Città e Urbanistica

Tocci: «Le amministrazioni pubbliche sono zecche immobiliari, stampano soldi con i diritti edificatori»

Paola Pierotti

Morire di rendita? Morire di rendita a vivere di rendering? Morire e basta. Con questi slogan è iniziato l'incontro promosso dall'Istituto Nazionale di Architettura (Inarch) lunedì 16 aprile 2012 dedicato all' «Architettura nell'età della crisi. Economia di carta e di mattone: finanza, rendita e territorio».
«L'immobiliare è stato il proseguimento della finanziarizzazione con altri mezzi, e mai il rapporto era stato così organico tra questi due modi di formazione della ricchezza. Così, la rendita, a dispetto della scarsa attenzione ricevuta dalla pubblicistica corrente, è stata una forza che ha agito in profondità modellando le strutture produttive, gli assetti territoriali, l'immaginario collettivo e i comportamenti dei diversi attori, politici, tecnici e economici. La rendita è un essenziale problema politico.» Così Walter Tocci, deputato Pd, ex vicesindaco del Comune di Roma, ha riportato l'attenzione sul tema della rendita. «Le nostre amministrazioni pubbliche - ha detto - sono zecche immobiliari: stampano soldi con i diritti edificatori». Si usa l'urbanistica come carta-moneta.

In occasione dell'incontro promosso a Roma dall'Inarch, Tocci ha spiegato in sintesi l'evoluzione del tema. «Negli anni '50-'60 erano i costruttori a usufruire di una rendita marginale. Negli anni '80 si è manifestata una nuova '"razza" di imprenditori: immobiliaristi - spiega Tocci - che sono anche finanzieri e che hanno fatto la loro strada in virtù dello sviluppo terziario. Oggi ci troviamo nella fase di rendita pura: c'è una strettissima connessione tra rendita e mondo della finanza, a prescindere dalle singole realizzazioni».
Tocci ha ricordato nella sua presentazione (con stretto riferimento al suo saggio «L'insostenibile ascesa della rendita urbana» in Dialoghi Internazionali. Città del mondo, n.10 del 2009) che la crisi economica recente è scaturita proprio dall'impossibilità di 5milioni di famiglie americane di pagare i mutui immobiliari. «E' cambiato il rapporto con la struttura fisica della città - spiega Tocci -. Negli anni '90, con la diffusione del real estate tante grandi imprese sono entrate in competizione tra loro e si sono riscattate proprio grazie alla rendita». Tocci, attento osservatore dei temi dell'urbanistica e della città, ha ricordato i nomi dei Benetton, dei Romiti, dei Pirelli, di Fiat: «Hanno usato beni pubblici come beni rifugio».

Il quadro economico, politico e urbano ha inevitabili ricadute sull'architettura. Non sempre positive: «Per giustificare alcune operazioni che non hanno attinenza con lo sviluppo urbano, ma che sono legate ad altri interessi, serve una legittimazione. Ecco allora che si è usata l'architettura, soprattutto quella delle archistar»ha commentato Tocci. «Ma una valorizzazione immobiliare può determinare un plusvalore anche prima che si manifesti la realizzazione. Ed è su questo punto che dovrebbero lavorare le amministrazioni. Se la "zecca immobiliare" produce e alloca risorse deve essere sfruttata al meglio».
Il riuso di strutture abbandonate, le aree demaniali da riqualificare sono i temi del futuro. «Serve però una politica concorrenziale - ha detto Tocci - non si può vendere al privato e fare poi la trattativa sui numeri. Il principio concorrenziale andrebbe anteposto: ecco allora la necessità di concorsi di progettazione e di gare anche per gli operatori»

Altro nodo critico per Tocci è la figura del Sindaco, e il suo ruolo da quanto viene scelto per elezione diretta. «Il futuro della città non si può impostare con un unico uomo al comando. La soluzione? Duplice, dall'alto e dal basso. Lo Stato, ad esempio, ha abbandonato le politiche settoriali e si è occupato di procedure di bilancio, normative e di federalismo, scaricando sulle amministrazioni troppi vincoli asfissianti. Bisogna ripensare a politiche nazionali ricche di contenuti perchè le città sono il futuro del Paese».
Il dibattito promosso dall'Inarch e dal vice-presidente Francesco Orofino, ha visto la partecipazione di Riccardo Conti, vicepresidente dell'Associazione Romano Viviani, Umberto Croppi, presidente Associazione Unacittà, Daniel Modigliani, Presidente Inu Lazio, Rosario Pavia, docente di Urbanistica di Pescara e Pasquale Persico, docente di Economia Politica a Salerno, Ambrogio Prezioso, vice-presidente Inarch e Luca Zevi, presidente Inarch Lazio.


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