Città e Urbanistica

L'Aquila a sette anni dal sisma: lo Stato spenderà in tutto 22 miliardi di euro

Alessandro Arona

Stanziati 21 miliardi (di cui 14,5 per la ricostruzione "fisica"), dopo il 2020 ne servirà almeno un altro - Spesa in forte accelerazione, nel 2015 un miliardo di euro - Fine lavori tra il 2020 e il 2022

Il 6 aprile ricorre il settimo anniversario del terremoto che ha colpito l'Abruzzo e soprattutto L'Aquila nel 2009. Il costo complessivo sostenuto dallo Stato per le conseguenze del sisma è al momento quantificato in 21 miliardi di euro, e la cifra potrebbe salire ancora, di 1/1,5 miliardi di euro.
I dati sono ufficiali, e presto saranno resi noti dal governo, provengono però da una fonte che ci siamo impegnati a non citare.
Lo Stato ha dunque stanziato finora (risorse in competenza) 21.039 milioni di euro, di cui però solo 14.491 riferibili in senso stretto alla ricostruzione post-terremoto di edifici privati, edifici pubblici e infrastrutture.
Partendo dall'inizio, 2.919 milioni sono stati stanziati per la "fase di emergenza", che però oltre alle spese di assistenza agli sfollati comprende anche la costruzione delle cossiddette "new town", il progetto C.a.s.e. e i Map (moduli abitativi provvisori). Queste risorse sono state ovviamente quasi spese tutte (2.701 milioni).

Poi c'è la ricostruzione, che beneficia in tutto di stanziamenti per 14.491 milioni, di cui finora solo 8.471 milioni già assegnati con delibere Cipe (l'ultima, la 113/2015 del 23 dicembre 2015, è andata in Gazzetta ufficiale nei giorni scorsi, e ha assegnato 1.076 milioni per la ricostruzione degli edifici privati), così suddivisi:
1) 10.909 milioni per la ricostruzione privata, di cui 6.402 mln già assegnati con delibera Cipe e 4.234 già spesi, cioè erogati alle imprese che stanno effettuando o hanno effettuato i lavori;
2) 3.282 milioni per la ricostruzione di edifici pubblici, di cui 1.912 assegnati dal Cipe e 1.287 già spesi;
3) 300 milioni per la ricostruzione di strade e ferrovie, di cui solo 76 milioni già spesi.

Poi ci sono i fondi per lo «sviluppo del territorio e le attività produttive», 316 milioni di euro, di cui 179 milioni impegnati (ma non si sa quanti già spesi).

Tra emergenza, ricostruzione e rilancio delle attività produttive si arriva a 17.726 milioni di euro.

A questo si aggiungono stanziamenti per 1.166 milioni di euro per gli interessi da corrispondere per i finanziamenti bancari a carico dello Stato per la riparazione delle abitazioni private tramite Cassa Depositi e Prestiti (art. 3, comma 3, D.L. n. 39/2009), e 2.147 milioni di minori entrate per sospensioni/esenzioni di pagamento di tributi e contributi con abbattimento del dovuto al 40%.

Questi 21 miliardi basteranno? Dovrebbero bastare fino al 2020, ma le strutture dello Stato responsabili della ricostruzione stimano che dopo il 2020 serviranno almeno uno/1,5 miliardi aggiuntivi. In tutto si dovrebbe arrivare a una spesa di 22 miliardi di euro.

A seguito della revisione della governance operata dall'allora Ministro Fabrizio Barca nel 2013 (addio alla struttura commissarriale dipendente dalla Regione e centralizzazione del controllo in capo al governo, Presidenza del Consiglio e Mef, tramite Ufici speciali in loco) la ricostruzione ha subito negli ultimi due anni una forte accelerazione. Nel 2014 la spesa effettiva per la ricostruzione (erogazioni alle imprese) è stata di circa 800 milioni di euro, saliti a oltre un miliardo di euro nel 2015 e destinati a salire ancora nel 2016.

I cantieri attivi all'Aquila sono 922 e fuori L'Aquila 1.239, e sono attive circa duemila imprese.


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