Città e Urbanistica

Parte Habitat III, conferenza Onu con obiettivo lo sviluppo urbano sostenibile

Pietro Garau (*)

Dalla 4 giorni in Ecuador dovrà uscire una «New urban agenda» - Entro il 2050 previsti due miliardi di nuovi abitanti nelle città

La Conferenza Habitat III si svolgerà dal 17 al 20 Ottobre 2016 a Quito, in Ecuador, ed è stata deliberata attraverso la risoluzione 66/207 del marzo 2012 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Le prime due Conferenze si sono svolte nel 1976 e nel 1996. Il Programma delle Nazioni Unite per gli Insediamenti Umani (UN – HABITAT) è stato incaricato di organizzare l'evento e il processo preparatorio. L'obiettivo finale della Conferenza Habitat III è di rinvigorire l'impegno globale per l'urbanizzazione sostenibile, concentrandosi sull'attuazione di una "New Urban Agenda" (clicca qui per la bozza) , costruita sulla Habitat Agenda di Istanbul ed altri documenti normativi. La New Urban Agenda sarà il documento di programmazione condiviso a livello globale che indirizzerà i programmi e le politiche urbane per lo sviluppo sostenibile delle città e degli insediamenti umani nei prossimi decenni. La New Urban Agenda sarà strettamente connessa agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) approvati dall'Assemblea Generale nel settembre 2015 che sostituiscono e ampliano gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDGs).


di Pietro Garau (*)

Il fatto che dal 17 al 20 di questo mese si terrà a Quito, capitale dell'Ecuador, laConferenza ONU sull'Abitazione e lo Sviluppo Urbano Sostenibilenon ha destato molto interesse in Italia. Non che questi temi non siano importanti; ma è più facile attirare l'interesse del vasto pubblico, compreso quello professionale, quando ci si occupa dell'immediato e del tragico, come è doveroso nel caso di disastri prossimi e lontani, oppure delle vicende che ci toccano più da vicino, come è il caso dell'accoglienza dei migranti.
Eppure i disastri immediati sono figli dell'incuria di medio e lungo termine. Così come le inondazioni ed i terremoti fanno più danni e vittime quando non ci si cura di imporre od osservare zone di rispetto ambientale o regolamenti di edilizia antisismica, così gli eventi migratori sono il risultato non solo di eventi di ordinaria straordinarietà come campagne di aggressione e guerre civili, ma anche dell' incapacità da parte dei paesi in via di sviluppo di assorbire i "rifugiati del sottosviluppo", che inevitabilmente lasciano le campagne per cercare, di norma, una migliore esistenza nelle città più vicine.

Noi ci lamentiamo delle "ondate di migranti" che si riversano sulle nostre sponde. Ma non ci viene mai in mente che questi sono numeri risibili di fronte alle enormi migrazioni interne che stanno avvenendo nel sud del mondo.

Le proiezioni demografiche delle Nazioni Unite ci dicono che a metà di questo secolo, e cioè tra meno di trentacinque anni, il 96 per cento dei 2 miliardi e trecento milioni di nuovi abitanti del pianeta si insedieranno nelle città dei paesi in via di sviluppo. Proprio così: non semplicemente nei paesi più poveri, ma nelle città dei paesi più poveri.

La sfida è quindi gigantesca, ed è singolare che eventi come la Conferenza ONU di cui sopra abbiano luogo solo ogni vent'anni. Si prevede che i partecipanti a questo appuntamento, che è noto come "Habitat III" per marcarne la continuità con le altre due conferenze del 1996 e del 1976, saranno circa trentaseimila. Tutti cercheranno risposte alla sfida di una fenomeno di urbanizzazione che non ha precedenti nella storia dell'umanità e che se mal gestito rischia di farci abbandonare per sempre, ed assai presto, le speranze di poter almeno ritardare il riscaldamento irreversibile del pianeta in cui viviamo. Si tratta quindi di trovare e attuare soluzioni urbanistiche tali da garantire condizioni di vita accettabili – abitazioni decenti dotate di standard minimi – minimizzando impatti energetici e consumo di suolo: in altre parole, il tipo di urbanistica sostenibile propugnata da decenni dall'Istituto Nazionale di Urbanistica e basata sulla pianificazione di insediamenti di buona densità capaci di avvicinare gli abitanti e garantire l'economicità dei servizi essenziali quali acqua, sanità, e trasporti urbani. E' questo lo spirito della "New Urban Agenda" che i paesi membri dell'ONU si apprestano ad adottare a Quito.

Innanzitutto, però, sarà anche doveroso iniziare i lavori ringraziando le città del terzo mondo che in tutti questi anni sono riuscite, male finché si vuole, ad accogliere miliardi di nuovi abitanti. Nel dopo Conferenza il compito di tutti, e si spera anche dei giovani architetti e urbanisti italiani, sarà quello di lavorare assieme perché questo gigantesco compito sia svolto nella maniera più umana e intelligente possibile. Anche per dare qualche alternativa in più a coloro che sfidano la morte affrontando le onde del Mediterraneo.


(*) Pietro Garau ha lavorato per più di vent'anni a UN-HABITAT, il programma ONU che ha organizzato la Conferenza ONU di Quito. Ha insegnato politiche urbane a Sapienza Università di Roma ed è uno degli urbanisti italiani promotori della Biennale dello Spazio Pubblico. Su incarico del Segretariato di Habitat III ha condotto, per conto dell'Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) ed assieme al Segretario Generale della Urban Planning Society of China, la preparazione di uno dei dieci "policy papers" che hanno fatto da sfondo alla redazione della "New Urban Agenda".


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