Città e Urbanistica

Tra i più interessanti il piano di Brescia: incentivi ai privati per recuperare edifici degradati

Massimiliano Carbonaro

Quartiere via Milano-Caffaro e e Palazzo Avogadro: richieste complessive per 36 milioni di euro

Con il Piano città la Leonessa d'Italia prova a rilanciare il recupero di un'area fortemente degradata e inquinata (comparto via Milano-Caffaro), ma anche a trasformare uno storico complesso in pieno centro (comparto palazzo Avogadro), per una richiesta complessiva al Ministero di 36 milioni di euro.
Per il comparto via Milano-Caffaro siamo lungo l'asse di ingresso della città nella direttrice per Milano, quartiere con degrado edilizio e sociale e un sito da bonificare "di interesse nazionale". Il Comune ha approvato un dettagliato piano di recupero (sul Burl nel gennaio 2011) – poi rimasto fermo per mancanza di finanziamenti – in cui censisce in dettaglio i 160 edifici e ne classifica 41 ad elevato degrado, prevedendo un bando per assegnare contributi ai privati pari al 30% dei costi di recupero delle parti comuni (cumulabili con il 36-50% statale), per un fabisogno di risorse pubbliche di 1,92 milioni di euro. È poi prevista la riqualificazione di via Milano (12 mln), la bonifica (1,9 mln), incentivi all'avvio di attività economiche (1,8 mln), canoni per alloggi temporanei dove trasferire le famiglie (90mila euro), oneri stimati per gli espropri, in caso di proprietari "inerti" (4 milioni). In tutto 21,8 milioni, chiesti al Mit con il Piano città. E che Brescia prevede attivino 32 milioni di investimenti di recupero da parte dei proprietari privati degli edifici degradati.
Palazzo Avogadro, invece, è tutto di proprietà comunale, che nei piani dovrebbe essere utilizzato per housing sociale, terziario, spazi istituzionali, con un investimento di 14,1 milioni di euro. Si tratta di un edificio da oltre 3700 mq di slp su tre piani vincolato e risalente al 1600: l'intero immobile si sviluppa su due cortili e conta 66 locali con soffitti lignei dipinti e decorazioni alle pareti. Inutilizzato da diversi anni dopo avere ospitato uffici comunali, non distante dal Palazzo della Loggia mantenerlo in questo stato di abbandono rappresenterebbe per Brescia una sconfitta. Ma anche in questo caso il Comune non ha le risorse a disposizione.
Insieme a Brescia si sono mossi tutti i principali comuni lombardi, in prima battuta Milano, a cui hanno fatto seguito Monza e Bergamo.
Mentre Monza ha pensato ad un intervento di housing sociale in cui su un'area di proprietà comunale realizzare 2 edifici per un investimento da 6 milioni di cui la metà sperano arrivi dal Piano città. Milano è stata più ambiziosa perché conta di far decollare con il Piano Città la riqualificazione di due ambiti come Porto di Mare e Bovisa Gasometri su cui le ultime amministrazioni hanno provato ad agire. L'obiettivo del Comune meneghino è di arrivare ad un finanziamento di 39 milioni di euro che garantirebbe il decollo delle bonifiche. Diversa la scelta di Bergamo che invece di puntare su una singola area da recuperare ha preferito numerosi e puntuali interventi richiedendo 22 milioni di euro.


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