Città e Urbanistica

Piano città/i progetti. Bari candida il recupero del waterfront

Massimiliano Scagliarini

La trasformazione del qartiere San Girolamo è già in parte coperta con i fondi europei, ma il Comune ha bisogno di risorse per la secodna tranche

La riqualificazione del waterfront del quartiere periferico di San Girolamo, già in parte finanziata con fondi europei, è il progetto che Bari ha candidato per il Piano città del viceministro Ciaccia. Una proposta che è entrata nella short list delle Infrastrutture grazie agli ottimi rapporti romani dell'assessore comunale all'Urbanistica, Elio Sannicandro: dopo aver ottenuto i 17 milioni per la parte pubblica dell'intervento (quella che si affaccia sul mare), Bari spera di ottenere i fondi necessari a completare la seconda fase. Cioè le opere pubbliche accessorie e il social housing, da attuare con il coinvolgimento dei privati.
In questi giorni gli uffici della ripartizione Territorio dovranno inviare al Ministero le schede tecniche di sintesi su cui avverrà l'istruttoria formale. Ma a inizio maggio, sollecitato in tal senso, il Comune aveva già trasmesso il Piru (Piano integrato di recupero urbano) approvato nell'ambito del Documento di rigenerazione Urbana: è lo strumento previsto dalla legge regionale 21/2008 per realizzare interventi di ricucitura, riuso e riqualificazione integrati con le politiche abitative, ambientali e culturali.
Per ora, come detto, il progetto per San Girolamo riguarda la riqualificazione del lungomare, su cui sono già confluiti i fondi europei: 8,5 milioni per l'intervento di riqualificazione della costa, e altri sette milioni per le opere a terra che la Regione ha erogato sull'asse VII (Città). Dopo l'ok con prescrizioni alla Via, sono in corso le conferenze di servizi per l'approvazione del progetto che verrà mandato in gara: si parte dal primo stralcio, quello "lato mare", dove i lavori dureranno circa due anni. Il Comune prevede di pubblicare il bando entro l'estate, e spera di riuscire ad aggiudicare entro la fine del 2012.
Gli eventuali finanziamenti del Piano città serviranno poi a completare gli obiettivi descritti nel Dpp di rigenerazione. Ovvero «gli interventi di recupero ambientale e paesaggistico degli sbocchi delle lame», la «realizzazione di nuovi collegamenti con il San Paolo in chiave di mobilità sostenibile» e, soprattutto «il recupero del patrimonio edilizio esistente per favorire l'inserimento di attività turistico-ricettive, culturali, commerciali e artigianali». Tradotto in pratica, vuol dire trovare i finanziamenti per completare il progetto di riqualificazione (in cui ci sono anche il nuovo acquario cittadino da seimila mq e il bacino nautico) e per sbloccare un intervento complementare già progettato e in parte finanziato, vale a dire il parcheggio di scambio per il collegamento intermodale con la nuova metropolitana per l'aeroporto: sono disponibili sette milioni del ministero dell'Ambiente, ma per partire ne servono almeno altri tre.
Ma soprattutto il Piru tocca l'argomento del social housing, che è (o dovrebbe essere) il cuore finanziario del Piano città. Il quartiere di San Girolamo è stato già oggetto di una operazione di sostituzione edilizia sulle case popolari dello Iacp (tuttora in corso), ma il tessuto particolarmente degradato si presta a iniziative di valorizzazione immobiliare. Molti degli insediamenti abitativi che si affacceranno sul nuovo lungomare potrebbero infatti essere demoliti e ricostruiti in altezza, con un recupero di volumetrie da destinare al social housing: esattamente il meccanismo previsto dalla legge regionale (che concede appositi bonus di cubature). Un'operazione in cui andrebbero coinvolti lo Iacp e i privati, secondo uno schema simile a quello che a Bari è stato già sperimentato con il Pirp di Japigia.


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