Città e Urbanistica

Habitat III, ruolo chiave alla pianificazione per raggiungere gli obiettivi dell'Urban Agenda

Di Pietro Garau (Istituto Nazionale di Urbanistica) (*)

«Diritto alla città» e spazi pubblici tra le parole chiave - Forte rischio che tutto si riduca a dichiarazioni di principio

Quito, Ecuador, ottobre 2016

Si è appena conclusa a Quito "Habitat III", la conferenza ONU con il più alto numero di presenze nella storia dell'organizzazione mondiale. Vi hanno infatti partecipato 45.000 persone.
L'UN-Habitat, il programma ONU per gli insediamenti umani incaricato dell'organizzazione dell'evento, non è nuovo a queste grandi manifestazioni. Infatti anche i più recenti "World Urban Forum" di Rio de Janeiro, Napoli e Medellin avevano registrato una partecipazione assai nutrita. La tre giorni di Quito aveva senz'altro lo stesso carattere di incontro tra tutti gli attori istituzionali e le organizzazioni e associazioni professionali e di società civile, ma è stata in più una conferenza intergovernativa, in cui gli stati membri dell'ONU sono stati chiamati ad approvare un piano d'azione mondiale per il futuro sostenibile degli insediamenti umani denominato "New Urban Agenda".

Non molti scommettevano sulla capacità del piccolo Ecuador di affrontare con successo questa sfida. Eppure, così è stato. A parte un grande ingorgo il sabato precedente l'apertura dovuto in parte alla forte partecipazione della popolazione locale, la conferenza si è svolta senza il minimo incidente e senza l'ossessiva presenza di personale di polizia che spesso si registra in questi casi. Ha invece colpito la straordinaria cortesia degli abitanti di Quito, e del personale di sicurezza, sempre pronti ad essere di aiuto agli ospiti stranieri.
Il governo equadoregno ha prodotto un notevole sforzo per onorare la designazione di paese ospite della conferenza da parte dell' Assemblea Generale dell'ONU. In aggiunta a circa quattro milioni di dollari di contributo al Segretariato alla Conferenza, governo e capital hanno provveduto alla recinzione di gran parte del grande parco urbano di El Ejido ed alla riqualificazione della "Casa della Cultura", grande complesso coperto dotato di arene, cinema e teatri. Il segretariato ha a sua volta curato l'allestimento dell' "Habitat village" dedicato agli espositori internazionali ed il padiglione ONU, una elegante struttura sostenibile in legno e bambù progettato dall'architetto cileno Eduardo Feuerhake che verrà poi utilizzata come museo di arte contemporanea. I padiglioni dell'Ecuador e della città di Quito, entrambi sobri e costruiti con materiali smontabili e riciclabili, hanno completato il quadro di una avventura decisamente ben gestita. Anche l'Ecuador, quindi, ha avuto le sue Olimpiadi; ma invece di celebrare la destrezza dei tiratori al piattello e le fenomenali imprese di atleti sorretti da ricchi sponsor e dai prodigi della farmacologia moderna, le Olimpiadi di Quito sono state quelle dei semplici abitanti delle città grandi e piccole del mondo, in pacifica competizione tra di loro per mostrare i risultati ottenuti in condizioni spesso assai difficili e per tracciare la via di un futuro urbano più sostenibile per il pianeta e più giusto ed equo per i suoi abitanti.

La "New Urban Agenda"
Uno dei meriti di coloro che hanno preparato la conferenza è stato quello di concordare in anticipo il documento da adottare a Quito. Ciò ha evitato che la conferenza si tramutasse in una battaglia diplomatica su definizioni e principi.
La "New Urban Agenda", un documento di 23 pagine scarse, esordisce con una dichiarazione di principi e si sviluppa con un "implementation plan" strutturato in tre parti: sviluppo urbano sostenibile; strumenti per una efficace realizzazione; e modalità per il monitoraggio e la revisione del piano d'azione.
La dichiarazione di principi parte da una "visione condivisa" ("shared vision") di una "città per tutti" i cui abitanti possano godere e produrre città e insediamenti umani equi, sicuri, salubri, accessibili, resilienti e sostenibili.
Questa visione è anche definita nel documento come l'espressione del "diritto alla città", un principio assai discusso durante l'intero processo preparatorio.
Altri aspetti esplicitati sono la funzione sociale ed ecologica dei suoli come premessa al godimento del principio del diritto alla casa; l'impegno civico e la partecipazione come fondamenti del senso di appartenenza; e l'importanza dello spazio pubblico. I principi e gli impegni ruotano poi attorno alle tre componenti universalmente accettate dello sviluppo sostenibile: quello sociale ( non lasciare che nessuno rimanga indietro – "leaving no one behind"); quello economico (trarre vantaggio dalle economie di agglomerazione di insediamenti correttamente pianificati); e quello ambientale (usi sostenibili del suolo e delle risorse naturali ed energia pulita). Gran parte dell' "implementation plan" che segue è una descrizione delle politiche necessarie per conseguire questi tre obiettivi.

La parte saliente della seconda parte del documento descrive le scelte da attuare per garantire il successo di tali politiche . Tra esse l'integrazione "verticale" dell'azione pubblica a livello nazionale, regionale e locale come quella "verticale" tra settori di sviluppo, e leggi atte a favorire i processi di decentramento e rafforzare i governi locali. Molta attenzione viene inoltre dedicata al ruolo della pianificazione urbana e territoriale come strumento indispensabile per proteggere il paesaggio ed il territorio e per garantire il soddisfacimento dei bisogni essenziali quali l'abitazione, i servizi, la mobilità e dei principi di giustizia evocati all'inizio, tra cui l'attenzione agli strati sociali più deboli ed alle questioni di genere.
E' questo della pianificazione, in effetti, l'elemento qualificante dell'intero documento. Per la prima volta, ed in maniera esplicita e circostanziata, la comunità internazionale ha riconosciuto con la "New Urban Agenda" che senza una pianificazione equa, attenta e rigorosa sarà infatti impossibile garantire la sostenibilità dei fortissimi processi di urbanizzazione che ancora ci attendono.

Occorre anche aggiungere che il processo di attuazione della "New Urban Agenda" sarà condotto in parallelo con l'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 11 adottato dall"assemblea Generale dell'ONU meno di un anno fa – rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili .

Il ruolo dell'INU e gli sviluppi offerti dalla partecipazione ad Habitat III
Unica istituzione non governativa a partecipare alla Conferenza all'interno della delegazione italiana è stato l'Istituto Nazionale di Urbanistica, anche in virtù di una lunga tradizione partecipativa alle conferenze Habitat. L'Istituto ha potuto partecipare grazie al fatto di aver coordinato, assieme alla Urban Planning Society of China e con la collaborazione di venti esperti da tutto il mondo, uno dei documenti ufficiali della conferenza, il rapporto "Urban Spatial Strategies: Land Markets and Segregation". Questo partenariato si tradurrà tra qualche giorno, in occasione delle celebrazioni del "World cities Day" nella città di Xiamen, nella firma di un accordo di collaborazione tra l'INU e la Planning Society cinese.

E adesso?
Ora succederà quello che è successo anche nelle occasioni precedenti: ci sarà forse una riunione in cui i reduci si scambieranno le loro impressioni, e tutto tornerà come prima.
A meno che qualcuno, e forse di nuovo l'INU, non si prenda la briga di cominciare ad affrontare il primo passo, e cioè diffondere la Nuova Habitat Agenda, cominciando dalla sua traduzione in Italiano.
Un'idea c'è. La "Penny Wirton" è un' iniziativa benemerita condotta dal secondo premiato all'ultimo Premio Strega, Eraldo Affinati, e da una squadra di volontari. Le venti scuole attive in Italia svolgono il compito di insegnare gratuitamente l'italiano a giovani immigrati extracomunitari per aiutarli ad inserirsi nella nostra società. Sarebbe molto bello se proprio loro potessero contribuire a diffondere in Italia il testo della "New Urban Agenda" traducendolo in un buon italiano con l'aiuto dei loro professori. Sarebbe un'altra lezione di impegno e sensibilità in questo paese troppo occupato a gestire le proprie beghe per affacciarsi sui problemi e sulle promesse del mondo.

(*) Pietro Garau ha lavorato per più di vent'anni a UN-HABITAT, il programma ONU che ha organizzato la Conferenza ONU di Quito. Ha insegnato politiche urbane a Sapienza Università di Roma ed è uno degli urbanisti italiani promotori della Biennale dello Spazio Pubblico. Su incarico del Segretariato di Habitat III ha condotto, per conto dell'Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) ed assieme al Segretario Generale della Urban Planning Society of China, la preparazione di uno dei dieci "policy papers" che hanno fatto da sfondo alla redazione della "New Urban Agenda". Ha partecipato ai lavori della Conferenza Onu Habitat III di Quito, conclusasi pochi giorni fa.


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