Città e Urbanistica

Istat: Italia patria dell'abusivismo, al Sud illegali quasi 60 fabbricati su 100

Mauro Salerno

I dati dell'Istituto nazionale di statistica dicono che il fenomeno dei cantieri senza autorizzazione raggiunge «dimensioni senza riscontro nelle altre economie avanzate» gareggiando con «la produzione edilizia legale»

Fino a 60 edifici su 100 in alcune regioni del Sud. È la dimensione del fenomeno dell'abusivismo edilizio che in Italia raggiunge «dimensioni che non hanno riscontro nelle altre economie avanzate» e che in alcune aree del paese «gareggiano con quelle della produzione edilizia legale». A parlare è l'Istat, che dedica un intero capitolo all'analisi dell'impatto dell'abusivismo sul paesaggio, nella terza edizione del «Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (Bes 2015)» , presentato ieri.

La crisi delle costruzioni non ha in alcun modo fermato lo sviluppo dell'edilizia illegale. Anzi, ne ha accresciuto il peso. Considerando la media nazionale, l'Istat segnala che «nel 2014, in un contesto fortemente recessivo per il comparto dell'edilizia residenziale, il numero delle nuove costruzioni abusive è salito, rispetto all'anno precedente, da 15,2 a 17,6 ogni 100 autorizzate». Dunque quasi un fabbricato su cinque viene costruito senza rispettare le norme urbanistiche.

L'effetto della crisi
Questa tendenza, spiega l'Istat, non è spiegabile semplicemente con una recrudescenza del fenomeno, ma va addebitata al diverso impatto della crisi economica sulla componente legale e su quella illegale della produzione edilizia. «A partire dal 2008 - si legge nel rapporto - entrambe sono state costantemente in calo, ma il flusso annuo della produzione legale si è ridotto di oltre il 60%, mentre quello della produzione illegale di meno del 30%». per gli esperti dell'istituto nazionale di statistica «una dinamica di questo tipo qualifica il fenomeno come forma pura e semplice di evasione fiscale, sgombrando il campo da qualsiasi alibi sociologico (il cosiddetto "abusivismo di necessità"). La crisi, insomma, incentivando il sommerso, sostiene una domanda illegale altrimenti avviata al declino, che rappresenta non soltanto una minaccia per l'ambiente e il paesaggio, ma un importante fattore di degrado civile».

Il boom al Sud
L'aggiramento delle regole urbanistiche, sostanzialmente un altra faccia del sommerso, raggiunge l'apice al Sud. Tanto che l'Istat si spinge fino a denunciare «una deriva pericolosa verso situazioni di sostanziale irrilevanza della pianificazione urbanistica». «In Molise,
Campania, Calabria e Sicilia nel triennio 2012-2014 il numero degli edifici costruiti
illegalmente è stimato in proporzioni variabili fra il 45 e il 60% di quelli autorizzati», si legge nel rapporto.

Ma anche nelle altre regioni il fenomeno dei cantieri illegali raggiunge livelli «preoccupanti». Nello stesso periodo, i valori medi dell'indice di abusivismo sono raddoppiati rispetto al triennio precedente in Umbria e nelle Marche (dal 9 al 17,6% e dal 5,1 al 10,6%, rispettivamente), e incrementi significativi si registrano anche in Toscana (dal 7,9
all'11,5%), Lazio (dal 9,7 al 15,1%) e Liguria (dal 12,4 al 15,6%).

Cantieri in aree inedificabili
Si continua a costruire anche anche nelle aree soggette fin dal 1985 a vincolo di
inedificabilità per la salvaguardia del paesaggio e soprattutto nelle fasce costiere. In queste aree, tra il 2001 e il 2011 sono stati realizzati quasi 18mila nuovi edifici (con un aumento del 4,3% degli edifici abusivi già esistenti e aumenti particolarmente consistenti
in Calabria (+7,1%), Sicilia e Marche (entrambe intorno al 5%).

Realacci: facilitare le demolizioni
Estremamente preoccupanti i dati diffusi oggi dall'Istat sull'abusivismo edilizio, in particolare al Sud, dove ogni 100 costruzioni autorizzate ce ne sono più di 40 abusive». Lo ha dichiarato in una nota, commentando i dati diffusi dall'Istat sul tema.
«Oltre ad essere una piaga che fa scempio del nostro territorio, l'abusivismo - ha detto Ermete Realacci (Pd), presidente della commissione Ambiente della Camera- significa anche minore sicurezza per i cittadini ed economia in nero. Come se non bastasse l'abusivismo edilizio si incrocia con il ciclo del cemento illegale e con la malavita organizzata.. Le demolizioni sono la più efficace forma di prevenzione del fenomeno. Da tempo in parlamento giace una mia proposta di legge, l'Atto Camera n.71, per facilitare l'abbattimento degli abusi edilizi evitando lungaggini e trucchi».

Freyrie: serve una politica di rigenerazione
«Gli architetti italiani - dice il presidente del Consiglio nazionale degli architetti Leopoldo Freyrie - chiedono al Presidente Renzi di mettere in atto con urgenza e con la stessa capacità decisionale che in questi due anni ha contraddistinto l'attività del Governo -misure concrete per realizzare una seria politica di rigenerazione urbana sostenibile. La strada da percorrere è quella di riscrivere il testo unico dell'edilizia, che ci tolga dal 112° posto delle classifiche mondiali sull'ottenimento dei permessi, in modo da debellare l'ottusa burocrazia e promuovere, invece, investimenti sulla qualità dei progetti». «L'abusivismo - conclude Freyrie - si batte rendendo possibile ai cittadini onesti di avere case migliori in città più belle, senza dover aspettare anni per ottenere un permesso; si batte anche punendo i disonesti, abbattendogli abusi, allontanando dalla Pa i controllori che non controllano».

Rallenta lo sprawl urbano
Sull'altro piatto della bilancia l'Istat mette invece il rallentamento dello sprawl urbano, cioè l'avanzata disordinata dei sobborghi cittadini a bassa densità in aree prima inedificate. Il Veneto si conferma la regione più colpita dal fenomeno (56,9%), seguita dal Lazio (53,6%) e poi da Puglia, Liguria e Campania (fra 30 e 33%). I valori più bassi (meno del 10%) si rilevano, invece, in Umbria, Friuli-Venezia Giulia, Molise e Sardegna, e valori nulli (come già nel 2001) in Valle d'Aosta e nelle province di Trento e Bolzano (la media Italia, ricordiamo, è del 22,2%). Rispetto al 2001, la situazione peggiora soprattutto in Puglia (dove l'incidenza delle unità affette dallo sprawl passa dal 16,1 al 33,1%) e nel Lazio (dal 45,4 al 53,6%).


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