Città e Urbanistica

Palmaria (smilitarizzata) torna al territorio: diventerà un polo turistico green

Jada C. Ferrero

Storico accordo Demanio-Difesa-Comune: la Marina cede 100 beni (immobili e terreni) sul'isola di fronte a Porto Venere

L'isola di Palmaria, di fronte a Porto Venere (Sp), da sempre occupata dalla Marina Militare, torna in larga parte al territorio: firmato ieri 14 marzo uno "storico" accordo di cessione dalla forza armata alle autonomie locali liguri, che riguarda un pacchetto di oltre 100 fra immobili e terreni. Da ieri la Palmaria non è più area militare. Lo rimarrà solo in alcune parti che la Marina si impegna a riqualificare. E' uno dei primi concreti casi di Federalismo demaniale e culturale (D.lgs 85/2010), in cui la Liguria si fa avanti, aspirando a un progetto-pilota di valorizzazione. Si pensa adesso a un rilancio che, in quanto a sostenibilità economico-finanziaria, passa da partner privati, project financing, concessioni, oltre a fondi europei, vendita di beni con vincolo di destinazione d'uso. Una possibile affascinante meta internazionale del turismo green di altissimo livello, "perla" attigua alle Cinque Terre, dal '97 inserita tra i Patrimoni Unesco dell'Umanità, parte di un Sic (sito naturalistico di interesse comunitario), dal 2001 porzione del Parco naturale regionale di Porto Venere, assoggettata dal '41 a vincolo paesaggistico, per tutte queste ragioni selvaggia.

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L'isola Palmaria, fino a oggi visitabile con limitazioni, è la più grande delle tre isole del Golfo della Spezia (con Tino e Tinetto). Divisa da Portovenere da un braccio di mare chiamato "Le Bocche", ha meno di due kmq di superficie, una trentina di residenti stabili, svariati suggestivi edifici già militari, qualcuno recuperato, diversi diroccati.
Sono ben 35 gli immobili trasferiti al Comune a titolo gratuito (in base all'art 56 bis della L. 98/2013, che prevede il trasferimento non oneroso per gli immobili "devoluti" in virtù del D.lgs 85/2010). I principali dell'elenco (allegato b) sono il complesso di Villa Smith, la cosiddetta "villa del direttore", l'edificio di culto in piazza del Terrizzo, che è l'approdo dell'isola, i locali ex mensa della Marina Militare presso la Batteria Fortificata Umberto I, Villa Albero Monumentale e altri edifici in Via Cavour, poi l'ex Batteria Sperimentale e il Forte Cavour, in abbandono sulla sommità dell'isola: due beni "monumentali" secondo il vigente Codice del Paesaggio.

Una quota di beni (allegato c), pur parte del progetto di valorizzazione, rimarrà nella disponibilità della Marina, e sarà comunque oggetto di interventi di riqualificazione; fra questi, alcune case sparse nel borgo del Terrizzo, in via dello Schenello e nella macchia, più gli stabilimenti balneari (bagni C.R.D.D. e bagni sottufficiali) e i relativi locali mensa.
L'intesa coinvolge nel processo di valorizzazione: ministero della Difesa, Regione Liguria, Comune di Porto Venere, Agenzia del Demanio, per conto dei quali ieri le firme sono state apposte dal Capo di Stato Maggiore della Marina Militare ammiraglio Giuseppe De Giorgi, il presidente ligure Giovanni Toti, il direttore dell'Agenzia del Demanio, Roberto Reggi, il sindaco di Porto Venere Matteo Cozzani.

Il prossimo passo sarà uno studio di fattibilità tecnico-economica sull'intero progetto Palmaria (vedi allegato). Ma, attenzione: al protocollo di ieri (vedi allegato) è stata apposta una scadenza (art 4). Se entro tre anni dalla firma dell'intesa (quindi 13 marzo 2019) non sarà adottato e reso operativo il necessario programma attuativo con i relativi accordi, il "patto" si intenderà decaduto, se entro i due mesi successivi alla scadenza "le parti non concorderanno un nuovo termine non superiore a un anno, fornendo adeguate motivazioni». Non solo: se non saranno avviati i piani di valorizzazione, i beni oggetto del protocollo «rientreranno nella disponibilità della Forza Armata».


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