Città e Urbanistica

Impianti sportivi, gli internazionali di Roma diventano un'impresa in utile

Alessandro Arona

Il nuovo stadio dal 2010 e una gestione più efficiente: margini per 10,1 milioni, il 33% dei ricavi - Ma Parigi è ancora lontana

Crescita dei ricavi del 63% in tre anni (da 18,5 a 30,3 milioni di euro stimati quest'anno), redditività da record (Ebitda pari al 33% del fatturato), un valore di mercato di 120-150 milioni di euro, un effetto indotto sull'economia locale di 67 milioni all'anno, e ancora enormi potenzialità di crescita. Non stiamo parlando di una start up dell'hi tech, ma degli Internazionali Bnl d'Italia di tennis (Ibi).
Uno studio di Ernst & Young (EY) e Università Luiss di Roma, presentato ieri tra un servizio e uno slash al Foro italico, fotografa i numeri della crescita. Gli spettatori paganti hanno superato quest'anno, per la prima volta, i 200mila (200.305, dato di giovedì 12), «e se non piove - prevede Angelo Binaghi, presidente della Federazione italiana tennis (Fit) - negli ultimi tre giorni si aggiungeranno almeno altri 6mila paganti». Nel 2012 gli spettatori erano 165.478, siamo nell'ordine del +24% in quattro anni.
Nel 2005 la struttura del Foro Italico a Roma è passata dal Demanio statale al Coni e dallo stesso anno il torneo è gestito dalla Fit insieme a Coni Servizi.

«Fino al 2003 - ricorda Binaghi - gli internazionali perdevano 2 milioni di euro l'anno. Dal 2005/2006 siamo tornati in pareggio». Le potenzialità della manifestazioni sono cresciute dal 2010, con l'inaugurazione del nuovo stadio centrale , utilizzato oggi dal Coni (che è proprietaria di tutta l'area) anche per concerti e spettacoli. «Lo stadio è costato circa 15 milioni di euro - spiega Binaghi - ma non dimentichiamoci che è stato realizzato dalla ditta Anemone, su appalto della gestione Grandi eventi» di Angelo Balducci (vale a dire: molto probabilmente lo stadio è costato allo Stato molto più del suo valore reale).
«Il progetto fatto negli anni della giunta Veltroni prevedeva 14mila posti - spiega Binaghi - poi Alemanno volle ridurli a 10mila, ma adesso non bastano più. Bisogna pensare ad almeno altri 2-3mila posti e anche a un sistema che consenta di coprire lo stadio quando serve».

I dati di EY partono dal 2012. Gli spettatori paganti furono 165.478, cresciuti a 167.961 nel 2013, 175.978 nel 2014, 193.940 nel 2015, e intorno a 206mila quest'anno (+24% in 4 anni). Ancora meglio gli incassi, perché negli anni il costo dei biglietti è cresciuto: 6,22 milioni di euro nel 2012, 7,3 nel 2013, 8,6 nel 2014, 10,5 nel 2015, circa 11,5 milioni stimati da EY quest'anno.
Oltre agli incassi dei biglietti sono poi cresciuti negli anni i ricavi dagli sponsor (da 7,1 a 8,9 milioni stimati quest'anno), i diritti televisivi (da 2,9 a 7,3 milioni), la ristorazione e il merchandising. In tutto i ricavi sono cresciuti dai 18,5 milioni del 2012 ai 26,5 del 2015 ai 30,3 stimati per quest'anno. Il risultato ricavi-costi dell'Ibi è salito dai 3,6 milioni del 2012 agli 8,6 del 2015 ai 10,1 stimati per quest'anno.
Ed è cresciuta la redditività (Ebitda margin), dal 19,7% del 2013 al 32,6% del 2015, al 33,5% stimato per quest'anno. «Si tratta di una marginalità - spiega Mario Rocco, Ernst&Young - che è oltre il doppio di quella di mercato per eventi simili». La società di consulenza e revisione stima che il "valore aziendale" dell'evento Ibi (il prezzo calcolabile se si volesse vendere) è di cirdca 121 milioni di euro nel 2016 nelle ipotesi più prudenziali, anche 150-180 milioni in quelle più "ottimistiche".

Questo il "valore diretto" di Ibi. Numeri ancora distanti dall'evento top europeo, il Roland Garros di Parigi, verso il quale però l'abisso non è nel numero di "spettatori unici" paganti (80.130 a Roma nel 2015 contro i 128.700 di Parigi), quanto nel fatturato per spettatore: 332mila euro a Roma, 1,360 milioni a Parigi! Diritti tv, sponsor, ristorazione e altri introiti valgono cioè a Parigi 4 volte Roma. «Qui - sostiene Michele Costabile, professore alla Luiss e co-autore della ricerca - c'è una enorme potenziale di crescita».

Già buono invece l'impatto economico indiretto, vale a dire tutte le spese che gli spettatori (non romani) fanno in città durante i tre giorni medi di permanenza: trasporti locali, alloggio, ristorazione, shopping, etc. Lo studio stima un valore di 67,258 milioni di euro, contro i 125 mln del Roland Garros; per spettatore significa 839mila euro a Roma e 971mila a Parigi, non una grande distanza. «Dobbiamo migliorare la sinergia con la città - dice Binaghi, Fit - e stiamo pensando a pacchetti turistici chiavi in mano organizzati direttamente da noi».


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