Città e Urbanistica

Sblocca-cantieri/5. Oice: non basta per rigenerare, serve una legge «sblocca-città»»

Massimo Frontera

L'associazione delle società di ingegneria chiede una riforma profonda delle legge urbanistica del '42. Questa mattina il Forum a Roma

Le misure sulla rigenerazione urbana contenute nel decreto Sblocca-cantieri non produrranno l'effetto di stimolare il ricambio del patrimonio edilizio. A meno di non intervenire in profondità anche sulle norme nazionali sul governo del territorio, cioè sulla legge urbanistica del '42 che - al di là di qualche innovazione puntuale - mantiene un impianto originario concepito per guidare l'espansione urbana e l'industrializzazione del Paese dagli anni Quaranta in poi. Se non si affronta questo nodo, non sarà possibile dispiegare tutte le potenzialità economiche e ingegneristiche che potrebbero modernizzare il tessuto urbano consolidato, arrestando in questo modo il consumo di suolo. Questo in sintesi il pensiero dell'Oice, l'associazione delle società di ingegneria, che entra a piedi uniti in un dibattito tipicamente urbanistico e immobiliare, dal quale il sindacato delle engineering si era finora tenuto defilato. Il titolo del forum dell'Oice in programma questa mattina a Roma sintetizza l'urgenza della scelta di fronte al bivio: "Rigenerazione urbana o consumo del territorio".

«Finora - esordisce Valter Macchi, coordinatore dell'Oice nella regione Lazio - siamo andati nella direzione del consumo di territorio, senza riuscire a intervenire in modo ampio e incisivo sul costruito». «Il Parlamento - aggiunge Macchi - non è finora riuscito ad approvare norme sul consumo di suolo, nonostante i vari disegni di legge presentati finora». Da ultimo è arrivata la novità dell'articolo 5 del decreto Sblocca-cantieri, «largamente insufficiente a innescare una rigenerazione urbana». Di più. «Suona quasi offensivo - aggiunge Macchi - inserire in un provvedimento che si pone obiettivi e risultati di tipo economico, come lo "sblocca-cantieri", delle norme sulla gestione del territorio, come se, appunto, la gestione del territorio fosse riconducibile a logiche esclusivamente economiche. Peraltro, si tratta di norme che nulla spostano sul piano urbanistico». La strada da percorre, secondo l'Oice è un'altra: rimettere mano al "cantiere" della legge urbanistica nazionale. Il legislatore nazionale, ricorda l'Oice, resta infatti indispensabile, anche se negli ultimi 25 anni le Regioni hanno legiferato in modo innovativo in materia urbanistica. «Il nodo mai affrontato in modo serio e definitivo, e sul quale si sono arenate le discussioni sui principali Ddl, resta la rendita fondiaria e il regime dei suoli in relazione alla legge urbanistica vigente». Di fatto, l'Oice propone di rivoluzionare la legge urbanistica del '42, per farne una sorta di legge "sblocca-città", consentendo di densificare le aree urbane degradate, potenziandone la dotazione di infrastrutture.

IL PROGRAMMA DEL FORUM PROMOSSO DALL'OICE


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