Città e Urbanistica

Ecomafie, nel 2011 quasi 6.700 reati nel ciclo del cemento e 26mila nuovi casi di abusivismo

Alessia Tripodi

Il rapporto Legambiente sull'ecocriminalità: il cemento illegale dilaga in Campania, Calabria, Sicilia e Puglia - Gli ambientalisti lanciano la campagna «Abbatti l'abuso»

Quasi 4 denunce al giorno per reati legati a cemento illegale e abusivismo, oltre 25.800 tra nuove costruzioni e grandi ristrutturazioni abusive, per un un fatturato che arriva a 1,8 miliardi di euro. Sono allarmanti i dati di «Ecomafia 2012», il rapporto sulla criminalità ambientale presentato oggi a Roma da Legambiente nel corso di una conferenza stampa a cui hanno partecipato, tra gli altri, il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, il sottosegretario all'Interno, Carlo De Stefano, oltre al presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza.

Secondo il rapporto, anche nel 2011 il cemento (insieme con i il traffico illegale di rifiuti) si conferma settore «clou» del business gestito dall'ecocriminalità, che spazia dagli illeciti agroalimentari, ai furti di opere d'arte, al racket degli animali e agli incendi boschivi, per un giro d'affari totale che lo scorso anno ha superato i 16,6 miliardi di euro. E dall'inizio del 2012 sono già 18 i comuni sciolti per infiltrazione mafiosa (in tutto il 2011 erano stati appena 6), per reati spesso legati proprio al ciclo illegale del cemento. Un settore dove - nonostante la crisi e il calo del 20% stimato dal Cresme nel mercato legale - l'abusivismo è cresciuto: dal 2003 (anno dell'ultimo condono edilizio) al 2011, dice Legambiente, sono state costruite oltre 258mila abitazioni illegali, per un fatturato totale di 18,3 miliardi. Oltre il 47% dei reati è concentrato nelle regioni del Mezzogiorno - Campania in testa, seguita da Calabria, Sicilia, Puglia - ma anche nel Lazio, in Lombardia e in Liguria.
«Basta scuse, le case illegali vanno demolite come prevede la legge» ha detto il responsabile ambiente e legalità di Legambiente, Enrico Fontana - e per questo oggi lanciamo la campagna "Abbatti l'abuso", perchè è dal rispetto delle leggi che bsogna partire, in attesa di vedere finalmente l'introduzione dei delitti contro l'ambiente nel Codice penale».


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