventi pubblici è Giuseppe Pulli, direttore centrale ambiente e territorio del comune di Napoli: «I finanziamenti sono stati approvati a settembre. Ora attendiamo il decreto della Regione per il trasferimento dei fondi Ue. L'importante è spendere tutto entro il 2015». Una delle caratteristiche di Napoli Est – sottolinea – «è la realizzazione da parte dei privati di attrezzature come strade, parchi, scuole, impianti sportivi a scomputo dagli oneri di urbanizzazione».

Bagnoli
Lo scenario cambia in modo radicale passando da Est a Ovest. Il Comune ha approvato la scorsa settimana la ricapitalizzazione di Bagnolifutura, la Stu che gestisce gli interventi nell'area ex Italsider. Una soluzione transitoria per salvare la controllata (al 90%), gravata da circa 340 milioni di debiti, con il conferimento alla società delle strutture costruite nell'area. La decisione consentirà di chiudere il bilancio, evitando il fallimento, ma il destino della Stu resta tutto da decidere.

Delle opere previste a Bagnoli, intanto, solo Porta del Parco è in parte attiva. Per l'Acquario tematico è appena scaduto il termine per la presentazione offerte di gestione, mentre per il Parco dello Sport l'auspicio è di una parziale apertura entro fine anno. Ferma al 65%, invece, la bonifica dei suoli e tempi lunghi per altri progetti (come gli Studios). Il 2 ottobre, infine, sono arrivate - dopo tre aste andate deserte – quattro manifestazioni di interesse, da imprese di costruzioni campane, per l'acquisto di suoli nell'area (4 lotti con base d'asta totale di 63 milioni).


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