Città e Urbanistica

Priorità o «grandeur»: il silenzio di Alemanno sul Campidoglio 2

Mauro Salerno

Curioso il silenzio di Gianni Alemanno nel giorno di assegnazione della maxi-gara per la realizzazione della nuova sede del Comune. Dopo anni di polemiche, a Roma si sblocca il famigerato Campidoglio 2 e lo staff del sindaco non produce neppure uno striminzito comunicato? La dimensione dell'opera – 143 milioni di lavori con il contributo di capitali privati (vedi articolo ) - lo meriterebbe appieno. Eppure niente. A voler tentare forse non è difficile immaginare il motivo. Anche perché c'è un precedente a Milano. Riguarda il concorso di architettura lanciato - e ritirato nel giro di pochi giorni - dall'amministrazione Moratti per insediare in un grattacielo di nuova realizzazione gli uffici di Palazzo Marino. A far decidere per la marcia indietro erano bastate le parole polemiche di Giulio Tremonti, allora potente ministro dell'Economia, contro le «torri dei governatori».

Visto in questa luce, nel pieno delle polemiche per le spese folli della Regione Lazio, mentre il Governo tenta in tutti i modi di frenare la spesa di Comuni e Regioni – con paletti su acquisto di immobili per uffici e avvio di lavori pubblici in assenza di fondi certi – il silenzio di Alemanno sul progetto faraonico da realizzare nel quartiere Ostiense stupisce di meno.

Soprattutto se lo si accosta alle dimissioni date ieri dal dg di Roma Metropolitane per il ritardo dei cantieri delle linee del metrò: attese a anni per "sturare" le vie di Roma malate di traffico. Come i cittadini della capitale che, inevitabilmente, da domani cominceranno a chiedersi se i nuovi uffici "griffati" del Comune siano da annoverare tra le priorità o l'inutile e dannosa grandeur della politica.


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