Città e Urbanistica

Coronavirus, Colombo Costruzioni getta la spugna: chiusi 15 cantieri in Italia con quasi 2.000 addetti

Massimo Frontera

Operativa la chiusura fino al 3 aprile (per ora) della storica impresa di Lecco. Luigi Colombo: impossibile applicare le misure del governo, devo proteggere la salute delle maestranze, committenti d'accordo (quasi tutti)

(Nella foto: Luigi Colombo)
Dalla Lombardia è partita l'emergenza nazionale per l'epidemia di coronavirus; dalla Lombardia potrebbe partire anche il fermo macchine di tutti i cantieri in Italia. Da sabato scorso 14 marzo e fino al 3 aprile, Colombo Costruzioni, storica impresa di Lecco e prima impresa di costruzioni della Lombardia, chiude tutti i suoi 15 cantieri attivi in varie città, mettendo in ferie (o in permesso retribuito) tutti i suoi addetti, circa 2000. La comunicazione della decisione di Colombo Costruzioni precede di poco il comunicato choc dell'Ance che chiede al governo un provvedimento per gestire senza traumi l'arresto di tutti i cantieri in Italia (vedi articolo a questo link).

Anche se sconosciuta al grande pubblico, l'impresa di Lecco è molto nota tra gli addetti ai lavori. Focalizzata sull'edilizia privata conto terzi, l'azienda - nata 115 anni fa e oggi guidata da Luigi Colombo (che peraltro è stato per tre mandati, per 10 anni e fino al 2018, presidente di Ance Lombardia) - ha realizzato alcuni tra gli edifici più noti e iconici d'Italia, lavorando per importanti committenti e con architetti famosi. A Milano, per esempio, ha completato la Torre Alianz di CityLife disegnata da Arata Isozaki con Maffei Architecture, il bosco verticale di Stefano Boeri, la sede della fondazione Prada disegnata da Rem Koolhaas e il complesso di Milano Porta Nuova Garibaldi commissionato da Hines con il progetto di Cesar Pelli, per citare solo il top book milanese. A Torino ha realizzato la sede Lavazza progettata da Cino Zucchi, il museo delle Scienze e il complesso Le Albere a Trento firmato da Renzo Piano. Sempre firmato da Piano, Colombo Costruzioni ha terminato (al 50% con Impregilo), l'Auditorium della Musica di Roma, interrotto per l'inadempienza dell'impresa iniziale aggiudicataria dell'opera.

I motivi della decisione presa dall'impresa lombarda sono spiegati in una lettera inviata venerdì a tutti i dipendenti e collaboratori e firmata dall'amministratore delegato dell'azienda, Luigi Colombo: «In questi giorni - si legge nella lettera - abbiamo attivato una serie di iniziative per mettere in sicurezza le persone nei cantieri e negli uffici, ma oggi occorre fare di più, per coscienza e per richiamo di tutte le Istituzioni». «Abbiamo constatato che nel ciclo di lavoro dell'edilizia, diversamente forse dai cantieri delle opere pubbliche, è impossibile rispettare le prescrizioni», spiega Luigi Colombo a Edilizia e Territorio. «Abbiamo attivato tutte le linee di sicurezza e le precauzioni previste dal decreto del governo - ribadisce l'ad dell'impresa - ma ci siamo resi conto che è impossibile rispettare le distanze in cantieri dove operano 3-400 persone». A questo ostacolo si aggiungono le tante difficoltà pratiche che non consentono di assicurare pienamente tutti i servizi necessari alla produzione edilizia, dalle prescrizioni sanitarie alle forniture, dai servizi mensa e alloggiativi ai trasporti. L'impresa ha cantieri aperti in varie città - Milano, Roma, Rovereto, San Marino, Biella, Bologna - dove i molti addetti in trasferta si sono visti chiudere da un giorno all'altro alberghi e ristoranti. «In alcuni casi - racconta Colombo - abbiamo risolto mettendo le persone in appartamenti dove si fanno da soli da mangiare». Ma a queste difficoltà si sono aggiunte quelle dei trasporti e della mobilità, che incidono sia sulle persone che sulle forniture. Da qui la decisione, «presa ieri (il 12 marzo, ndr) - riferisce Luigi Colombo - e che ho comunicato ai miei committenti; in molti casi hanno capito il problema e hanno loro sospeso i lavori; altri committenti, come per esempio nel caso di San Marino, hanno deciso che secondo loro si poteva andare avanti a lavorare, e sono stato io allora a decidere di sospendere i lavori». «Io sono responsabile delle persone - spiega l'imprenditore - e ritengo che le persone siano il valore fondamentale dell'impresa: non siamo una industria o uno stabilimento automatizzato, il nostro patrimonio non sono le macchine ma le persone. Se uno si fa male in cantiere e deve andare in ospedale, non può farlo perché oggi gli ospedali non ti ricevono, sono intasati e bloccati». «La decisione - conclude - è stata presa da me, ma anche i sindacati sono tutti d'accordo».

La lettera inviata a dipendenti e collaboratori


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