Città e Urbanistica

Periferie/3. Castelli: «Più autonomia ai Comuni e più risorse per la sussidiarietà»

Alessandro Arona

La vice-presidente M5s della Commissione: «Bene il Piano Renzi da 2,1 miliardi, ma vanno garantite pià risorse agli enti locali»

Più autonomia finanziaria ai Comuni e più fondi statali per garantire il livello essenziale dei servizi. E regole più severe per far funzionare quei carrozzoni inefficienti degli ex Iacp. È in sostanza questo che chiede - supe tema aree urbane degradate - la vice-presidente della Commissione periferie della Camera Laura Castelli, movimento 5 Stelle, 31 anni il prossimo 14 settembre, torinese, laurea in economia aziendale.
Bene il piano periferie di Renzi, aggiunge la Castelli, bene i programmi speciali "complessi", ma il nodo è garantire ai Comuni un livello di risorse adeguato al tipo di problemi che devono affrontare, con crtiteri diversi da quelli attuali del Mef, e più perequativi.

Si vedano anche le interviste a Causin e Morassut.

Onorevole Castelli (posso chiamarla così?), come sta andando il lavoro nella commissione periferie, le sembra utile?
Mi chiami pure onorevole ..... La commissione è nata su iniziativa parlamentare, e stiamo lavorando in modo unitario, facciamo audizioni con istituzioni nazionali e locali e facciamo diverse missioni nelle periferie più difficili. Devo dire che c'è poca conoscenza a livello nazionale di certi fenomeni, dunque il lavoro è utile, e l'obiettivo è produrre una relazione finale e delle proposte di azione. L'idea della commissione è nata dal fenomeno del terrorismo, dal fatto che in Europa spesso gli attentatori partano dalle periferie degradate. Ma direi che invece in Italia i tre temi chiave del nostro lavoro sono: l'urbanistica, il degrado sociale (la povertà, il problema della casa), e la sicurezza.

Cosa sono le periferie?
Ci sono degli indicatori, sono aree, non necessariamente lontane dal centro, dove ad esempio il tasso di scolarizzazione è più basso, maggiore è la disoccupazione, il degrado del patrimonio abitativo e degli spazi pubblici, la carenza di servizi. Non si tratta sempre di aree fuori città, anzi...: a Roma, Torino, Bari, sono anche in zone centrali.

Partiamo dal problema casa. Quanto è grave e qual è il punto?
Le società regionali hanno in pancia immobili non utili al mercato e inefficienti, e non riescono a gestire la domanda di case popolari. Esistono case non a norma e abitate lo stesso, addirittura cantine occupate abusivamente e abitate. Gli Aler non devono fare investimeti finanziari!

In che senso lo dice? Per motivi di principio o perché danno scarsi risultati?
Per entrambi i motivi. Comunque un fondo statale per la casa servirebbe, ma prioritario mi sembra far funzionare bene gli ex Iacp, fare in modo che non sprechino il patrimonio e le risorse che hanno.

Demolire e ricostruire gli ecomostri delle periferie ... come vede l'iniziativa sulle Vele di Scampia, a Napoli?
Il caso Scampia è un esempio virtuoso: vecchi edifici demoliti e famiglie trasferite in nuove palazzine a due piani. Ci sono altri casi in Italia dove si potrebbe applicare questo sistema. Comunque dobbiamo abituarci a valutare tutte le politiche in termini integrati, valutandone l'effetto sull'indicatore Bes (indicatore di benessere sociale).

I programmi integrati statali per le aree urbane sono utili? Come valuta il Piano periferie del governo Renzi?
Il Piano periferie sta funzionando, le risorse stanziate (2,1 miliardi di euro) non sono poche, anche se in termini pluriennali non sono una grande cifra. Mi sembra che quasi tutti i Comuni abbiano fatto uno sforzo per fare progetti innovativi. Qualcuno ha scelto un solo filone ma su più aree, come la scuola o le aree pubbliche o i trasoprti, altri solo alcune aree. Ma il punto è un altro....

Quale onorevole Castelli?
Mi occupo spesso di enti locali e di bilanci. Gli enti locali si trovano da soli ad affrontare problemi enormi, e la gestione dei conflitti sociali, e di fatto il principio di sussidiarietà non esiste più. L'articolo 120 della Costituzione prevede che lo Stato debba garantire «la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali», ma non lo fa. Il fondo di solidarietà ai Comuni viene erogato dal Mef sulla base di parametri sbagliati,
nei casi in cui i Tar sono stati chiamati a pronunciarsi lo hanno bocciato. Di fatto è un sistema che non garantisce i livelli essenziali ai Comuni più in difficoltà. Ben vengano dunque programmi speciali per le città e finanziamenti specifici, ma il tema è molto più generale: bisogna convincersi del ruolo chiave dei Comuni, e invece che tagliare sempre i fondi aumentare la loro autonomia finanziaria, da una parte, e i trasferimenti statali dall'altra.


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