Città e Urbanistica

Protezione civile: in molti casi serviranno interventi, anche se l'edificio è senza danni

Fabiana Calsolaro

Mauro Dolce :«Si tratterà, in caso di carenze strutturali, di interventi rapidi, che consistono sostanzialmente in collegamenti a secco tra elementi strutturali.»

Servirà un livello di sicurezza pari ad almeno il 60% di quello previsto per un capannone nuovo, costruito secondo la vigente normativa antisismica, per poter certificare l'agibilità degli edifici a destinazione produttiva siti nei Comuni dell'Emilia Romagna che hanno subito nei giorni scorsi una scossa sismica uguale o superiore a 3.5 gradi della scala Richter. E questo vale anche per i capannoni che non hanno subìto nessun danno in seguito ai terremoti dei giorni scorsi.

È qanto previsto in una norma che il Governo ha inserito in corsa nel decreto legge 6 giugno 2012, n. 74 , pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 131 del 7 giugno. Il Dl ha nominato subito commissario straordinario il presidente della Regione Vasco Errani, mettendolo a capo del coordinamento delle azioni post-sisma e ha fatto chiarezza su alcune questioni post-terremoto tra le più urgenti. Lo spiega in anteprima ai microfoni di Edilizia e Territorio il professor Mauro Dolce, direttore dell'ufficio valutazione, prevenzione e mitigazione del rischio sismico della Protezione civile. La norma del decreto legge, di fatto "concepita" dopo l'approvazione in Consiglio dei Ministri, serve a chiarire l'articolo unico del'ordinanza di Protezione Civile n. 2 del 2 giugno, che imponeva, prima di riprendere le attività nei capannoni industriali, anche non danneggiati, di «acquisire la certificazione di agibilità sismica rilasciata, a seguito di verifica di sicurezza effettuata ai sensi delle norme tecniche vigenti, da un professionista abilitato». Una norma che ha scatenato critiche, e anche richieste di chiarimento.

«Per l'edilizia ordinaria, di civile abitazione e uffici - ci spiega Mauro Dolce - l'agibilità verrà certificata da squadre di 2-3 tecnici, abilitati dopo avere svolto un apposito corso, sulla base del danno, giudicando se questo abbia indebolito la struttura al punto che una nuova scossa della stessa intensità della precedente potrebbe provocare ulteriore danno o addirittura il crollo. Per i capannoni l'agibilità non riguarderà solo il danno. Infatti, il provvedimento verrà esteso a tutti i capannoni compresi nell'ambito territoriale dei Comuni che hanno risentito di una scossa uguale-maggiore a 3.5, anche quelli senza alcun danno, in vista del fatto che l'epicentro può spostarsi su un raggio di circa 60 km verso est o ovest, e dunque anche capannoni senza danni, perché lontani dall'epicentro originario, potrebbero subire danni per una nuova scossa con epicentro spostato».
Si procederà con la valutazione per tre step, spiega Dolce: «Una prima rapida verifica, ispezione visiva per valutare eventuali carenze strutturali gravi, sostanzialmente mancanza di collegamenti tra elementi strutturali quali travi e pilastri o travi primarie e secondarie, e in questo caso gli interventi consisteranno nel realizzare collegamenti a secco tra elementi strutturali. Poi si valuterà la presenza di tamponature pesanti disposte all'esterno della struttura portante e con collegamenti che garantiscano solo resistenze verticali, per cui sarà necessario migliorare i collegamenti tra elementi strutturali e non. Infine si valuterà la presenza di scaffalature alte e che portino carichi pesanti prive di controventature, che collassano facilmente, cadendo magari contro le strutture portanti e provocando lo spostamento dei pilastri e la caduta delle travi. Se non si riscontrano queste carenze strutturali si procederà al rilascio immediato dell'agibilità sismica, fermo restando che entro tre mesi un professionista abilitato (iscritto all'ordine) svolgerà comunque una verifica sismica ai sensi della normativa tecnica».

Domanda: essendo le norme antisismiche di recentissima attuazione in Emilia (2003, obbligatorie dal 2005), i capannoni soggetti a tale verifica risulteranno praticamente tutti non conformi? Qui entra in ballo la riduzione al 60% del livello di sicurezza richiesto rispetto a capannoni di nuova costruzione come da criteri della normativa vigente, norma che verrà inserita nel Dl già approvato e di prossima pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. «Aggiungendo che, pur trattandosi di capannoni quasi tutti pre-normativa sismica – aggiunge Dolce –, è possibile che i progettisti abbiano comunque usato, a loro tempo, accorgimenti e criteri che soddisfino tale soglia, ci potrebbe essere una buona copertura in termini di capannoni che soddisfino la sicurezza del 60%. Tutto, in fondo, dipende da quanta armatura in acciaio c'è dentro le sezioni in calcestruzzo». Se non verrà soddisfatta la soglia del 60%? «Sarà necessario un intervento per raggiungerla entro sei mesi».

Quindi in sostanza di che tipo di interventi stiamo parlando? «Si tratterà, in caso di carenze strutturali, di interventi rapidi, che consistono sostanzialmente in collegamenti a secco tra elementi strutturali. Non ci sarà bisogno di particolari specializzazioni per eseguire i lavori: imprese abituate, che montano i prefabbricati sono perfettamente in grado di eseguire i collegamenti. Per la seconda categoria, cioè il post verifica e non raggiungimento del 60% di sicurezza, le situazioni e gli interventi sono variegati: dai problemi alle fondazioni, e quindi interventi più complessi e lunghi, alla duttilità dei pilastri, e quindi più rapidi. In questo caso, potrebbero servire specializzazioni diverse a seconda degli interventi richiesti».


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