Città e Urbanistica

Periferie/2. Viviani (Inu): basta con i piani straordinari, serve continuità per i progetti

Massimo Frontera

Oggi all'Urbanpromo di Milano l'Istituto nazionale di urbanistica presenta un documento con le dieci proposte per il rilancio delle periferie

«Per la rigenerazione delle periferie serve un programma ordinario che permetta anche di fare sperimentazioni, come per esempio lo standard urbanistico nuovo, o l'ecobonus potenziato, realizzando la convergenza di risorse pubbliche e private. Se il bando periferie non vuole essere un'esperienza che rimane isolata, forse possiamo pensare a una stagione ordinaria di finanziamenti che non comportino solamente la corsa alla progettazione ma che permettano invece di fare una progettazione più continuativa».

Silvia Viviani, presidente dell'Istituto nazionale di urbanistica tiene alta l'attenzione sul tema della periferie presentando - oggi alla Triennale di Milano in occasione della XIV edizione di Urbanpromo (mostra convegno sulla trasformazione urbana promossa dall'Inu e organizzata da Urbit) - il contributo dell'Inu alla gestione delle aree urbane più bisognose di interventi e investimenti. Il documento che sarà illustrato oggi, nel convegno di questa mattina, contiene le dieci proposte per il rilancio delle periferie. Dieci proposte molto definite: «quattro strumenti, quattro riforme, una sperimentazione, un'azione di sistema». Ma con un filo conduttore che è rappresentato appunto da un cambiamento di marcia: dall'intervento straordinario al regime ordinario; dalla settorialità alla trasversalità; dalla episodicità alla continuità: pianificatoria, progettuale, finanziaria.

«Una continuità - prosegue la presidente dell'Inu - che forse aiuterebbe anche nel tempo a cambiare il modo di lavoro della pubblica amministrazione: perché il bando periferie ha ribadito e confermato che quando si lavora per progetti si lavora in modo intersettoriale; e quindi, se rendiamo più stabile e meno extra-ordinario il sostegno alla progettualità della pubblica amministrazione, forse riusciamo anche a lavorare tutti su progetti, e per luoghi, abbandonando la modalità settoriale».


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