Città e Urbanistica

Smart city: Bologna, Milano e Torino ai vertici per innovazione urbana e sociale

Carmine Fotina

Il Rapporto «Smart City Index» di EY, che analizza le 116 città capoluogo italiane in base a 470 indicatori

Bologna, Milano, Torino. Il podio delle Smart city, a leggerlo così, riflette in buona parte il grado di dinamicità di città da sempre nell’avanguardia italiana per trend di innovazione urbana e sociale. Ma c’è molto di più nella nuova edizione del Rapporto «Smart City Index» di EY presentato ieri a Roma, in collaborazione con Ericsson, Tim e Indra. Per la prima volta il lavoro di EY giunge dopo un’iniziativa politica concreta , l’atto di indirizzo del ministero dello Sviluppo economico, e coglie fenomeni significativi che coinvolgono le medie città italiana e il panorama del Mezzogiorno.

Il rapporto, che analizza le 116 città capoluogo italiane utilizzando circa 470 indicatori, classifica lo sviluppo di reti e infrastrutture intelligenti delle città italiane, misurandone la capacità di innovare e offrire servizi di qualità ai cittadini.

Bologna si conferma primatista mentre Milano scavalca Torino beneficiando soprattutto del substrato di connettività posato per Expo 2015. Ad emergere, pur mantenendo uno spread significativo con il gruppo di testa, sono anche 23 città medie posizionate tra il 4° e il 39° posto.

Il rapporto EY è un documento prezioso sulle eccellenze espresse dall’Italia dei campanili. Milano, da sola, ad esempio, rappresenta l’80% del mercato di sharing mobility. Brescia è la città più avanzata in termini di teleriscaldamento, disponibile per il 70% degli edifici. Trento è la città più innovativa del Nord-Est (sesta posizione). Il litorale romagnolo, da Ravenna a Cervia, è il più connesso d’Italia, con oltre 50 km di spiagge coperte dal wi-fi. Modena ha lanciato la più grande sperimentazione in ambito internet of things sostituendo 13mila contatori multimetering. Napoli è l’unica città del Sud a riuscire a restare salda nella prima fascia dell’indice, cioè tra le prime 39 posizioni, come a segnare un riscatto “smart” rispetto alle ultime posizioni in cui spesso invece ingenerosamente la si ritrova in termini di qualità della vita. L’insieme dei comuni pugliesi brilla invece per il primato di produttori di impianti fotovoltaici, con un’incidenza del 13,9 per cento.

Singole fotografie di un album ancora molto frastagliato, che ha bisogno - fa notare Andrea Paliani, partner EY, Med advisory leader - «di un’agenda precisa, con tempi di realizzazione chiari, da verificare magari ogni sei mesi costituendo un vero tavolo tecnico in questo campo». «Per la prima volta - aggiunge Paliani - abbiamo impiegato per la nostra ricerca un approccio d’indagine per strati, più orizzontale». Immaginando una piramide, la base è costituita dalle infrastrutture (reti a banda ultralarga, mobilità pubblica, reti energetiche, rete idrica), su cui implementare una rete capillare di sensoristica: l’internet of things per raccogliere i big data della città e gestire le infrastrutture da remoto. È al di sopra di questo strato che troviamo le piattaforme di distribuzione dei servizi, con il caso più attuale rappresentato dal pin unico (o Spid) per l’accesso ai siti della Pa che proprio da ieri può essere richiesto dai cittadini. Al vertice l’ecosistema delle app e dei servizi a valore aggiunto per i cittadini.

Come detto, il concetto stesso di smart city sta varcando i confini del mercato privato e sta entrando nelle policy istituzionali. Vito Cozzoli, capo di gabinetto del ministero dello Sviluppo economico, ricorda l’atto di indirizzo appena firmato dal ministro Federica Guidi che prevede l’impiego di 65 milioni per iniziative per ora destinate a 14 quartieri pilota nelle città metropolitane (si veda Il Sole 24 Ore di domenica scorsa). Antonio Samaritani, direttore generale dell’Agenzia per l’Italia digitale, osserva che il Piano triennale dell’Agenzia servirà, tra le altre cose, proprie a fornire una serie di certezze sui meccanismi di interoperabilità che saranno alla base di sviluppo di servizi nelle città “intelligenti”. Maria Ludovica Agrò, direttore generale dell’Agenzia per la coesione territoriale, ricorda dal canto suo come l’innovazione metropolitana abbia a disposizione altri due strumenti, «il nostro Piano triennale che vede le città come tassello centrale per la competitività e il Pon Metro della programmazione comunitaria 2014-2020, con 1 miliardo di risorse già stanziate».


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