Città e Urbanistica

Passera: piano città a giugno- Iva neutra sull'invenduto? Obiettivo giusto

Mauro Salerno

Il ministero delle Infrastrutture e dello sviluppo economico risponde alle sollecitazioni dei costruttori in occasione della presentazione del rapporto sulle città presentato dall'Ance con il Censis. Buzzetti: serve un cambiamento subito, il rigore non basta e il nostro settore è allo stremo.

Arriverà entro giugno il piano per le città richiesto dai costruttori per dare una boccata d'ossigeno a un settore fiaccato dalla crisi, recuperando l'obiettivo di svecchiare un patrimonio edilizio obsoleto e in gran parte lontano dai nuovi standard di efficienza energetica imposti dall'Unione europea. Lo ha confermato il ministro delle Infrastrutture e dello Sviluppo economico Corrado Passera intervenendo questa mattina alla presentazione del rapporto Ance-Censis nella sede dei costruttori a Roma. «Il piano per le città è una super-idea - ha detto Passera - Entro la fine della primavera dobbiamo avere qualcosa in mano. I principi cardine del Piano, ha rilevato il ministro, ispirano anche l'azione del Governo: stop al consumo del suolo, riqualificazione edilizia, efficienza energetica, housing sociale, rilancio del trasporto pubblico locale». Passera, rivolto alla platea dell'Ance, si anche é detto favorevole ad un fisco «intelligente, orientato a raggiungere i risultati» e ha condiviso la richiesta dei costruttori della neutralità fiscale, in particolare per quanto riguarda l'Iva sugli immobili invenduti: «Sono d'accordo, speriamo di trovare una soluzione a breve», ha detto il ministro.

Passera ha rivendicato l'impegno del Governo sull'edilizia «settore in grande difficoltà, ma capace di reagire alla crisi», ricordando i «22,5 miliardi di progetti sbloccati dal Cipe», oltre ai 2 miliardi di fondi per l'housing sociale «che aspettando di essere spesi» e «ai 400 più 150 milioni messi in campo per le scuole da spendere subito». Il ministro ha anche ricordato le nuove regole sul Trasporto pubblico locale inserite nel decreto liberalizzazioni (il Dl 1/2012 appena convertito in legge): «serviranno - ha detto - per trasformare 1.100 società piccole e inefficienti in un numero molto più limitato di aziende aperte alla concorrenza, più competitive in un settore che diventerà capace di attirare anche investimenti stranieri». «Non c'è nessuna ragione al mondo per pensare che l'Italia non possa crescere: - ha concluso il ministro -. Passata la fase più difficile cominciamo a vedere cose che fanno piacere, come il piano per le città, e possiamo nettamente dedicarci a crescita e sviluppo».

Il ministro ha riposto così a molte delle sollecitazioni avanzate dal mondo dei costruttori per bocca del presidente nazionale Paolo Buzzetti. «Il piano per le città - ha spiegato Buzzetti - è un'opportunità di crescita e di sviluppo che non va sprecata. Ma per centrare l'obiettivo serve un segnale concreto dal Governo, a cui chiediamo di mettere in campo strumenti fiscali adeguati e di credere in questo grande piano di rilancio. Serve un cambiamento subito, il rigore non basta e il nostro settore è allo stremo». Tra le proposte formulate dall'Ance il «contratto di riqualificazione condivisa». «Uno strumento - ha spiegato Buzzetti - capace di mettere insieme proprietà, operatori e Pa sui progetti di trasformazione, da incentivare con bonus volumetrici e semplificazioni e magari con decisioni a maggioranza, invece che all'unanimità». Buzzetti ha anche chiesto misure speciali sul modello francese (mutui a tasso zero totalmente scaricabili da parte delle banche) per le famiglie all'acquisto della prima casa; ripristino del credito a medio-lungo termine, sul modello del credito fondiario, per le imprese; riordino degli incentivi al recupero; dismissione e contestuale valorizzazione degli immobili pubblici e soprattutto una fiscalità incentivante per le operazioni di trasformazione urbana, «senza le quali qualsiasi piano è destinato a fallire».

Secondo il rapporto Ance-Censis le città italiane devono recuperare uno «spread di abitabilità», dovuto a uno «sviluppo disordinato avvenuto seguendo un modello fondato sull'automobile, che ha determinato un ingente spreco di suolo», come ha sottolineato il curatore della ricerca per conto del Censis Stefano Sampaolo. «Un ciclo è finito - ha chiosato il presidente del Censis Giuseppe De Rita -. Il grandissimo ciclo di sviluppo cominciato negli anni '40 che ha portato alla creazione della società del patrimonio individuale a partire da casa e auto è concluso Ci sono nuovi protagonisti, come gli anziani, gli extracomunitari, i single, i genitori separati che propongono nuovi bisogni a partire dal settore abitativo. Sono necessarie azioni di sistema, anche da parte degli imprenditori, per superare quel senso di insoddisfazione, stanchezza, rabbia che ci comunica la vita all'interno delle nostre città, oggi». Svecchiamento del patrimonio, efficienza energetica, mobilità urbana, recupero dello spazio collettivo sono del direttrici su cui lavorare secondo il Censis, senza dimenticare l'obiettivo della qualità architettonica e progettuale. «Città più abitabili sono anche più attrattive».

Invece le nostre città sono malate di traffico. Gli spostamenti urbani che oggi superano i 13 milioni di unità al giorno si basano sull'uso di mezzi individuali. Tanto che ogni anno un automobilista trascorre 2 settimane di vita in auto a causa del traffico e della congestione urbana. Sono 59,1 milioni le abitazioni censite al Catasto per il 91% detenute dalle persone fisiche. Un patrimonio in gran parte obsoleto. Dieci milioni di abitazioni sono state realizzate tra il 1946 e il 1971. La quota di edifici con più di 40 anni arriva al 50% nelle grandi città, mentre il 65% degli edifici è stato realizzato prima del 1976, data che ha visto l'entrata in vigore dei primi provvedimenti sull'efficienza energetica. Come dire che che i nostri edifici sono dei veri e propri colabrodi energetici, visto che una struttura con più di 30 anni consuma circa 180-200 kWh per metro quadro all'ano contro i 30-50 di un edificio nuovo realizzato in classe C. Neanche il top della gamma.


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