Città e Urbanistica

Piano città, poca innovazione dai progetti comunali, sarà difficile sbloccare i due miliardi sperati

A. Arona e M. Frontera

Gli enti locali, complici i tempi stretti e il vincolo della cantierabilità, puntano solo sui 224 milioni di euro del Mit, e non sembrano in grado di sfruttare le potenzialità del social housing (fondo Fia) e del'edilizia scolastica in PPP

Non sarà facile fare in modo che i progetti inviati dai Comuni entro il 5 ottobre per il Piano città attivino le risorse statali complessivamente stimate dal viceministro Mario Ciaccia in due miliardi di euro. Gli enti locali, complici i tempi stretti e il vincolo della cantierabilità, puntano solo sui 224 milioni di euro dedicati al piano città, e non sembrano in grado di sfruttare le nuove potenzialità del maxifondo per il social housing di Cdp (l'eliminazione del tetto al 40% per le partecipazioni ai fondi locali, grazie al Dpcm di fine luglio) , né per l'edilizia scolastica di proporre meccanismi innovativi con i privati (il piano scuola con partenariato publico-privato previsto dall'articolo 53 del decreto legge Semplificazioni, il Dl 5/2012).

I progetti dei Comuni, almeno quelli che ha raccolto «Edilizia e Territorio» sentendo le amministrazioni di Roma, Napoli, Milano, Torino, Bologna, Genova, anche quando propongono edilizia scolastica e social housing, puntano su metodi classici e consolidati, e cioè gli appalti pubblici nel primo caso e per il social housing il sistema di cedere i terreni ai privati, a prezzo zero o super-agevolato, chiedendo loro in cambio residenze a canone calmierato.

Sul fronte scuole sta in effetti lavorando, con altri tempi e "gelosa" autonomia, il ministero dell'Istruzione, partendo da un'operazione pilota a Bologna. Sull'impiego dei fondi per l'edilizia scolastica il Ministro Profumo ha le sue idee per mettere in gioco gli 80 milioni di fondi disponibili nel bilancio del dicastero per attuare nuovi interventi. La somma rappresenta quello che resta dell'iniziale dote di 200 milioni dopo che il terremoto in Emilia ha indotto ad assegnare 120 milioni alla realizzazione di scuole nei comuni danneggiati. Il ministro Profumo sta appunto lavorando – con i tecnici del ministero e consulenti di fiducia esperti di finanza immobiliare – a un meccanismo che utilizza la finanza immobiliare.
Per il prototipo del progetto è stata scelta Bologna dove, dando seguito a un accordo con il Ministero stipulato nel luglio scorso, sono stati individuati cinque immobili scolastici non più adatti alla funzione originaria, che potranno essere valorizzati e messi sul mercato immobiliare. Parallelamente per gli studenti verranno realizzate altre strutture, completamente nuove.
Più collaborativo il Dipartimento degli Affari regionali, che segnala 23 milioni da utilizzare per impianti sportivi amatoriali. Complesso – e non immediato – sarà invece lo sblocco degli 1,5 miliardi del fondo di Cdp.

Sul fronte social housing, d'altra parte, l'eliminazione del vincolo del 40% non è stata sufficiente, in due mesi di tempo compreso agosto, a innescare da parte dei Comuni progetti nuovi che coinvolgano con un maggiore peso il Fondo Abitare, insieme a investitori privati. Il Fia (che aveva una dotazione di due miliardi di euro e ha ancora una quota superiore a 1,5 miliardi in cerca di assegnazione), gestito da Cassa Depositi, è d'altra parte interessato a collaborare in cabina di regia sui progetti del Piano città, ma ipotizza anche qualcosa di "opposto" rispetto a quanto previsto dal vice-Ministro Mario Ciaccia: anziché aggiungere un loro investimento, accogliendo proposte comunali, ai piani di riqualificazione urbana, l'idea che circola alla Sgr è che possano essere i fondi Mit del piano città a converegere su progetti di social housing, allo studio del Fia, ritenuti di redditività troppo bassa, e dunque bisognosi di un "aiutino" pubblico.

D'altra parte, anche spendere i 224 milioni di Porta Pia, non sarà facile, soprattutto a causa dei vincoli del patto di stabilità sulla spesa dei Comuni. Come noto tali vincoli hanno indotto i Comuni (lo dimostrano i dati Anci e anche quelli della Corte dei conti) a contrarre la spesa per investimenti più di quella corrente, sia avviando meno opere sia pagandole in ritardo. Ebbene – ragiona l'Anci – i continui inasprimenti, ultimo con il decreto spending review 2, hanno creato negli enti locali una libertà di bilancio ormai ridotta al lumicino, e c'è dunque il concreto rischio che anche se i Comuni otterranno i finanziamenti del piano città, poi non potranno spenderli.


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