Città e Urbanistica

Esposito: «Non voterò il decreto Giubileo se non ci sono fondi per la manutenzione Atac»

Giuseppe Latour

«Insufficienti i 2 milioni previsti dal provvedimento, servono almeno altri 200 milioni». Duello sulle inefficienze dell'Atac tra l'ex assessore Esposito e il dirigente Pietro Spirito

Nei 200 milioni di euro stanziati per il Giubileo dal decreto legge "Happy days" (il testo è peraltro ancora in fase di definizione) ci sarà un bacino di 60 milioni per la spesa corrente nel quale pescare per potenziare il servizio di Atac. L'ex vicesindaco di Roma, Marco Causi smentisce le voci secondo le quali le risorse del provvedimento in attesa di pubblicazione si concentreranno esclusivamente sul trasporto regionale e su quello su ferro. Lo fa nel corso di un dibattito tra un altro ex della giunta capitolina, Stefano Esposito e il manager di Atac, Pietro Spirito, direttore strategie (con un contratto part-time). Anche se, proprio secondo Esposito, il decreto lascerà un grande capitolo aperto sulla manutenzione. Servono ancora duecento milioni di risorse per rimettere in sesto la rete, e il provvedimento ne prevede solo due: su questo Esposito annuncia battaglia in Parlamento. «Può darsi che io e Causi - spiega l'ex assessore - non abbiamo spiegato in modo abbastanza chiaro cosa servisse per Roma in questo decreto, ma dico subito chiaramente al governo che non voterò il decreto se non ci saranno i finanziamenti per le manutenzioni straordinarie dell'Atac e ci saranno invece per Cotral».

Il dibattito ha contrapposto Esposito, ex assessore ai Trasporti, duramente critico verso la gestione dell'azienda pubblica romana, e Pietro Spirito, che invece difende alcuni risultati raggiunti negli ultimi anni, criticando soprattutto le ingerenze della politica nella società. Per Stefano Esposito l'esperienza della giunta Marino e dell'attuale Cda di Atac è completamente fallimentare: «Non si è visto nessun miglioramento dopo il piano industriale. Si parla tanto di azienda risanata, ma mi chiedo se è risanata un'azienda che ad agosto ha avuto bisogno di uno stanziamento di 178 milioni di euro da parte del Comune. E, comunque, al di là dei conti, resta la questione del servizio che è sempre peggiore».
Tra i motivi principali di questo stato di cose c'è la «logica clientelare che pervade l'azienda: il management va messo sotto accusa». E l'ex assessore fa molti esempi di rapporti poco chiari tra dirigenti e politici, di scarsa trasparenza nella gestione e nella diffusione di informazioni. Con una costante: «I clienti sono l'ultimo problema».

Pietro Spirito, dal canto suo, critica questa impostazione e guarda invece anche alle responsabilità della politica: «In questa azienda ci sono i politici che fanno i gestori, i manager che fanno i politici e i sindacalisti che fanno i capi del personale. Il management è costantemente ridotto a fare il cagnolino del politico di turno». Anche l'interventismo di Esposito nel suo periodo da assessore incassa la sua dose di critiche. «Il suo compito non era di interessarsi della gestione ordinaria».
Un passaggio sul quale il professor Mario Sebastiani gli dà ragione: «La politica industriale italiana, sul fronte del trasporto pubblico, è stata miope in questi anni. La commistione di ruoli, diffusa in tutto il tpl, non va bene». E il personale, in questa situazione, ha colpe relative, come emerge dai molti interventi dei dipendenti dell'azienda che animano il lungo dibattito: «Si scaricano spesso le responsabilità su di noi, ma la verità è che in molti facciamo turni da oltre sei ore di guida senza interruzioni», dice Alessio Camilli che di Atac è un macchinista.

Sullo sfondo resta soprattutto un tema: il drammatico stato della rete. «In tutti questi anni Atac ha avuto costantemente zero euro per la manutenzione», dice Spirito. E i risultati si vedono. L'ex vice-sindaco Marco Causi spiega che, oltre alle risorse stanziate dopo l'estate, sono ancora necessari almeno altri 200 milioni di euro. Esposito, invece, si concentra sul decreto da 200 milioni, in attesa di pubblicazione, che dovrebbe dare un po' di fiato alle manutenzioni. «Se le risorse sono quelle che leggo in queste ore, parliamo di due milioni di euro, quel testo avrà da me una battaglia durissima al Senato».

Sul punto, lo stesso Causi allarga il discorso e spiega che nel decreto ci saranno circa 60 milioni per le spese ordinarie del Comune, 35 per quelle della Regione e un centinaio di milioni per gli investimenti. Atac prenderà sia una quota di spesa ordinaria per intensificare il servizio che una quota di risorse per gli investimenti. «E questo – dice Causi - è anche un risultato del nostro lavoro, dal momento che in estate, per il Giubileo, abbiamo trovato solo una lista di 138 progetti di manutenzione stradale, senza neppure un cantiere previsto per il trasporto pubblico».

La ricetta per uscire da questa situazione, comunque, per Spirito passa da tre direttrici: «Certezza sulle risorse, perché il nostro capitale tecnico è vecchio e inadeguato. Aumento della produttività, visto che nel centro di Roma si va più veloci a piedi che in autobus, e costanza nel management: come è successo per i treni, servono manager fidati ai quali sia consegnata l'azienda per molti anni». Ricette sulle quali Esposito concorda. Anche se aggiunge: «L'unico vero modo per salvarla, oltre a nominare un commissario, è nazionalizzare l'azionariato di Atac, perché dobbiamo prendere atto che si tratta di un'azienda di interesse pubblico».


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