Città e Urbanistica

Piano città/i progetti. Piacenza scommette su social housing e residenze per studenti

Lorenzo Bordoni

La proposta del comune emiliano ruota su uan serie di complessi immobiliari anche di proprietà statale

Creare una struttura all'interno del centro storico che accolga sia social housing che residenze per studenti universitari. Il progetto che Piacenza porta avanti e su cui vuole chiedere il finanziamento del Piano Città riguarda una serie di edifici dislocati nella zona più pregiata della città, ora dismessi. Edifici sia di proprietà comunale che statale (attraverso il Demanio), per una superficie lorda utile (Slu) di oltre 15mila metri quadrati.

«Per potenziare l'offerta abitativa per gli studenti del Politecnico di Piacenza – spiega il vicesindaco con delega ai Lavori Pubblici, Francesco Cacciatore – da tempo stiamo lavorando per rendere disponibile, attraverso un piano di riqualificazione, una serie di palazzi del centro storico che si trovano proprio vicino al polo dove hanno sede la facoltà di Ingegneria e di Architettura. Attraverso questo piano, il nostro obiettivo è quello di aumentare il numero degli alloggi, sia universitari che non, e recuperare una parte della città storica».

Secondo i rilevamenti più aggiornati, l'intero intervento, che prevede sia interventi di recupero che infrastrutturali, ha un valore di circa 41 milioni di euro per 16 metri quadri di Slu. «La quota di cofinanziamento che siamo interessati a chiedere allo Stato si aggira invece intorno ai 20 milioni», aggiunge Cacciatore.

Ci sono una serie di immobili con piani di recupero già attivati dal Comune; oltre che per il residenziale, anche per attività ricreative (teatro, ritrovo studenti). «Si tratta di stabili di nostra proprietà – continua il vicesindaco -.Per quanto riguarda invece la 'fetta' di proprietà del Demanio la procedura risulta più lunga ma noi continuiamo ad andare avanti, sperando di poter includere anche questi all'interno del progetto di recupero con i fondi del Piano Città».

Un progetto che, tra le altre difficoltà, deve fare i conti con i vincoli e le tempistiche della Sovrintendenza (in quanto spesso si tratta di edifici storici) e, soprattutto, dal Patto di Stabilità. «I nostri sforzi devono essere aiutati tramite un provvedimento chiaro del Governo che specifichi come questo tipo di interventi possa essere realizzato senza i vincoli del Patto». In caso contrario, «anche avendo i fondi del Cipe a disposizione, non avremmo possibilità di utilizzare i finanziamenti del Comune per pagare l'altra tranche dei lavori».


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