Città e Urbanistica

Piano città/i progetti. Roma candida Tor Bella Monaca e lo Sdo di Pietralata

Giulia Del Re

Demolizioni e ricostruzioni nel quartiere popolare e il nuovo polo direzionale nell'area a nord-est


La realizzazione del Sistema direzionale orientale (Sdo) di Pietralata è uno dei progetti che la Capitale vorrebbe inserire nel Piano città, approfittando della possibilità di ricevere parte delle risorse necessarie direttamente dal Governo.
Il problema – non secondario – è che il Campidoglio ancora non sa bene quante risorse servono per lo Sdo e, dunque, quanti fondi chiedere allo Stato. Del Sistema direzionale orientale si parla da almeno un trentennio: da quando, con l'approvazione del vecchio Prg, Roma aveva scelto la zona di Pietralata come nuovo centro (mai realizzato) di ricollocazione delle infrastrutture direzionali della città al di fuori dal centro storico.
Nel tempo il progetto Sdo è naufragato perché nessun ministero o ente pubblico avrebbe accettato di trasferirsi nell'allora estrema periferia orientale della città. Successivamente, Pietralata si è trasformata in un quartiere molto attraente dal punto di vista urbanistico: a pochi passi dalla nuova stazione Tiburtina dell'alta velocità, collegato con la metropolitana al centro storico della città, non lontano dal quartiere universitario della Sapienza.
Nel 2002, l'allora sindaco Walter Veltroni decide di attualizzare il progetto dell'ex Sdo e firma un protocollo per riqualificare la zona trasferendovi uffici, residenze universitarie, una sede dell'Istat, alcune facoltà della Sapienza. Nel 2008, si insedia Gianni Alemanno che modifica parte del progetto realizzato dall'architetto Franco Purini per la riqualificazione di Pietralata.
«La piastra di cemento armato sulla quale avrebbero dovuto poggiare gli uffici dell'università La Sapienza e la sede Istat non ci convinceva», aveva spiegato con l'occasione l'assessore capitolino ai Lavori pubblici, Fabrizio Ghera.
Così, a distanza di quasi un decennio dalla firma del protocollo, la riqualificazione di Pietralata ancora non è decollata. Il vecchio progetto, quello per realizzare le residenze universitarie e la sede Istat è ancora in fase di lavorazione (100 milioni l'investimento stimato). Nessuna certezza sulla facoltà della Sapienza che doveva essere trasferita nell'area (nel 2010 il direttivo dell'Università aveva parlato di "gara imminente". Da allora non se n'è più saputo nulla).
A conti fatti, è quasi impossibile stimare di quante risorse Roma avrebbe bisogno per lo Sdo: molti investimenti, come la realizzazione del campus universitario e la sede Istat, sono a carico dei rispettivi enti.
Invece il Print (Programma integrato di riqualificazione urbana) che dovrebbe risistemare tutta l'area ex abusiva sarà finanziato con risorse private (circa 300 milioni).
Alla fine, a carico del bilancio comunale resterebbero le opere di urbanizzazione, l'adeguamento della viabilità (dove non finanziato dagli oneri concessori) e la riorganizzazione infrastrutturale complessiva del nuovo quartiere.
Sulle risorse necessarie, però, l'assessorato capitolino ai Lavori pubblici non si pronuncia. «Difficile – con questi presupposti – avanzare una richiesta concreta al Governo».
E mentre l'assessore ai Lavori pubblici, Fabrizio Ghera, fa sapere che «sono in corso colloqui col ministero delle Infrastrutture per valutare la fattibilità del progetto», l'assessore capitolino all'Urbanistica, Marco Corsini, si fa avanti con un altro progetto che potrebbe essere nell'elenco di quelli finanziabili con il Piano città: la demolizione e ricostruzione di Tor Bella Monaca. Un progetto che – finora – si è basato solo sulle risorse private (premi di cubatura per i costruttori interessati a demolire e ricostruire un intero quartiere popolare). Ma che, secondo Corsini, potrebbe essere parzialmente finanziato dallo Stato, al fine di ridurre il carico urbanistico in tutto il quadrante urbanistico.


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