Città e Urbanistica

Lotta (flop) agli abusi, ancora disponibili 22 milioni per le demolizioni: ecco chi ha utilizzato i fondi

Massimo Frontera

Il ministro dell’Ambiente annuncia risorse aggiuntive per abbattere i manufatti abusivi. Ma bilancio del fondo per gli abbattimenti (gestito da Cdp) è un mezzo flop: in 7 anni erogati solo 27,9 milioni sui 50 disponibili

«Mai più condoni edilizi e nuove risorse per abbattere edifici realizzati abusivamente». Il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, non perde occasione per riaffermare la linea del governo sulla repressione dei reati di abusivismo edilizio. Anche dopo l’ultimo nubifragio in Campania, Galletti ha rinnovato la promessa di bloccare sul nascere ogni forma di abusivismo. Tra le novità c’è appunto il fondo di 10 milioni per gli abbattimenti delle edificazioni illegali nelle aree a rischio, dove appunto maggiore è il danno - umano e materiale - in caso di calamità e dissesto idrogeologico. La misura è contenuta nell’Allegato ambientale, che l’Aula del Senato ha cominciato ad esaminare e che, secondo le ultime stime sui tempi, dovrebbe essere licenziato la prossima settimana. In uno degli articoli è appunto previsto un fondo di 10 milioni per consentire agli enti locali di rimuovere le situazioni di illegalità e rischio sismico. La misura, in base al testo attualmente all’esame dell’Aula del Senato, prevede che l’abbattimento debba essere effettuato entro 120 giorni, pena la revoca del finanziamento. I fondi stanziati si riferiscono all’annata 2016. E se non basteranno? Il ministro ha assicurato che è disposto a metterne altri, anche tagliandoli dal suo dicastero: «se servirà, (il fondo, ndr) verrà ulteriormente rifornito con soldi del ministero», ha detto. Demolire l'abusivo, ha ribadito, «è un intervento di civiltà», e da ora «non è più un problema di risorse: chi lo vuol fare i soldi ci sono, me ne assumo io la responsabilità , li tolgo da altre parti del mio ministero e vado a finanziare quel fondo: sia chiaro a tutti».

Il fondo per gli abbattimenti di Cdp? Finora utilizzato al 56%
Le risorse in arrivo non sono una prima assoluta. C’è infatti un precedente: è il “fondo demolizioni” appositamente costituito presso Cassa depositi e prestiti per gli abbattimenti abusivi. Il fondo, che è stato costituito con una dote iniziale di 50 milioni ha carattere rotativo. Gli enti locali devono cioè restituire i fondi che ottenuti. Le erogazioni non prevedono interessi. Il meccanismo prevede che l’Ente si rivalga sul responsabile dell’abuso sulle spese sostenute, restituendo a Cdp entro 60 giorni la somma. Ma se il responsabile non paga? In questo caso, è il ministero dell’Interno che, dopo un periodo massimo di cinque anni, restituisce i soldi a Cdp, rivalendosi a sua volta sull’ente locale inadempiente. Fin qui la norma.
E ora gli effetti. Nei sette anni di operatività del fondo - dal 2008 al 2014 (sul 2015 il bilancio viene fatto a fine anno) - sono stati erogati in tutto 27,9 milioni di euro, cioè poco più della metà del plafond complessivo a disposizione. Il flusso delle erogazioni ha visto un andamento oscillante tra 3,8 milioni (2010 e 2012) e i 6 milioni del 2014. Uni ca eccezione è il 2008, l’anno di entrata in esercizio in cui sono stati erogati solo 200mila euro.
Ma ecco l’andamento, per anno: 2008 = 0,2 milioni di euro; 2009 = 4,0 ; 2010 = 3,8 ; 2011 = 5,2 ; 2012 = 3,8 ; 2013 = 4,2 ; 2014 = 6,6 milioni di euro. Il 2015, dicono a Cdp, non dovrebbe mostrare scostamenti evidenti rispetto agli anni scorsi.

Al Mezzogiorno il 98,4% dei fondi. Centro Italia assente
Il Sud si conferma il principale utilizzatore dello strumento. L’area del Mezzogiorno ha visto un tiraggio complessivo di 27,5 milioni di euro sui 27,9 totali, pari al 98,4% del plafond erogato. Gli enti locali del Mezzogiorno che hanno chiesto e ottenuto i fondi sono 476 rispetto ai 490 totali, pari al 97,1 per cento.
Il resto dell’Italia ha praticamente snobbato la misura. Dalle regioni del Nord sono arrivate 11 richieste per 308.660 euro in totale. Le richieste, peraltro, sono distribuite nell’ultimo triennio di attività (2012-2014).
Ancora più defilato il Centro Italia, dove si sono registrate in tutto 3 richieste per 131mila euro in totale. Si tratta veramente di casi episodici, anche per la distribuzione temporale: una richiesta nel 2008 e due richieste nel 2012.
La statistica ci dice anche che in media di ciascun intervento ha un costo di 57euro. Il costo medio. Il costo medio è più elevato al Sud, con 57.800 euro. Meno significativi di dati statistici del Nord (28mila euro per intervento) e del Centro Italia (43.666 euro).

IL BILANCIO 2008-2014 DEL FONDO PER LE DEMOLIZIONI DEGLI IMMOBILI ABUSIVI  

Una goccia nel mare rispetto alla produzione abusiva: oltre 23mila case l’anno
Insomma, un mezzo flop, se si considera che ogni anno vengono realizzate migliaia di residenze abusive. Il Cresme stima che negli ultimi cinque anni, la produzione di residenze illegali è stata pari a 23.150 unità ogni anno. La media riguarda il periodo 2011-2015 con la stima relativa all’anno in corso.
Una produzione significativa, soprattutto se si considera che il numero riguarda solo le abitazioni. Ma che è inferiore agli anni precedenti. «Nei primi anni 2000 - ricorda Francesco Toso, il ricercatore del Cresme che segue l’edilizia abitativa - la produzione media è stata di 27.600 abitazioni all’anno». Per non parlare degli anni del condono edilizio. «Solo l’effetto annuncio del condono edilizio ha visto un’impennata di nuove case illegali», segnala sempre Toso, ricordando che, nel maxi condono degli anni ’80, si è passati dalle 70mila case abusive prodotte nel 1982 si è passati alle 105mila del 1982, alle 125mila del 1984, per scendere poi alle 65mila abitazioni nel 1985.

Il gettito dei condoni edilizi
Un furto al territorio che ha prodotto danni da tutti i punti di vista, a fronte di un incasso per lo Stato che non regge il confronto con gli alti costi che l’attività illegale spesso impone.
Peraltro, le attese, in termini di ricavi, si sono poi rivelate inferiori al gettito effettivo.
È sempre il Cresme ad aver calcolato che il secondo condono - quello del 1995 - ha fruttato per lo Stato (relativamente quindi alla sola oblazione) un incasso effettivo di 5.189 miliardi di lire, pari a 2,67 miliardi di euro, rispetto alla stima ben più generosa di 9.465 miliardi di lire, pari a 4,9 miliardi di euro attuali.
Più o meno simile il bilancio del primo condono, quello del 1985, che ha fruttato allo Stato un introito di poco più di 6mila miliardi di lire, pari a 3,13 miliardi di euro.
In apparenza una montagna di soldi, ma che però non tiene conto di effetti moltiplicatori negativi su vari fronti, come il degrado urbanistico e sociale del territorio, il consumo di suolo, il danneggiamento di aree di pregio paesaggistico. «A parte l’ovvio carico urbanistico sul territorio che ha costretto i Comuni a correre dietro alle edificazioni con opere di urbanizzazioni - è sempre Francesco Toso del Cresme a parlare - bisogna considerare che chi realizza un’opera abusiva comprea in nero sia manodopera che materiali».


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