Città e Urbanistica

Reggi (Demanio): trasferiti ai Comuni 3.600 beni per oltre 1,3 miliardi

Giorgio Santilli

Intervista al direttore dell'Agenzia: Demanio sempre più attento agli enti locali . Vendite oltre il target di 500 milioni

Il Demanio allarga gli orizzonti e guarda sempre più agli enti locali: con i due rami del federalismo demaniale, quello ordinario e quello per il patrimonio culturale, sono stati già trasferiti ai comuni quasi 3.600 beni per un valore a libro di 1.345 milioni; è appena stata approvata una riorganizzazione dell'Agenzia che sposta un centinaio di unità di personale (su 350) dalla sede centrale di Roma alle direzioni regionali, cui viene data maggiore autonomia. Il direttore dell'Agenzia, Roberto Reggi, traduce esplicitamente questo cambiamento di strategie: «Il nostro primo obiettivo è non lasciare soli gli enti locali». Si moltiplicano le attività di «supporto» a comuni, province e regioni. La tradizionale attività di valorizzazione e vendita del patrimonio pubblico, cui il Demanio partecipa con una quota degli obiettivi posti dal Mef, procede secondo i piani: il target di 500 milioni per il 2015 «è stato largamente superato» con un risultato che al momento è stimato in 590 milioni (ma potrebbe crescere a consuntivo). Perdono peso, però, vecchie priorità, come quella delle caserme, e ne acquisisono nuovi temi che spesso tagliano trasversalmente l'intero patrimonio pubblico, centrale e locale, come la razionalizzazione degli usi di governo e l'efficientamento energetico.

Direttore Reggi, quali sono i cambiamenti di strategia che sta portando al Demanio?
Diciamo che non ci preoccupiamo più solo di gestire e valorizzare i 47mila beni immobili nella nostra disponibilità diretta, ma vogliamo giocare un ruolo centrale in direzione di una unificazione progressiva di tutte le gestioni patrimoniali che sono moltissime e frammentate - basti pensare ai comuni - e complessivamente riguardano un patrimonio superiore a mezzo milione di beni. Un obiettivo che sarà perseguito con progetti mirati e che già oggi è alla portata se parliamo di razionalizzazione di spazi in uso al governo centrale o di efficientamento energetico. Nel rispetto delle autonomie di ciascuno, proponiamo obiettivi, piani e strategie condivisi per ridurre quella frammentazione.

La razionalizzazione degli spazi in uso al Governo centrale. Se ne parla da tempo.
Il decreto 66/2014 impone obiettivi severi di razionalizzazione con una riduzione del 30% degli spazi utilizzati e il 50% di locazioni passive. Ogni amministrazione ha trasmesso alla Ragioneria il proprio piano di razionalizzazione. Questo lavoro adesso è concluso, noi lo abbiamo messo insieme e ne abbiamo fatto un piano complessivo che porterà, solo per le sedi periferiche del governo centrale, un risparmio di circa 70 milioni nel 2016 per arrivare a 173 milioni nel 2018. A questo si aggiungeranno poi i risparmi che saranno prodotti dalla riorganizzazione degli uffici degli enti territoriali in attuazione della riforma Madia.

Poi c'è un altro piano trasversale, quello per l'efficientamento energetico.
Questo è un piano che riguarda tutto il patrimonio delle pubbliche amministrazioni. Avremo risparmi che a regime calcoliamo in 275 milioni. A giorni partirà la prima gara che faremo insieme a Consip. L'obiettivo che ci siamo dati è ridurre del 25% la bolletta energetica della Pa che oggi vale 1,1 miliardi.

Che cosa metterà in palio la gara Demanio-Consip?
La gara sarà rivolta alle Esco (Energy saving company, ndr), le società che sviluppano interventi organici di risparmio energetico. La gara porterà alla stipula di contratti per nove anni con le Esco che avvieranno in autofinanziamento i progetti di efficientamento energetico e recupereranno poi dai risparmi in bolletta le somme investite. Il bando di gara avrà due criteri di selezione delle Esco: sceglieremo chi offre alla Pa il recupero energetico più alto e chi tratterrà meno del risparmio conseguito.

Quali sono, esattamente, i numeri del federalismo demaniale?
Abbiamo trasferito finora agli enti locali 3.500 beni ordinari per un valore a libro di oltre 700 milioni e 67 beni del patrimonio culturale per un valore di 645 milioni. Per altri 2.500 beni ordinari, la procedura di trasferimento è in corso. Le amministrazioni che acquisiscono gli immobili dovranno provvedere alla manutenzione ordinaria e straordinaria e agli investimenti che si impegnano a realizzare in coerenza con la destinazione d'uso prescelta.

Anche sulle valorizzazioni fate da supporto agli enti locali?
La nostra azione di supporto agli enti territoriali è a tutto campo: svolgiamo, per esempio, accatastamenti e studi di fattibilità a nostre spese, per capire quale sia la destinazione migliore dei singoli beni.

Un bel "regalo". Sulle operazioni di valorizzazione di beni degli enti territoriali entrano in gioco anche i fondi che create con gli stessi enti o anche in collaborazione con Cdp e Invimit?
Sì, in alcuni casi sono intese stipulate direttamente con le Regioni, spesso su loro iniziativa, come succede nel caso del fondo per la Lombardia, che chiudiamo a gennaio. In altri casi sono iniziative di Invimit.

Cosa c'è in questa "galassia" di fondi che acquisiscono pezzi di patrimonio pubblico "locale" per valorizzarlo?
Si tratta, appunto, di un'articolazione di iniziative quanto mai composite: dal fondo della Regione Piemonte che sta valorizzando la Manifattura Tabacchi a Torino al Fondo Patrimonio Italia dedicato a immobili delle province in locazione passiva dello Stato per il quale in questi giorni sono stati fatti rogiti per 100 milioni (i fondi vanno alle province per abbattere il debito e, se non c'è debito, per fare investimenti in scuole e strade), dal fondo Lombardia di cui ho detto a quello avviato per il Lazio, dal fondo scuole ai fondi che stiamo studiando con il presidente Bonaccini per la Regione Emilia-Romagna.

Che ne è del progetto di valorizzazione delle caserme e più in generale degli immobili in dotazione alla Difesa?
Devo ammettere che facciamo ancora molto fatica nonostante l'impegno personale del ministro Pinotti. C'è molta resistenza, sono beni che ci vengono passati con il contagocce. Però è un altro progetto che deve essere sbloccato.


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