Città e Urbanistica

Sconti al recupero, la spinta all'edilizia vale 23,7 miliardi nel 2015. Delrio: andiamo avanti

Giorgio Santilli

L'anno in corso, secondo i dati Cresme-Camera, dovrebbe chiudersi con un lieve calo rispetto al record del 2014. Realacci: «Risultato straordinario»

Nei primi otto mesi del 2015 i crediti di imposta del 50% per le ristrutturazione edilizie e del 65% per il risparmio energetico hanno prodotto investimenti per 15.906 milioni. Per l’intero anno la previsione è di un investimento complessivo di 23,5 miliardi equivalente a 351mila posti di lavoro fra occupazione diretta e indotta. I numeri sono contenuti nell’aggiornamento del Rapporto che nasce dalla collaborazione fra il Servizio studi della Camera e il Cresme e che già nei mesi scorsi aveva segnalato l’autentico boom di lavori generato dai due bonus, in particolare dal 2013 in poi quando l’investimento complessivo era passato dai 19,2 miliardi del 2012 ai 27,9 miliardi del 2013 e ai 28,4 miliardi del 2014. Per il 2015 si profila una leggera flessione che nei primi otto mesi è del 17% ma che il direttore del Cresme, Lorenzo Bellicini, stima si possa ridurre al 10%. «La flessione 2015 - dice Bellicini - riguarda esclusivamente i primi due mesi dell’anno, mentre da marzo c’è stata una ripresa che si dovrebbe rafforzare negli ultimi quattro mesi dell’anno, quando nel 2014 il dato fu piuttosto contenuto».

Un altro dato che emerge dal rapporto pubblicato ieri è la tenuta maggiore dell’ecobonus 65% rispetto al credito del 50% per i lavori di recupero abitativo: per l’ecobonus infatti gli investimenti dovrebbero ridursi da 3,9 a 3,4 miliardi (-12%)mentre il bonus ristrutturazioni dovrebbe scendere da 24,5 a 20,1 miliardi (-18%) .

Quattro le considerazioni di Bellicini intorno al dato. Anzitutto, il Cresme ricorda che dal 1998 al 2015 sono state presentate 12,5 milioni di domande per i bonus: si tratta del 50% delle famiglie e del 40% delle abitazioni presenti in Italia. Un indicatore sintetico del successo di popolarità dello strumento. La seconda considerazione riguarda la causa della flessione 2015, che il Cresme imputa al raddoppio della trattenuta sul bonifico dal 4 all’8% scattato da gennaio. «Un impatto anche psicologico che ha spostato verso il mercato nero nuovamente una fetta degli investimenti. A conferma che questi strumenti sono molto noti ai cittadini e alle imprese e qualunque modifica provoca una reazione rapidissima. Bisogna fare attenzione quindi a capire in quale direzione si vuole andare».

Terza considerazione: le simulazioni del Cresme confermano che lo Stato ha un forte beneficio in termini di maggiori incassi Iva ma che la soluzione peggiore per il Tesoro sarebbe l’interruzione brusca del bonus (o la riduzione al di sotto di un livello che non venga percepito come conveniente) perché il Tesoro continuerebbe a sostenere il costo delle detrazioni dei lavori degli ultimi 9 anni ma non avrebbe l’incasso aggiuntivo di Iva. L’ultima considerazione di Bellicini riguarda l’edilizia popolare. «Gli Iacp spendono 700 milioni l’anno per manutenzione straordinaria. Se i bonus fossero estesi anche a loro avremmo circa 350 milioni reinvestibili».

I dati Cresme-Camera hanno provocato subito reazioni positive nella politica, impegnata nella battaglia per la stabilizzazione dei due bonus (senza intervento da gennaio tornerebbero al 36%). Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera che ha “commissionato” il lavoro, ribadisce la sua posizione: «È necessario stabilizzare i bonus e farne la prima pietra per una politica che punti a un’azione ampia di efficientamento energetico e di riqualificazione urbana». Per Realacci bisogna anche rafforzare l’uso dei bonus nel consolidamento antisismico e nella bonifica dell’amianto.

Pieno sostegno dal ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio. «Bene il report di Realacci sull’ecobonus che conferma come le detrazioni abbiano prodotto benefici ai cittadini ma anche su posti di lavoro, ambiente, costi energetici, riqualificazione urbana, sviluppo delle imprese innovative. Bisogna proseguire su questa strada ampliando e consolidando la misura per portare il Paese a una conversione ampia verso le scelte sostenibili». Tweet di assenso dal ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti. «L'ecobonus - ha scritto - funziona per tutti: ambiente, cittadini, imprese, Stato»

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