Città e Urbanistica

Buzzetti (Ance): «La certificazione non sia solo un impegno burocratico»

Paola Pierotti

L'indagine «La qualità edilizia in Italia: definizioni, percezione, criticità e vantaggi»

Filiera sempre più integrata nell'edilizia. La sostenibilità abbatte le barriere tra architetti e ingegneri, la certificazione quella tra professionisti e costruttori. La spinta della recessione semplifica i prodotti e migliora i processi progettuali e costruttivi, l'innovazione individua le soluzioni di qualità a prova di crisi.
Secondo una recente indagine promossa da Federcostruzioni e Cresme su «La qualità edilizia in Italia. Definizioni, percezione, criticità e vantaggi», la qualità degli edifici viene misurata oggi considerando i parametri della durevolezza e della conformità dei requisiti e delle aspettative. Si guarda all'estetica quindi ma anche alla funzionalità, che secondo gli operatori del settore si riesce a valutare solo con una certificazione di tipo "prestazionale", capace di certificare quindi il prodotto a 360 gradi, in modo univoco e trasparente. «È fuori discussione la necessaria alleanza tra progettisti e costruttori, a partire dai progetti di riuso e di riqualificazione all'interno delle città - dichiara Paolo Buzzetti, presidente dell'Ance e alla guida di Federcostruzioni -. Stiamo lavorando per proporre al Governo indicazioni precise per intervenire sul patrimonio costruito a partire dagli edifici che hanno più di 50 anni (e sono il 70%), che richiedono interventi di manutenzione straordinaria e politiche di risparmio energetico. La qualità, certificata, deve valere per i materiali, i prodotti, per il cantiere e per l'opera finita». L'Ance sta lavorando con tutta la filiera dell'edilizia e con gli architetti perché «la certificazione non sia un oneroso impegno burocratico e formale, ma presti attenzione alla sostanza».
Solo per il 10% degli intervistati nell'indagine Cresme-Federcostruzioni la certificazione «è solo un costo» mentre per il 45% dei professionisti coinvolti «la certificazione è un elemento importante nella selezione di un prodotto finito e dovrebbero averla tutte le case».
Costruttori e progettisti concordano sul fatto che non basta ridurre i consumi per migliorare l'ambiente costruito, e alcune società di ingegneria anche in Italia stanno cavalcando quest'onda e hanno già fatto delle strategie ambientali il loro core business. Gli inglesi di Buro Happold, che hanno anche una sede a Milano, stanno collaborando con lo studio austriaco di Coop Himmelb(l)au a Riva del Garda per la nuova Fiera e con l'inglese David Adjaye a Udine per il nuovo quartier generale dell'azienda Moroso. I veneziani di Thetis affiancano i tedeschi Sauerbruch Hutton nella progettazione del museo M9 di Mestre (si veda la fotonotizia a destra) proprio per seguire il processo di certificazione Leed del nuovo polo museale. Tre progetti in itinere in cui proprio la sostenibilità consente di dare risposte concrete all'interazione tra architettura, aspetti ambientali e discipline ingegneristiche. Con l'impiego di software sviluppati ad hoc si fanno dialogare architetti e ingegneri, i committenti riescono a conoscere e valutare le performance energetiche e i costruttori hanno la strada segnata per realizzare in 3D i modelli virtuali scelti perché garantiscono la migliore soluzione possibile.
Obiettivo è migliorare il comfort abitativo e urbano. Ma i costi? «Se già all'inizio del processo di progettazione si valuta il parametro della sostenibilità, si applica ad esempio il metodo della certificazione Leed, il costo di costruzione è paragonabile a quello di un edificio tradizionale – spiega Fabio Pinton, ingegnere, responsabile dell'area ingegneria civile energia e impianti di Thetis -. Ma soprattutto il valore commerciale di un edificio certificato Leed può aumentare anche del 30%. La certificazione è un plus di forte richiamo commerciale a scala internazionale».


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