Città e Urbanistica

L'intervento: Roma, città senza progetti in fondo alle classifiche europee

Lorenzo Bellicini *

Pesano l’inefficienza della pubblica amministrazione e il ritardo negli interventi di trasformazione urbana

Un recente lavoro promosso da Acer Roma e Camera di Commercio, ha consentito al Cresme di sviluppare una analisi comparativa di Roma con alcune delle altre principali città europee. Dall'articolata analisi, che affronta molti aspetti, emergono tre nodi che vorrei porre all'attenzione del dibattito che sembra avviarsi sulla capitale.
Il primo parte dalla dimensione economica.

Il prodotto interno lordo dell'area metropolitana romana (4 milioni di abitanti) è valutato in 136 miliardi di euro (dati Eurostat 2010, siamo prima della grande crisi che a Roma inizia nel 2012), valore che le consentiva di essere il settimo mercato metropolitano europeo. Appare evidente però il salto di scala rispetto alla grande area metropolitana di Parigi (12 milioni di abitanti), la quale vanta un Pil che si avvicina ai 588 miliardi di euro, o a Londra, che supera i 505 miliardi (11 milioni di abitanti). La terza area metropolitana in classifica, Madrid, resta sotto i 190 miliardi di euro. Roma è invece poco sotto Milano (145 miliardi) e Barcellona (143 milioni), ma supera Berlino (132), Monaco (130) e Amburgo (125). Roma però ha un centro forte e una corona debole: l'area centrale romana, il comune di Roma è la quarta città europea per dimensioni. Sorprende quindi che analizzando le principali ricerche comparative sulle città realizzate a livello internazionale da istituzioni o da soggetti economici o da importanti istituti privati, la settima area economica europea, e la quarta città europea, compare ai primi posti solo per immagine e interesse potenziale come luogo turistico, ma nel momento in cui l'analisi è legata ai temi della funzionalità, della qualità urbana, o dell'interesse per la localizzazione di attività e investimenti, crolla velocemente in fondo alle classifiche, e addirittura, negli ultimi tempi, scompare dalle classifiche.

Ecco, Roma non è più un'area interessante da comparare, da studiare, nonostante le sue dimensioni. Non ha esempi da offrire. Le ragioni sono molte, ma due di queste mi sembrano prioritarie: da un lato il noto cattivo funzionamento della macchina urbana, la sua disorganizzazione, l'incapacità di essere eccellente (che si misura da tutti gli indicatori che vanno dalla pulizia, alle strade, ai tempi delle decisioni, al rispetto delle regole). La macchina non fa quello che dovrebbe fare con certezza e ordinarietà per chi ci vive e lavora. D'altro alto emerge la debolezza del pensiero per il futuro della città. Roma oggi è una metropoli senza disegno per il futuro a differenza di tutte le altre città europee. Potremmo dire una città senza idee che non sa dove andare.

Il secondo aspetto riguarda alcune caratteristiche della popolazione che hanno carattere strutturale. Roma ha una percentuale di popolazione con oltre 64 anni rispetto a quella in età lavorativa pari al 33%, contro il 20% o poco più di Parigi, Londra, Amsterdam, Stoccolma. Nel 2030 questa percentuale salirà a oltre il 40%. Ma soprattutto Roma ha pochi giovani per il ricambio; la popolazione da 0 a 19 anni su quella in età lavorativa è pari al 31%, contro il 40% di quella londinese e parigina (a Lione è il 45%). Del resto l'indicatore più drammatico riguarda la disoccupazione giovanile (15-24 anni) che a Roma raggiunge nel 2014 il 48,9%, sempre della popolazione in età lavorativa (certo dietro il 53% di Atene e il 55% di Madrid), ma a Parigi la percentuale scende al 21%, a Londra al18%, a Amsterdam al 14% e a Monaco al 5%.

Lo scenario che emerge è un pesante processo di invecchiamento della popolazione che andrà ad assumere nei prossimi due decenni un aspetto di grande rilievo per la sostenibilità economica della città, un ricambio generazionale debole e una scarsa capacità attrattiva verso le fasce più dinamiche del lavoro. E' la possibilità di futuro che a Roma appare assai debole. Anche perché se è vero che Roma vanta nel suo insieme una tra le più potenti strutture universitarie europee, la percentuale di laureati sulla popolazione in età lavorativa, secondo Eurostat, è pari solo al 24%, a Milano sale al 27%, a Atene al 32%, a Madrid al 41%, a Londra al 44%, a Stoccolma al 45%, a Amsterdam al 52% e a Parigi al 61%. Roma e l'Italia ( ultima per laureati tra i 29 paesi dell'Unione Europea) stanno perdendo la competizione evolutiva dell'economia.

Il terzo aspetto riguarda il tema della trasformazione urbana. Cresme ha stimato, sulla base di dati Eurostat, che gli investimenti in costruzioni nel 2010 a Roma erano pari a 9,6 miliardi di euro, contro gli inarrivabili 76 di Londra, i 55 di Parigi, ma assai lontani dai 30 di Berlino, i 28,4 di Madrid (nonostante la crisi), i 21,6 di Barcellona o i 17 di Stoccolma, ma anche i 13,3 di Milano. La spesa per costruzioni pro-capite a Roma è di 2.400 euro per abitante. A Londra sono 5.600. A Parigi 4.700. A Stoccolma si è arrivati a oltre 8.000 euro nel 2010. L'investimento in costruzioni a Roma è sceso al 7% del PIl contro il 9,2% di Milano e la media del 15% delle città più dinamiche. Per non dire degli investimenti in opere pubbliche, che scendono a 466 euro a abitante a Roma, contro i 2.700 di Stoccolma, o i 1.600 di Amsterdam e Madrid. Nelle altre capitali europee si concentrano risorse ingenti per renderle sempre più competitive e funzionali, guardando al futuro. In sostanza Roma appare vecchia, con una macchina organizzativa drammaticamente inefficiente, un basso livello culturale e soprattutto senza progetto per il futuro, pur restando nell'immaginario internazionale uno dei principali luoghi da visitare.

Il che vuol dire che Roma ha bisogno, nell'ordine: di un grande salto di qualità nel modello di funzionamento della macchina che la governa, di idee e progetti per il futuro, di politiche basate sull'innovazione e sull'attrattività demografica, di un rilancio, in quanto capitale, e motore del Pil nazionale, della spesa in infrastrutture e trasformazione. Il progetto è tornare a crescere. In fondo, a pensarci bene, il progetto è tornare ad essere «civitas».

*Direttore Cresme


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