Città e Urbanistica

Task force di 300 professionisti impegnati nella verifica dell'agibilità degli edifici

Fabiana Calsolaro

Trecento professionisti per oltre 30mila richieste di verifica di agibilità nei territori danneggiati dal sisma. Nelle 120 squadre al lavoro ci sono tecnici della Protezione Civile, funzionari regionali e professionisti volontari

Sono circa 300 (divisi in 120 squadre da 2-3 soggetti) i professionisti impegnati nelle verifiche di agibilità nelle zone colpite dal sisma. «Si tratta – spiegano dalla Protezione civile – di funzionari regionali e di Enti pubblici, ma anche di liberi professionisti abilitati a tali verifiche dopo avere seguito un apposito corso». Il corso, ci spiega Walter Baricchi, presidente dell'Ordine degli Architetti di Reggio Emilia, è quello in "Gestione dell'Emergenza Sismica", in attuazione dell'accordo sottoscritto tra Cna e Protezione Civile.

«Abbiamo recuperato qualche numero in più – aggiungono dalla Protezione civile – tra militari del Genio e Vigili del fuoco». «Si tratta di volontari con solo rimborso di vitto e alloggio e, ovviamente, assicurazione», aggiunge il presidente del Consiglio nazionale degli architetti, Leopoldo Freyrie, che tiene a sottolineare la necessità di un protocollo etico: «Una cosa sarà il professionista interpellato per la ricostruzione, e lì vigerà il libero mercato, magari con la definizione di tariffe di riferimento per garantire minori spese e un trattamento particolare per le fasce più deboli, ma chi fa il volontario fa il volontario. Ci sono piccole ambiguità nel decreto, – spiega Freyrie – per la verifica con scheda Aedes il privato può anche incaricare un proprio professionista, vorremmo che si chiarisse che comunque si tratta di lavoro non pagato e volontario e che non ci sarà chi possa speculare su questo. Noi faremo la nostra parte stilando delle norme etiche, ma decreti e ordinanze devono essere chiari sul fatto che non c'è mercato su questa cosa».

Dalla Protezione civile ci spiegano come avvengono le verifiche: «Ci sono due linee: le verifiche speditive, fatte soprattutto dai Vigili del fuoco, che avvengono a tappeto. Di queste una certa quota richiede un'ulteriore verifica con scheda Aedes. L'altra linea è la verifica diretta con scheda Aedes, cui vanno edifici su segnalazione specifica, in genere da parte dei sindaci ai quali i proprietari segnalano a loro volta».

C'è, poi, un ulteriore livello di verifica per «edifici da rivedere con approfondimenti», ovvero «edifici complessi strutturalmente o con una complessità di danno non sempre facilmente classificabile», ci spiega Baricchi. Ad oggi, tra le verifiche Aedes dirette e quelle necessarie dopo la prima scrematura dei Vigili del fuoco, sono circa 30mila le richieste in coda, smaltite al ritmo di un migliaio al giorno, dati numerici abbastanza consolidati, spiegano dal Dipartimento, che possono aumentare di poco, salvo nuove scosse.

Per quanto riguarda i presidenti di Regione, da subito nominati commissari e investiti di grandi responsabilità, il presidente dell'Emilia Romagna, Vasco Errani, dichiara a Edilizia e Territorio: «Ho detto fin da subito che non decido da solo: con i sindaci e i presidenti di Provincia faremo una cabina di regia, momento essenziale di partecipazione e condivisione. Difficoltà ci sono e ci saranno, ma proviamo a fare una cosa innovativa e efficace».

E su possibili correzioni alle prime disposizioni normative: «Il decreto è una scelta da apprezzare, che dimostra che il governo è presente e che ci sono i fondi per iniziare subito un lavoro importante».

Infine, sulle mosse da mettere in campo subito e la possibilità di soluzioni abitative temporanee: «Acceleriamo le verifiche in corso per capire i danni e dare una dimensione più precisa alle inagibilità. Ciò consentirà di procedere prima possibile alle opere di messa in sicurezza, dando risposte sia per le abitazioni che per i luoghi di lavoro, come a scuole, servizi sanitari, beni culturali, storici e religiosi. Ogni soluzione sarà vista nel contesto della sicurezza per le persone e studiata con i sindaci».


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