Progettazione e Architettura

Arexpo/2. Parco lineare e common ground, così Carlo Ratti reinventa gli spazi pubblici

Massimo Frontera

Il masterplan disegnato da Ratti con Lendlease è un pezzo di città proiettato nel futuro

Il grande hub della scienza e del sapere, disegnato da Carlo Ratti con Lendlease che nascerà nell'area utilizzata per l'Expo 2015 ha due cuori. Uno è quello delle funzioni che saranno ospitate negli edifici che sorgeranno sulla vasta area: uffici, centri di ricerca, facoltà universitarie, residenze e spazi culturali, aree per l'agricoltura urbana.

Poi c'è l'altro cuore, che è quello degli spazi pubblici. Per la prima volta in Italia, Milano scommette sul disegno di una vasta porzione di città, pianificando da zero uno spazio urbano proiettato nel futuro. Una scommessa ambiziosa che, per dimensioni, non ha confronti in Italia, dove gli spazi pubblici urbani sono il prodotto di una sedimentazione di secoli, e rappresentano una eredità che amministratori e cittadini riescono - a seconda della capacità e del grado di civismo - a preservare, migliorare o peggiorare.

Questa volta, invece, la "piazza" e in generale lo spazio comune sono stati "creati" a tavolino, pensando di consegnarli ai cittadini di questo millennio. Per esempio, la prima volta, i progettisti hanno concepito un quartiere pensando alla circolazione di veicoli a guida automatica.
«L'innovazione - dice Carlo Ratti - è al centro del nostro progetto, tramite il quale l'ex sito di Expo 2015 diventerà un luogo nel quale sperimentare nuovi modi di lavorare, di fare ricerca, di abitare, di stare insieme e di muoversi». Ratti ripropone, citandola espressamente, l'utopia della «città-giardino con la quale immaginare un futuro modellato e rimodellato sui bisogni dei suoi abitanti».

La città-giardino viene declinata in particolare nel "parco lineare" e nel "common ground". Il parco lineare nasce dal decumano che attraversava l'area dell'Expo. E che nel nuovo quartiere si trasforma appunto in «un parco lineare lungo oltre 1.500 metri, uno tra i maggiori d'Europa, intorno al quale si dispiega la vita quotidiana della città», dice Ratti. Il common ground è invece «uno spazio a livello strada alto due piani, che si snoda attraverso tutte le aree del masterplan e su cui vanno ad alternarsi piazze e aree pedonali, orti e giardini, negozi, laboratori ed edifici a corte, in uno scambio continuo tra ambienti aperti e chiusi, pubblici o più raccolti».


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