Città e Urbanistica

Il no degli architetti al nuovo stadio: basta con le varianti, serve un piano omogeneo

Mau.S.

In un documento sullo sviluppo di Firenze, l'Ordine degli architetti chiede all'amministrazione comunale di «concentrarsi sul nuovo Regolamento urbanistico piuttosto che focalizzarsi su singole aree di trasformazione, peraltro di grande complessitá e portata» e, nell'immediato, di varare «un piano ordinato di interventi per la riqualificazione di media e piccola dimensione urbana» nel rispetto del principio dei cosiddetti «volumi zero»

«Basta con le varianti al Piano Regolatore. Firenze ha bisogno di una pianificazione ordinata, non a macchia di leopardo, e per farla bisogna partire dalle infrastrutture, non dalle grandi opere». In un documento sullo sviluppo di Firenze, l'Ordine degli architetti chiede all'amministrazione comunale di «concentrarsi sul nuovo Regolamento Urbanistico piuttosto che focalizzarsi su singole aree di trasformazione, peraltro di grande complessitá e portata» e, nell'immediato, di varare «un piano ordinato di interventi per la riqualificazione di media e piccola dimensione urbana» nel rispetto del principio dei cosiddetti «volumi zero».

L'Osservatorio sull'urbanistica dell'Ordine, che ha materialmente elaborato il testo, considera ad esempio «assolutamente incomprensibile» la decisione di procedere ad
una variante per il nuovo stadio.

«Il nuovo stadio - scrivono gli architetti - sembra l'unica urgenza di Firenze (e viene da chiedersi se, di questi tempi, a Firenze ci sia bisogno di un altro stadio. E poi che ne sará dell'Artemio Franchi? E di Campo di Marte?), quando si sa benissimo e da tempo che la cittá ha bisogno di interventi complessivi di ben altra portata: tutti in coerenza con il nuovo Piano Strutturale vigente». Inoltre, si legge ancora nel documento dell'Ordine degli architetti, si continua a fare «prima le opere e poi le infrastrutture, mentre l'interesse della collettivitá porterebbe esattamente a fare al contrario. Le difficoltá che si stanno giá riscontrando nell'avvio dei lavori della seconda linea della tramvia dovrebbero indurre a maggior prudenza nel valutare i tempi e gli ostacoli che andranno superati per poter dotare tutta l'area delle infrastrutture necessarie, da quelle della mobilitá ai parchi urbani».

E nel caso dell'area Mercafir, «forse si dovrebbe approfondire tutto il tema della riqualificazione (rifacimento completo) delle strutture del Centro Alimentare Polivalente che verranno ri-progettate con criteri ecosostenibili nell'area nord del comparto».
Da qui la preoccupazione per il futuro: «Le trasformazioni future seguiranno la visione strategica espressa nei nuovi strumenti urbanistici, anche se ancora parziali, di cui nel frattempo la cittá si è dotata? Oppure - si chiede l'Ordine - si sará costretti a seguire la stessa procedura del nuovo stadio alla Mercafir? E i privati che vedono questo modo di procedere, non saranno stimolati a proporsi anche loro sulla strada delle varianti? Le questioni aperte saranno risolte tutte nel project di trasformazione del Centro Alimentare Polivalente-nuovo stadio? Nel project sará garantita partecipazione ampia e quindi la libera concorrenza?».

Ma al di lá del caso singolo, per quanto importante, è il metodo generale a preoccupare l'Ordine degli architetti. «Procedere per varianti è assolutamente anacronistico, un metodo legato a precedenti impostazioni molto discusse e in contraddizione con l'avviato iter per la stesura del nuovo Ruc». E andando avanti su questa strada, tra l'altro, «si finisce per sottolineare un ruolo ancora più anonimo di Firenze nella pianificazione urbanistica rispetto all'intero quadro di area metropolitana vasta».

L'Ordine avanza due proposte all'amministrazione comunale: «concentrare risorse ed energie nell'elaborazione rapida del nuovo Regolamento Urbanistico» e nel frattempo,
«visto che il nuovo Ruc è ben lungi da venire e la cittá è obbiettivamente bloccata, stimolare risorse verso una serie di azioni diffuse a più rapido effetto, di tipo più capillare,
verso la riqualificazione di media e piccola dimensione urbana».


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