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Clini: 45 miliardi per mettere in sicurezza il territorio - Per la prevenzione privata già pronto 1 miliardo

Il piano della Protezione civile attivato a marzo e rivolto anche ai privati prevede un investimento di 965 milioni in 7 anni. Per il 2012 disponibili 145 milioni da distribuire tra le Regioni in base al rischio sismico
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La classificazione sismica al 2006La classificazione sismica al 2006

«Per mettere in sicurezza il territorio dal rischio di dissesto idrogeologico saranno necessari 41 miliardi in 15 anni. A questa previsione vanno aggiunte le iniziative necessarie per la prevenzione degli eventi sismici». È la stima che il ministro Corrado Clini, ipotizza come necessaria per mettere in sicurezza il territorio italiano dai rischi frane e terremoti.

Una cifra importante, difficile da immaginare come realmente sostenibile in tempi di rigore e crisi economica per le casse dello Stato. «Per il dissesto idrogeologico abbiamo già messo in moto un miliardo di fondi pubblici deliberato dal Cipe due mesi fa - dice Clini - . Per quanto riguarda gli eventi sismici recenti il Consiglio dei ministri ha attivato la misura per l'aumento delle accise sulla benzina e il recupero dal finanziamento pubblico ai partiti che in totale ammonterà a 500 milioni di euro. Per i prossimi anni avremo uno stanziamento di un miliardo che si recupererà con la diminuzione della spesa pubblica».

Anche se il ministro si dimentica di segnalarlo, in realtà uno stanziamento consistente per la prevenzione sismica, anche da parte dei privati è già stato messo in campo dalla Protezione Civile. Si tratta dei 145,1 milioni che costituiscono la prima tranche del piano pluriennale - da 965 milioni i complessivi - per la prevenzione anti-sismica, sbloccato a metà marzo con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell'Ordinanza «Gabrielli-Monti» n. 4007. Un passo importante nell'ottica della prevenzione anti-terremoto perché una quota consistente di questi fondi, da un minimo da 26 a 52 milioni, dovranno essere assegnati ai privati attraverso bandi comunali, per la messa in sicurezza delle loro abitazioni.

Il passaggio dalla disponibilità dei fondi al cantiere non è immaginabile come automatico, perché i fondi statali copriranno soltanto una quota minoritaria della spesa, in una forbice compresa tra il 20 e il 60% a seconda a seconda del tipo di intervento e delle condizioni dell'edificio, e il resto dovranno metterlo i privati. I quali, però, potranno beneficiare anche delle detrazioni Irpef del 36% (sulla parte da loro cofinanziata), arrivando così a una copertura dei costi complessivi stimabile fra il 50 e il 75 per cento.

I fondi per interventi di prevenzione anti-sismica su edifici a elevato rischio, pubblici e privati, sono stanziati dall'articolo 11 del Dl post-Abruzzo, convertito con la legge 77/2009. Si tratta di 965 milioni di euro in sette anni, con aumento dei fondi annuali fino ai 195,6 del 2012, 2013, 2014. Risorse sicure perché già incluse nello stato di previsione del ministero dell'Economia. «Si tratta – ha spiegato Mauro Dolce, ordinario di Tecnica delle costruzioni e dal 2006 capo dell'ufficio Rischio sismico e vulcanico della Protezione civile – del primo programma sistematico di prevenzione sismica mai realizzato in Italia».

Le procedure prevedono che un decreto del capo della Protezione civile i fondi vengano ripartiti tra le Regioni, sulla base di parametri di pericolosità e rischio sismico. All'Emilia Romagna dovrebbe andare subito una prima tranche di cofinanziamento di circa 12 milioni, magari da rivedere alla luce delle vittime e delle macerie generate dagli eventi sismici di questi giorni. Quote più alte di fondi sono previste per zone finora considerate a maggiore rischio come l'Irpinia, la Calabria, la Sicilia Orientale. Gli interventi di microzonazione devono essere co-finanziati dalle Regioni o dai Comuni almeno al 40%; le Regioni, sentiti i Comuni, individuano i territori dove è prioritario intervenire. Per gli edifici pubblici le Regioni, sentiti sempre i Comuni, dovranno elaborare programmi di intervento entro 60 giorni dal decreto Gabrielli, trasmettendoli a Roma entro altri 30. Per gli edifici privati le Regioni individuano criteri di selezione e poi individuano i Comuni, ai quali spetta poi fare bandi per assegnare le risorse ai privati che ne facciano richiesta, in base a una graduatoria a punteggi.

Un miliardo di euro è tanto o poco? «È tanto rispetto a quanto fatto finora - è la risposta di Dolce -, e possono diventare 1,5-2 miliardi di euro con i co-finanziamenti. E la costanza annuale dei fondi è fondamentale. Dopodiché, certo, per mettere in completa sicurezza sismica gli edifici pubblici e privati in Italia servirebbero 100-300 miliardi di euro...». «Occorre considerare, però – è la conclusione – che i terremoti degli ultimi 50 anni sono costati circa 150 miliardi di euro e 4.500 vittime».

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