Città e Urbanistica

A Bologna nasce la rete Urban@it per rilanciare le politiche urbane. Il Mit si sfila

Alessandro Arona

La neonata associazione di docenti e ricercatori chiede più risorse, più strategie e azioni di coordinamento per le città, ma dal Governo arrivano risposte tiepide

Se l'obiettivo principale della nuova associazione Urban@it (Centro nazionale di studi per le politiche urbane) e' quello di sollecitare una maggiore attenzione da parte del governo verso le politiche urbane, la prima risposta del ministero delle Infrastrutture, nel corso del convegno inaugurale a Bologna, il 2 ottobre, è stata piuttosto deludente.
«Servono politiche nazionali per le città - sostiene la rete di professori e ricercatori universitari di Urban@it - come avviene nei principali paesi europei, e cioè strategie, programmi, risorse, coordinamento di soggetti e azioni». Assente l'atteso ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio - e questa è stata la prima delusione - il suo braccio destro, il capo di gabinetto del Ministero Mauro Bonaretti, si è detto d'accordo in termini generali a ridare centralità' alle politiche urbane, ma senza nuove risorse, senza nuovi programmi nazionali, senza nuove strutture di coordinamento e dando per ormai morta l'esperienza del Cipu (Comitato interministeriale per le politiche urbane, creato dal governo Monti con Fabrizio Barca ministro della coesione), struttura che invece giuridicamente esiste ancora.


«Da anni la Commissione europea - spiega Marco Cremaschi, docente di urbanistica a Roma Tre e alla Sciences Po di Parigi, curatore dello studio di Urban@it Rapporto sulle città, anticipato il 2 ottobre a Bologna - stimola i paesi a mettere al centro l'Agenda urbana, a fare cioè delle città il motore dell'innovazione e del cambiamento, usando come strumento chiave il coordinamento, da parte di un soggetto statale, delle diverse politiche che impattano sulle città. I principali paesi europei, in particolare Francia, Regno Unito, Germania, Olanda, hanno politiche nazionali per le città, il che significa un Ministero o un altro soggetto governativo che elabora strategie e programmi e coordina soggetti diversi, una linea di finanziamenti ad hoc, e degli obiettivi forti».
In Italia - sottolinea Urban@it - tutto questo non c'è. Non c'è un soggetto forte e competente, ci sono solo iniziative spot come il Piano città o i bandi per le Smart Cities , ma manca ogni forma di coordinamento. Ci sono state negli anni scorsi importanti iniziative, come la costituzione del Cipu e dell'Agenzia di coesione, ma il Cipu non ha mai funzionato e l'Agenzia è ancora un oggetto misterioso. Sta partendo ora il piano Periferie "Renzo Piano" da 200 milioni, ma anch'essa è per ora un'iniziativa del tutto sporadica. C'è anche il Pon Metro 2014-2020, 960 milioni di euro per le città metropolitane; ma oltre a essere in termini di risorse il minimo chiesto dai regolamenti europei Fesr, «C'è ancora molta inerzia nella definizione degli interventi - spiega Nicola De Michelis, direttore della DG Regio a Bruxelles e da pochi giorni capo di gabinetto della Commissaria alle Politiche regionali Corine Cretu - c'è insomma ancora il rischio che il Pon Metro si riduca alla somma di tanti mini-interventi».


Insomma serve uno scatto - chiede l'associazione creata e diretta dall'ex sindaco di Bologna Walter Vitali - un salto di qualità. Nelle città, sostiene Urban@it, ci sono i principali problemi con cui abbiamo a che fare oggi: inclusione sociale, il trasporto pubblico, la casa («Da anni non c'è più una politica nazionale sull'edilizia sociale» spiega Cremaschi), l'accoglienza dei migranti, il degrado ambientale e degli spazi pubblici, la disoccupazione. «Tanto per fare un esempio- dice Cremaschi - in questi anni la politica dei trasporti l'ha fatta Fs, privilegiando solo l'alta velocità e penalizzando il trasporto urbano. E così Enel per la politica energetica e gli aeroporti per le infrastrutture aeree; serve invece più Stato, più forza del governo nel dare indirizzi e programmi».
«Il trasporto pubblico locale e la rigenerazione urbana - ha spiegato il capo di gabinetto del Mit Mauro Bonaretti - sono tra le nostre priorità. Stiamo cercando di mettere mano alle politiche urbane". È fin qui tutto bene, almeno a livello di principio. Ma se passiamo agli impegni concreti il Mit si è presentato a mani vuote all'appuntamento con Urban@it.
«Il Cipu? - risponde Bonaretti - mi pare che non sia mai stato convocato, e nessuno lo vuole far davvero funzionare. Ma se vogliamo parlare di città noi al Mit siamo disponibili, e possiamo coordinare la partecipazione italiana ad Habitat III nel 2016» (il maxi vertice dell'agenzia Onu che dovrebbe disegnare un'Agenda urbana mondiale).
«Risorse per le politiche urbane? - dice Bonaretti - Io toglierei proprio di mezzo la questione risorse: i soldi ci sono, nei Por e nei Pon, il problema è che non abbiamo strategie, buoni programmi e la capacità di spenderli».
«Un soggetto nazionale che coordini le politiche ci vorrebbe, sono d'accordo - aggiunge poi - ma attenzione ad approcci troppo centralistici».
Dichiarazioni così vaghe, a pochi giorni dalla presentazione della Legge di Stabilità, non possono che denotare la mancanza di volontà del governo nel dare risorse, programmi e centralità alle politiche urbane.


© RIPRODUZIONE RISERVATA