Città e Urbanistica

Meno di un mese per inviare le proposte. Ciaccia: iniziative per 6 miliardi e accordo con l'Abi per spendere le risorse pubbliche

Massimo Frontera

Una sessantina le candidature raccolte finora dall'Anci. Entro il 5 ottobre vanno inviate a Porta Pia

Battezzata la "cabina di regia" del piano città, la palla passa ora ai Comuni, che hanno meno di un mese – esattamente 29 giorni da oggi – per presentare i progetti che si contenderanno i 224 milioni di risorse pubbliche messe a disposizione dal ministero delle Infrastrutture. La cabina di regia per la valutazione e la selezione delle iniziative (prevista dal Dm Infrastrutture del 3 agosto scorso) è stata composta e presentata ufficialmente oggi, venerdì 7 settembre. Ne fanno parte 11 tecnici in rappresentanza di altri ministeri, più due tecnici di Regioni e uno in rappresentanza dei Comuni, uno dell'Agenzia del Demanio e uno di Cassa depositi e prestiti.

La scadenza per inviare le proposte-candidature al ministero delle Infrastrutture è stata fissata al prossimo 5 ottobre. Molti comuni hanno già inviato la propria proposta, ma dovranno rispedirla formalmente, evidenziando gli elementi che maggiormente verranno presi in considerazione nella selezione. A ricordarli è stato il viceministro alle Infrastrutture Mario Ciaccia, "padre" del piano città.

Finora le proposte raccolte dell'Anci e portate a conoscenza del ministero Infrastrutture sono già 58 e «"cubano" sei miliardi», ha detto il vieceministro alle Infrastrutture Mario Ciaccia, "padre" del provvedimento presentando la prima riunione insediativa del piano città.

Ciaccia ha anche voluto sottolienare la velocità del lavoro fatto finora sul piano città. «L'idea è nata ad aprile e l'abbiamo realizzata in quattro mesi - ha rimarcato -. La legge è andata in Gazzetta ad agosto. Abbiamo galoppato». Ma è solo l'inizio. «Dobbiamo dare risposte entro l'anno - ha detto Ciaccia - con cantieri entro l'anno. Altrimenti abbiamo scherzato».

Il viceministro ha poi anticipato la volontà di predisporre un accordo quadro con l'Abi «per rendere attualizzabili le risorse pubbliche». Risorse che sono spalmate in cinque anni ma che i Comuni devono poter spendere subito, e senza infrangere il patto di stabilità interno.

«Nella valutazione sarà data priorità alle operazioni cantierabili e con una maggiore quota di finanziamento privato», ha poi aggiunto ricordando i principi guida fissati dal Decreto Sviluppo.

«Ci interessa capire quali saranno le procedure e i criteri di selezione – dice Paolo Buzzetti, presidente dell'Ance - e come si potrà dare una continuità al Piano casa. Abbiamo le nostre proposte, sul piano fiscale e delle procedure»

Nella prima riunione non si è parlato di progetti. Il primo incontro è servito più che altro a far incontrare i componenti e a dare un segnale all'esterno di Porta Pia.

Ai fini dell'approvazione delle iniziative, il pool di tecnici non pesa allo stesso modo, anche se il peso della votazione è ripartita equamente tra i principali Enti coinvolti: Stato (11 voti), Regioni (11) e Comuni (11), più Agenzia del Demanio (un voto) e Cassa depositi e prestiti (un voto). Gli undici voti dei comuni sono concentrati nell'unico rappresentante, quello delle Regioni sono suddivisi equamente tra i due componenti mentre ciascuno degli 11 rappresentanti dei ministeri esprime un voto.

I tecnici chiave del ministero delle Infrasttrutture sono tre: Costanza Pera, Domenico Crocco e Giancarlo Storto.

Della Cabina farà parte (senza diritto di voto) una nutrita rappresentanza di Cassa Depositi e prestiti, con Matteo del Fante (direttore Cdp), Clemente Di Paola (responsabile dell'area immobiliare) e Sergio Urbani (condirettore di Cdp Investimenti Sgr). A Via Goito si guarda come un serbatorio di professionalità ma soprattutto di risorse: il fondo immobiliare per il social housing, ha infatti ancora circa 1,6 miliardi di euro da investire e i progetti del piano città può rappresentare una opportunità in più per individuare operazioni redditizie.

Anche se la cabina di regia sul piano città è partita, restano irrisolti alcuni punti importanti. Il principale è di tipo "culturale" e procedurale al tempo stesso. Le norme non fanno riferimento a una griglia di valutazione definita nel dettaglio, e soprattutto manca un corrispondente punteggio che definisca una graduatoria. Si tratta di un approccio più prestazionale che prescrittivo.

Il limite è che l'ampia discrezionalità nella valutazione possa sia disorientare i Comuni "concorrenti" sia allungare i tempi dell'istruttoria e della decisione (non indicati in nessuna delle due fasi), oppure caratterizzarla troppo in base a elementi più "politici" oppure ancora aprire un'autostrada di contenziosi.

Nodo risorse: 224 milioni (in cinque anni) sono nulla rispetto agli obiettivi. Le vere risorse stanno altrove e vanno catturate con incentivi, defiscalizzazioni, creatività e sinergie con altri soggetti pubblici e privati. La sfida vera si gioca su questo terreno.

Cassa depositi e Prestiti. Via Goito può giocare un ruolo propulsivo determinante, si attendono segnali per capire se parteciperà solo come banca o come soggetto pubblico.


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