Città e Urbanistica

Recupero urbano, la rigenerazione del Nord Est protagonista della quarta Construction conference

Q. E. T.

Studio Intesa Sanpaolo: la costruzione di un'area metropolitana veneta intorno a Padova, Venezia e Treviso presenta diversi elementi di successo

Se il nuovo triangolo industriale è la locomotiva del Paese e i suoi vertici sono Milano, Bologna e Venezia, un'analisi meno superficiale evidenzia come i tre poli vadano assumendo caratteristiche differenti, soprattutto rispetto alla loro dimensione, alla capacità di inserirsi sempre più nell'agone della competitività internazionale, al loro ruolo di ecosistemi propulsori di sviluppo. In particolare per quanto riguarda il Veneto appare necessaria una riflessione critica sull'utilità di avviare un percorso in grado di perseguire l'obiettivo di un'area metropolitana integrata del Veneto Centrale.

È quanto è emerso in occasione della quarta edizione della Construction Conference di Civiltà di Cantiere, tenutasi nella Sala dei Giganti del Palazzo Liviano a Padova e dedicata a Città a misura di futuro. Rigenerazione e sviluppo sostenibile di un'area metropolitana.

«La consapevolezza che le aree metropolitane rappresentino oggi la forma urbana tipica delle società economicamente avanzate - ha sottolineato il direttore di Civiltà di Cantiere Alfredo Martini – ha spinto Assindustria Veneto Centro, Ance e Intesa Sanpaolo a sostenere una riflessione su un possibile modello di città metropolitana veneta, andando oltre le definizioni giuridico amministrative, per definire ambiti territoriali, economie e processi di integrazione e di Governance. È stata l'occasione per riprendere studi e analisi più o meno recenti, calarli nell'attuale congiuntura e rispetto al ruolo che il Veneto può svolgere nell'ambito del triangolo industriale e dell'economia italiana. In particolare, grazie alla collaborazione della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo si è voluta misurare l'attuale capacità competitiva della potenziale area metropolitana veneta rispetto agli altri due poli di Milano e Bologna».

Sulla base dello studio presentato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo la costruzione di un'area metropolitana veneta intorno alle tre città di Padova, Venezia e Treviso presenta diversi elementi di successo facendo leva sui punti di forza di questo territorio e superando alcuni limiti storici. Tra i primi vi sono la forte e diffusa vocazione manifatturiera, imperniata su filiere produttive altamente competitive, lo sviluppo di un settore agro-alimentare di eccellenza, il ricco patrimonio turistico, un sistema universitario di qualità, una logistica che può essere considerata crocevia dei corridoi verticali e orizzontali europei. Tra i nodi da affrontare vi sono la carenza di infrastrutture ad alta velocità tra i poli intermedi, gli elevati costi di mobilità per merci e persone, la scarsa accessibilità ai poli di servizio, la piccola dimensione delle imprese, la ridotta propensione a brevettare e il peso contenuto dei settori avanzati. In prospettiva si deve puntare a potenziare le infrastrutture e i collegamenti con le altre città metropolitane (come Milano e Bologna), intensificare e integrare i collegamenti interni all'area metropolitana per ridurre i tempi di spostamento, rafforzare l'attrattività per le multinazionali estere e i giovani talenti, attivato un circolo virtuoso tra scuola e imprese.
Elementi utili a definire un possibile percorso aggregativo e di Governance sono venuti dall'analisi delle esperienze concrete dell'Eurometropole di Lille e della metropoli di Oresund tra Copenaghen e Malmö. "I due progetti a dimensione transnazionale e pertanto particolarmente complessi – ha ricordato Martini - traggono la loro origine dall'esigenza di rilanciare un modello di sviluppo, colpito dalle crisi industriali e finanziarie e dalla necessità di individuare nuove funzioni da affiancare alle vocazioni e alle risorse economiche e culturali presenti sul territorio. Sul successo dei progetti hanno inciso soprattutto tre fattori: l'essere giunti a condividere una visione futura dell'area; un approccio culturale e amministrativo basato sulla collaborazione; la realizzazione di un sistema integrato ed efficiente di infrastrutture. Si tratta di elementi che contribuiscono a praticare una metodologia che si è dimostrata vincente."
"Il Veneto – ha ricordato il presidente di Ance Veneto Paolo Ghiotti - è privo di un vero e competitivo polo metropolitano. Vi è pertanto il rischio di non riuscire a cogliere tutte le opportunità che la competizione internazionale offre. Forti di un tessuto fatto di PMI dinamiche che hanno rinnovato strategie e modelli produttivi e gestionali, ora diventa per noi essenziale saper rimettere in gioco il territorio come fattore strategico per nuove funzioni. La rigenerazione di ampi spazi degradati, sia in aree deindustrializzate che nelle città capoluogo e in molte città minori, dove permangono patrimoni pubblici e privati dismessi e in stato di abbandono, deve diventare oggetto di un piano regionale sul quale costruire una visione in cui valorizzare vocazioni vecchie e nuove."
Per il direttore di Assindustria VenetoCentro, Giuseppe Milan "è giunto il momento di dare evidenza a un pensiero ‘metropolitano' perché diventi la linea guida su cui orientare le scelte politiche in materie come le infrastrutture, l'innovazione, la formazione e il lavoro, la salute e il turismo. Ciò è determinante proprio nella nostra regione, dove manca un centro urbano di assoluta predominanza, per fare sistema e razionalizzare e sviluppare funzionalità all'interno dell'area metropolitana e acquisire sempre maggiore autorevolezza e visibilità in Italia e in Europa. In particolare la creazione di uno spazio metropolitano costituisce un fattore indispensabile per attrarre competenze e offrire soluzioni adeguate alla domanda di lavoro da parte delle giovani generazioni. "
La logica di squadra e lo spirito di collaborazione sono due elementi imprescindibili per qualunque percorso virtuoso verso la costruzione di un processo metropolitano. Ne è ben consapevole il presidente della Camera di Commercio di Padova, Antonio Santocono, che ha insistito sull'importanza "della progettazione partecipata, coinvolgendo le categorie economiche, l'Università, gli Enti territoriali, la Fiera e il mondo delle professioni. Il nostro impegno ed auspicio è scrivere nuove pagine di sviluppo per quest'area metropolitana, che ha tutti i numeri per guardare all'Europa e diventare sempre più innovativa e smart."
"Passi avanti nel processo di sviluppo delle nostre città – ha aggiunto Giovanni Salmistrari, in rappresentanza di Ance nazionale – si otterranno solo se si svilupperà una collaborazione inter istituzionale, superando differenze ideologiche e partitiche. Ciò vale in modo particolare quando si intende andare oltre un modello policentrico per una sempre maggiore integrazione, come nel caso di realizzare un'area metropolitana governata e in grado di essere il terzo polo del nuovo triangolo industriale italiano."
"La sfida che abbiamo di fronte – ha evidenziato il direttore di Civiltà di Cantiere – è quella di saper cogliere le opportunità che possono derivare sul piano della pianificazione e delle regole costruendo un ampio e autorevole fronte intorno a un'ampia e condivisa proposta in grado di rappresentare l'area metropolitana all'interno del quadro oggi rappresentato dalla legge regionale Veneto 20150, dal Piano dei trasporti e dal varo del PRTC. E' all'interno di questa cornice che una visione ancorata alla concretezza del cosa si possa fare può favorire anche percorsi innovativi di aggregazione e di integrazione amministrativa e istituzionale, essenziali per costruire un modello di governo a dimensione metropolitana." Un percorso sul quale si sono confrontati il vice sindaco di Padova, Arturo Lorenzoni, il vicesindaco di Treviso, Andrea De Checchi e l'assessore allo sviluppo del territorio e infrastrutture di Venezia, Simone Venturini.


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